Tutte le ipocrisie di Di Maio su una sconfitta annunciata


Se c’è una cosa che queste elezioni regionali in Umbria hanno dimostrato è l’incapacità tattica del politico Luigi Di Maio e l’incoerenza del Movimento 5 Stelle.

Il grillino si è scavato la fossa quel 22 settembre quando, a cinque giorni dalla chiusura delle liste, ha trovato con il Pd l’accordo sul candidato comune per la presidenza della Regione Umbria.

Vincenzo Bianconi sembrava essere la panacea di tutti mali, la spugna che cancella ogni peccato e ogni parola del passato. Il 22 ottobre il vicepremier pentastellato assicurava: “In Umbria vogliamo fare una cosa semplice ma fondamentale: dare voce alla società civile, ai cittadini. È finita l’epoca delle coalizioni finte, nate solo per spartirsi le poltrone, che un attimo dopo il voto si sgretolano lasciando la Regione e i cittadini in totale agonia”.

Avete letto bene? Aveva detto proprio così: “È finita l’epoca delle coalizioni finte”. Ma quindi quella con il Pd e Leu era una coalizione vera? Basta tornare indietro nel tempo per capire che le fondamenta che avrebbe dovuto tenere in piedi il patto era intrise di odio e ipocrisia.

Ma come? Non era Di Maio a tuonare così nell’aprile 2019 contro i dem: “Quel che è accaduto oggi in Umbria è molto grave, lo è soprattutto perché parliamo di sanità, della salute delle persone, su cui per anni la politica ha speculato senza mostrare vergogna. Dobbiamo togliere la sanità pubblica dalle mani dei partiti. Bisogna slegare le nomine negli ospedali dalla politica. Bisogna fare una legge per introdurre un sistema più meritocraticratico ed efficiente, con concorsi trasparenti”.

Qualche giorno dopo l’attacco era ancora più virulento e colpiva il segretario Pd, lo stesso segretario Pd che Di Maio abbraccerà qualche mese dopo: “Questa inchiesta si somma a una serie di autogol che ha fatto nei primi mesi la segreteria Zingaretti. È il momento di far andare avanti la legge su cui cerchiamo un accordo con la Lega per togliere alla politica regionale la facoltà di nominare i manager della Sanità”.

Passa un mese e sul blog M5s si verga una pergamena di critiche violente: “Ve lo ricordate lo scandalo Pd nella sanità umbra? Concorsi truccati per piazzare amici e parenti nella sanità pubblica, il direttore generale che al telefono diceva “se fossi intercettato verrebbero fuori 5 reati ogni ora”, le dimissioni della Governatrice Marini. Ed oggi cosa si viene a sapere? Il Partito democratico umbro ha deciso di salvare la poltrona della governatrice indagata. Proprio così, ci sono stati 11 voti favorevoli e otto contrari sulla mozione della maggioranza che chiedeva alla Marini di recedere dal suo atto. Il Pd di Zingaretti è completamente allo sbando! Sono rimasti tutti dove sono nonostante gli arresti di assessore e segretario Pd e le imbarazzanti intercettazioni. Il Partito Democratico non cambierà mai: questo è l’ennesimo affronto a migliaia di giovani che hanno viaggiato anche di notte con la speranza di poter vincere un concorso pubblico. È un insulto alle famiglie di questi ragazzi e ai loro sacrifici per farli studiare. Il Pd è rimasto il partito renziano, il partito che cerca la sponda di Cirino Pomicino e dei suoi amici, il partito che si allea in Europa con chi vuole imporci l’austerità. Non abbiamo nulla a che fare con loro”.

Le cronache di questi giorni fotografano una realtà diversa in cui l’unico filo conduttore che lega Pd e M5s è quella della sonora sconfitta.