Meloni al Senato: “Rischiosa l’intesa di Trump sul gasolio”. Poi irride la Sinistra

La presidente del Consiglio interviene in Parlamento alla vigilia del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre e difende la linea del governo sui principali dossier internazionali. Dura la replica sulle politiche per Kiev, mentre l’intesa tra Trump e Putin sul gasolio russo accende il confronto diplomatico. Al Senato passano due risoluzioni della maggioranza, ma il centrosinistra protesta e non partecipa al secondo voto.

Non una semplice informativa alla vigilia del Consiglio europeo, ma una giornata di scontro politico e diplomatico. Giorgia Meloni arriva in Parlamento per illustrare la posizione dell’Italia in vista del vertice europeo del 15 e 16 ottobre e trasforma il suo intervento in un confronto diretto con le opposizioni. Dalla guerra in Ucraina ai rapporti con Washington e Mosca, passando per il bilancio dell’Unione europea, il Pnrr e la presenza dei militari italiani in Arabia Saudita, la presidente del Consiglio difende le scelte dell’esecutivo e respinge le critiche degli avversari.

Il passaggio più delicato riguarda l’intesa sul gasolio russo annunciata dal presidente americano Donald Trump dopo il colloquio telefonico con Vladimir Putin. Meloni giudica la scelta «molto rischiosa» e avverte che potrebbe finire per legittimare Mosca. Parole che provocano una dura reazione russa, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky esprime pubblicamente gratitudine per il sostegno italiano.

Sul fronte interno, invece, la premier attacca il centrosinistra: «Da parte vostra sento solo improperi, insulti, tentativi di ridicolizzare il lavoro che cerchiamo di fare». Una dichiarazione che sintetizza il clima di una giornata segnata da polemiche, accuse reciproche e divisioni sulle risoluzioni parlamentari.

Ucraina, Meloni provoca le opposizioni: «Dimettetevi e ricandidatevi»

Il sostegno a Kiev è uno dei temi centrali del confronto parlamentare. Meloni rivendica la coerenza della posizione del governo con il programma elettorale del 2022 e contesta a una parte delle opposizioni di aver modificato il proprio orientamento sulla guerra a fine legislatura.

Nel corso della replica alla Camera, rispondendo a Laura Ravetto, la presidente del Consiglio afferma: «Quello che noi stiamo facendo sull’Ucraina è quello che c’è scritto nel nostro programma, con il quale ci siamo presentati al cospetto degli italiani nel 2022 e siamo stati eletti».

Poi l’affondo politico: «Sarebbe più credibile se rassegnaste le dimissioni e vi ricandidaste con le nuove tesi che sostenete».

Per la premier, il cambiamento di posizione degli avversari rischia di configurarsi come un caso di «trasformismo» parlamentare. Meloni respinge inoltre le accuse di voler trascinare l’Italia in guerra e ribadisce la propria linea: «Chi dice che siamo guerrafondai mente sapendo di mentire».

Il tema ucraino resta così al centro dello scontro, anche per le difficoltà delle forze politiche nel trovare una posizione comune sulle iniziative diplomatiche e sul futuro del sostegno a Kiev.

Trump e Putin, la critica di Meloni scatena la reazione di Mosca

A provocare nuove tensioni internazionali sono le parole della presidente del Consiglio sull’intesa relativa al gasolio russo annunciata da Trump. Meloni considera l’iniziativa rischiosa perché potrebbe contribuire a legittimare le posizioni di Mosca proprio mentre l’Europa continua a confrontarsi con le conseguenze della guerra.

La replica russa non si fa attendere. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, commenta con l’Ansa le dichiarazioni della premier usando toni durissimi: «Prima di tutto non sono affari suoi. Secondo, tornare alla frase uno».

Di segno opposto la reazione di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino ringrazia Meloni per il sostegno e per una posizione che definisce «chiara, inequivocabile e basata su principi».

In un messaggio pubblicato su X, Zelensky sottolinea l’importanza di riconoscere chi è l’aggressore e di costruire una pace «dignitosa e duratura», possibile, secondo il leader ucraino, soltanto attraverso la forza e gli sforzi congiunti per la sicurezza.

Il confronto conferma la delicatezza degli equilibri diplomatici tra Stati Uniti, Russia e Unione europea. Per il governo italiano, la sfida consiste nel mantenere una posizione coerente sul sostegno all’Ucraina senza sottovalutare le conseguenze delle iniziative internazionali promosse da Washington.

«Prima mettete d’accordo Magi e Fratoianni»: l’ironia sulla sinistra

Meloni non risparmia le opposizioni neppure sul terreno dell’unità politica. La premier ironizza sulle difficoltà del centrosinistra nel trovare una sintesi comune e paragona questa divisione alla complessità di un eventuale accordo diplomatico tra Trump e Putin.

«Sono certa che voi sareste in grado di fare meglio, sono certa che portereste pace, prosperità, che mettereste tutti d’accordo», afferma rivolgendosi agli avversari, prima di aggiungere: «Prima di provare a mettere d’accordo Putin e Trump, provate a mettere d’accordo Magi e Fratoianni in un’unica risoluzione».

Il riferimento è alle distanze tra le diverse componenti dell’opposizione, emerse anche durante il dibattito parlamentare sulla politica estera.

La presidente del Consiglio torna poi ad attaccare il Movimento 5 Stelle, accusando i suoi esponenti di ricorrere agli insulti invece di presentare proposte alternative.

«Questi insulti non coprono la difficoltà del vostro posizionamento e la pochezza delle vostre soluzioni», dichiara rivolgendosi alla senatrice pentastellata Alessandra Maiorino.

E aggiunge che gli italiani non sarebbero rassicurati dalla «lotta nel fango» nella quale, secondo la premier, le opposizioni vorrebbero trascinare il Parlamento.

Due risoluzioni della maggioranza, il centrosinistra non partecipa al voto

La tensione politica si riflette anche nelle votazioni al Senato. Le risoluzioni presentate dalla maggioranza in occasione delle comunicazioni della presidente del Consiglio vengono approvate entrambe, ma il secondo testo diventa motivo di una dura contestazione da parte del centrosinistra.

La prima risoluzione ottiene 104 voti favorevoli, 61 contrari e 4 astensioni. La risoluzione numero 6, aggiunta sul tema dell’Ucraina, passa invece con 108 voti favorevoli, 2 astensioni e un voto contrario.

Prima della seconda votazione, le opposizioni annunciano che non parteciperanno al voto, contestando le modalità di presentazione del nuovo documento.

«Per noi la risoluzione 6 non è assolutamente votabile», spiega il capogruppo del Partito democratico Francesco Boccia. Secondo il senatore, consentire quella procedura rischierebbe di creare un precedente, permettendo di presentare una nuova risoluzione quando il dibattito è ormai concluso e i pareri stanno per essere espressi.

Le opposizioni chiedono quindi di non procedere al voto, sostenendo che il contenuto del secondo testo fosse già assorbito nella prima risoluzione.

Il senatore dem Filippo Sensi parla di una vicenda che mette in evidenza le contraddizioni della maggioranza sulla politica per l’Ucraina. La doppia votazione diventa così uno dei passaggi più controversi della giornata, facendo emergere tensioni politiche e procedurali su un tema particolarmente delicato.

Militari italiani in Arabia Saudita, Meloni apre a un nuovo voto parlamentare

Tra gli altri dossier affrontati dalla premier c’è il ridislocamento dei militari italiani dall’Iraq all’Arabia Saudita, in un contesto regionale segnato dalle tensioni con l’Iran.

Rispondendo al senatore del Partito democratico Alessandro Alfieri, Meloni sostiene che il governo abbia rispettato quanto previsto dalla risoluzione parlamentare del 5 marzo sul sostegno ai Paesi del Golfo attaccati da Teheran.

«Tecnicamente abbiamo seguito tutto quello che c’era da fare sul piano regolamentare», afferma la presidente del Consiglio.

La premier si dice tuttavia disponibile a un ulteriore passaggio parlamentare, qualora fosse necessario approfondire la questione.

«Penso che il ministro Crosetto non abbia alcuna difficoltà, se necessario, a tornare in Parlamento e fare una valutazione più complessiva, avere anche un voto, un mandato parlamentare», dichiara.

Un’apertura che mira a ribadire il rispetto delle procedure seguite dal governo, lasciando al tempo stesso spazio a un nuovo confronto istituzionale sulla presenza militare italiana nella regione.

Ilva, Pnrr e bilancio europeo: le altre questioni sul tavolo

Nel suo intervento, Meloni affronta anche i temi economici e industriali, rivendicando la linea del governo sul bilancio dell’Unione europea e sulla gestione dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

La premier sostiene la necessità di un bilancio europeo senza nuove tasse e chiede più tempo per i rimborsi legati al Pnrr, inserendo queste richieste nella più ampia discussione sul futuro dell’Unione e sul ruolo dell’Italia nelle trattative comunitarie.

Sul fronte industriale, invece, il confronto si concentra sull’Ilva. Stefano Patuanelli, esponente del Movimento 5 Stelle ed ex ministro, contesta le dichiarazioni della premier sui presunti patti parasociali secretati.

Patuanelli sostiene che nell’accordo di coinvestimento da lui sottoscritto durante il precedente incarico di governo non esistano patti parasociali segreti e invita Meloni a rendere pubblici gli eventuali documenti in suo possesso.

Le polemiche mostrano come lo scontro parlamentare non riguardi soltanto la politica estera, ma coinvolga anche questioni industriali ed economiche ancora centrali per il Paese.

Renzi attacca Meloni sull’Europa: «Se è un disastro, lei ha fallito?»

Anche Matteo Renzi interviene nel dibattito, concentrando le proprie critiche sul rapporto tra la premier e le istituzioni europee.

Il leader di Italia Viva contesta quella che considera una contraddizione nella narrazione politica di Meloni: da una parte l’Europa viene descritta come un sistema burocratico che produce problemi e deve essere profondamente cambiato; dall’altra, la presidente del Consiglio rivendica il peso e i risultati ottenuti dal proprio governo a Bruxelles.

«Allora, delle due l’una: o l’Europa è questo disastro che la presidente racconta e allora in questi quattro anni che lei è andata a Bruxelles, lei ha fallito in Europa?», domanda Renzi.

Una critica che riporta l’attenzione sui risultati concreti dell’azione italiana in sede comunitaria, proprio alla vigilia di un vertice destinato ad affrontare questioni decisive per il futuro dell’Unione.

Dopo il voto, Meloni al Quirinale da Mattarella

Conclusi i lavori parlamentari e le votazioni sulle risoluzioni, Giorgia Meloni lascia l’Aula del Senato per raggiungere il Quirinale, dove è attesa per la tradizionale colazione con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla vigilia del Consiglio europeo.

La giornata si chiude così dopo ore di confronto acceso, con una maggioranza che difende la propria linea sui principali dossier internazionali e un’opposizione che denuncia contraddizioni e limiti nella strategia del governo.

Il vertice europeo del 15 e 16 ottobre rappresenterà ora il banco di prova per le posizioni espresse dalla premier in Parlamento. Sul tavolo ci sono il sostegno all’Ucraina, i rapporti con gli Stati Uniti e la Russia, la sicurezza del Golfo, il bilancio comunitario e il futuro del Pnrr.

Questioni che vanno ben oltre lo scontro tra maggioranza e opposizioni e che saranno decisive per misurare il peso diplomatico dell’Italia in una fase internazionale particolarmente delicata.