Chi aspettava ottobre per assistere a un ridimensionamento del numero degli sbarchi è rimasto deluso. Le condizioni meteo non sono state per adesso rigide, i trafficanti di migranti hanno avuto anche per questo mese un mare tutto sommato ideale per far salpare barconi verso la Sicilia.

Ieri a poche miglia da Lampedusa ad esempio un peschereccio è stato notato mentre trainava due barchini con a bordo 15 migranti. Scattata l’operazione, le motovedette della Guardia di Finanza sono riuscite a fermare il mezzo e ad arrestare il comandante, un tunisino di 39 anni con precedenti e ricercato dalla magistratura italiana, assieme a un componente dell’equipaggio di 50 anni.

I due sono adesso accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e già oggi compariranno ad Agrigento dinnanzi al Gip. L’imbarcazione invece è stata sequestrata. L’episodio dimostra come il fenomeno migratorio è ben marcato anche in questo mese e come nuovi sbarchi è possibile ancora aspettarseli. Così come possibile riscontrare tra i dati forniti dal ministero dell’Interno, ad ottobre sono approdati 3.331 migranti a fronte dei 2.017 dello stesso mese del 2019. Altri aumenti e altre impennate in grado di mostrare il trend al rialzo di questo 2020.

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Il metodo usato dagli scafisti

Nel confermare l’operazione che ha portato all’arresto dei due presunti trafficanti, la procura di Agrigento ha ribadito l’uso del metodo della nave madre per portare i migranti nel nostro Paese: “L’operazione della Guardia di Finanza – hanno dichiarato fonti della Procura all’Agi – ha confermato, ancora una volta, il sistema degli sbarchi con l’ausilio di una nave madre che simulava una battuta di pesca”.

Infatti i due tunisini arrestati, non appena intuito di essere stati scoperti, hanno iniziato a fingere di pescare provando in tal modo a farla franca. Ma il tentativo è stato inutile. I barchini con a bordo i migranti erano ancora nelle vicinanze ed è quindi risultato ben presto palese il reale motivo della presenza in zona del peschereccio.

La simulazione di una battuta di pesca non è certo una strategia nuova da parte degli scafisti. Così come non è una novità l’uso di una nave madre. Anzi, tale tecnica risulta utilizzata già da parecchio tempo. La procura di Agrigento da almeno tre anni studia la presenza di navi madri a largo delle coste per scoprire i dettagli della tratta tunisina.

Nell’estate del 2017, quella rimasta alla storia per essere stata la più pesante sul fronte degli sbarchi fantasma, diverse indagini hanno permesso di fare luce su questa tematica. Nel novembre del 2018, a seguito di una segnalazione di un mezzo aereo dell’operazione Frontex, la Guardia di Finanza ha inseguito un peschereccio il quale trainava un barchino con 68 migranti a bordo, ritrovati tutti ammassati nella stiva per non essere scoperti.

I barchini che giungono a Lampedusa oppure sulle coste trapanesi e agrigentine sono quasi sempre trainati fino a determinate miglia da navi madri. Grazie a pescherecci più potenti, gli scafisti possono evitare di arrivare a ridosso delle coste e quindi fare immediata retromarcia per tornare in Tunisia e riutilizzare in un secondo momento lo stesso mezzo.

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