Sicurezza, già si muove la Ue: “Verificheremo compatibilità”

Centosessanta sì, uno in meno della maggioranza assoluta al Senato. Matteo Salvini incassa l’approvazione definitiva del “suo” decreto Sicurezza bis.

“È una bella giornata, a prescindere dai numeri”, ha commentato ieri il leader della Lega, dando per scontato il via libera al decreto già al suo arrivo a Palazzo Madama per il voto. Così scontato che in serata ha deciso di lasciare il Senato poco dopo aver votato, mezz’ora prima della proclamazione. A Bruxelles, però, la Commissione europea non ha alcuna intenzione di mollare la presa. Tanto che, come fa trapelare l’agenzia Adnkronos, ha già fatto sapere che valuterà presenterà se le nuove norme sulla sicurezza siano compatibili con quelle europee.

Divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane per tutte quelle navi che recuperano i migranti irregolari nel Mediterraneo, con possibilità di multe e confische per chi viola la disposizione. Pene più severe per incidenti durante manifestazioni pubbliche e maggiori tutele per le forze dell’ordine. Giro di vite per le violenze nelle manifestazioni sportive. Sono questi i pilastri sui quali si regge il decreto Sicurezza bis, convertito definitivamente ieri sera dal Senato. Superato l’ostalo dei ribelli grillini (solo in cinque hanno, infatti, votato contro), Salvini deve ora fare i conti con l’Unione europea che farà di tutto per mettersi di traverso. Sotto la lente di ingrandimento della Commissione sono finite, in modo particolare, quelle norme pensate a contrastare l’immigrazione clandestina e a frenare le scorribande delle organizzazioni non governative. Lo scorso 17 luglio Bruxelles aveva già esortato gli Stati membri a “non criminalizzare” le Ong che operano nel Mediterraneo: “Nessuna forma di assistenza genuina ai migranti deve essere criminalizzata in virtù del diritto europeo”, aveva dichiarato il Commissario agli aiuti umanitari Christos Stylianides, durante un dibattito all’Europarlamento sul caso di Carola Rackete, il comandante della Sea Watch 3 che era entrata nel porto di Lampedusa con la forza arrivando addirittura a speronare una motovedetta della Guardia di Finanza (guarda il video).

Il decreto Sicurezza bis dà facoltà al ministro dell’Interno di limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nelle acque territoriali per motivi di ordine e sicurezza pubblica. In caso di violazione, da parte del comandante di una nave, sono previste la sanzione amministrativa pecuniaria, che può oscillare da un minimo di 150mila a un massimo di un milione di euro, e la confisca preceduta dal sequestro immediato dell’imbarcazione. Gli oneri di custodia delle imbarcazioni sottoposte a sequestro cautelare saranno, poi, imputati all’armatore e al proprietario della nave. Salvini ha fortemente voluto queste norme per far fronte al lasssismo dell’Unione europea che per anni ha lasciato all’Italia il peso della gestione degli sbarchi. Ora, però, si trova ad essere messo sotto esame dalla stessa Commissione europea che adesso vuole “analizzerà il decreto legge, così come adottato”, per verificare, come annunciato dai portavoce dell’esecutivo comunitario, Carlos Martín Ruíz de Gordejuela, “la sua compatibilità con la legge europea”.

Al di là di quella che sarà la “sentenza” della Commissione europea, Salvini ha già preso carta e penna e ha scritto al premier Giuseppe Conte per chiedergli di esportare a Bruxelles il modello proposto dal decreto Sicurezza bis “per ottenere quel salto di qualità nei rapporti di collaborazione sui rimpatri con i Paesi terzi, invocato da tutti gli Stati membri, ma ancora privo di concreti strumenti operativi”. Il punto, per il leader leghista, è (ancora una volta) cambiare le regole in Italia per andare poi a cambiarle anche in Europa. Un muro che non sarà affatto facile abbattere.

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