“Riecco il reddito di cittadinanza”: il piano per tornare a un sussidio universale per gli italiani

Il Movimento 5 Stelle rilancia il tema del sostegno universale al reddito e rimette al centro del proprio programma una misura destinata a riaprire il confronto politico sulla lotta alla povertà. L’idea viene presentata come “Reddito 2.0” e punta, nelle intenzioni del Movimento, a superare l’attuale distinzione tra chi può lavorare e chi viene considerato più lontano dal mercato del lavoro.

Si tratta, al momento, di una proposta politica e non di una misura già approvata. Il progetto dovrà infatti essere discusso all’interno del confronto con le altre forze del campo progressista.

Il progetto del Movimento

Il punto centrale della proposta è l’allargamento della platea dell’attuale Assegno di inclusione anche alle persone considerate occupabili.

Oggi l’ADI è destinato ai nuclei familiari nei quali sia presente almeno un componente minorenne, con disabilità, con almeno 60 anni oppure in una condizione di svantaggio certificata. La normativa prevede inoltre specifici requisiti economici e patrimoniali.

Il progetto del M5S punta invece a superare questa impostazione, riportando nella platea del sostegno anche chi è in età lavorativa ma non riesce a trovare un’occupazione.

L’obiettivo dichiarato è costruire uno strumento più ampio di contrasto alla povertà, mantenendo però obblighi legati alla formazione e all’attivazione lavorativa.

Gli obblighi per chi può lavorare

Nella proposta illustrata dal Movimento, l’accesso al sostegno per gli occupabili sarebbe accompagnato da precisi impegni.

Tra questi figurerebbero la partecipazione a progetti utili alla collettività e la sottoscrizione di un patto per la formazione e il lavoro con i servizi competenti.

La logica sarebbe quindi quella di affiancare al sostegno economico un percorso di attivazione, con l’obiettivo di evitare che il sussidio rimanga esclusivamente una forma di trasferimento monetario.

Il tema dell’incentivo all’occupazione entrerebbe inoltre nella proposta attraverso un beneficio destinato alle imprese che assumono un percettore della misura.

Quanto varrebbe il nuovo sussidio

Per quanto riguarda gli importi, la proposta del M5S si muoverebbe, secondo le anticipazioni, sulla struttura economica dell’attuale Assegno di inclusione.

La normativa oggi prevede un’integrazione del reddito familiare fino a 6.500 euro annui, moltiplicata per il parametro della scala di equivalenza. A questa può aggiungersi, per le famiglie in affitto, un contributo fino a 3.640 euro annui. Gli importi sono stati aggiornati con la normativa entrata in vigore dal 2025.

Non si tratterebbe quindi di ripristinare automaticamente il vecchio Reddito di cittadinanza nella sua forma originaria, ma di utilizzare l’attuale sistema dell’ADI come base per una misura con una platea più ampia.

Anche i requisiti economici resterebbero un elemento centrale. Dal 2026, inoltre, sono cambiate alcune regole di calcolo dell’ISEE per l’accesso all’ADI e ad altre prestazioni di inclusione, con condizioni più favorevoli per determinate famiglie.

Reddito di cittadinanza e Assegno di inclusione: cosa cambia

Il confronto tra le due misure è inevitabile.

Il Reddito di cittadinanza, introdotto nel 2019, aveva una platea più ampia rispetto all’attuale Assegno di inclusione. Dal 2024 il sistema è stato sostituito da due strumenti distinti: l’ADI e il Supporto per la formazione e il lavoro.

Quest’ultimo è rivolto alle persone occupabili e prevede, nella disciplina attuale, un’indennità mensile di 500 euro, collegata alla partecipazione alle attività previste dal percorso di attivazione. La misura può essere prorogata in determinate condizioni.

La proposta del M5S punta quindi a riunificare, almeno sul piano della platea, le due impostazioni, portando anche gli occupabili all’interno del principale strumento di sostegno al reddito.

Il confronto nel campo largo

È proprio questo uno dei punti destinati a creare discussione tra le forze di opposizione.

Il ritorno a una misura universale di sostegno al reddito rappresenta infatti una delle proposte caratterizzanti del Movimento, ma dovrà essere confrontato con le posizioni degli altri partiti del campo progressista.

Il M5S ha avviato nel 2026 il percorso NOVA, dedicato alla costruzione condivisa del proprio programma di governo e alla raccolta di proposte provenienti da cittadini, territori e società civile.

Il Reddito 2.0 si inserisce dunque in una fase nella quale il Movimento sta definendo le proprie priorità programmatiche in vista dei prossimi appuntamenti politici.

Una proposta che riapre il confronto sulla povertà

Il ritorno del tema del Reddito di cittadinanza riporta al centro del dibattito una delle questioni più divisive degli ultimi anni: quale debba essere il rapporto tra sostegno economico, contrasto alla povertà e politiche per l’occupazione.

Da una parte c’è l’attuale modello, che distingue tra nuclei destinatari dell’ADI e persone occupabili inserite nel percorso del Supporto per la formazione e il lavoro. Dall’altra, la proposta del M5S mira a una misura più ampia, nella quale anche chi è considerato occupabile possa ricevere un sostegno economico, a fronte di obblighi di attivazione.

Il Reddito 2.0, dunque, non è ancora una legge né una misura operativa. È una proposta che il Movimento vuole portare al centro del confronto programmatico e che potrebbe diventare uno dei temi più delicati del dialogo tra le forze del campo progressista.