
Il caso di Caronia continua a essere caratterizzato da una ricostruzione giudiziaria che, nel corso degli anni, è stata affiancata dalle numerose contestazioni avanzate dalla famiglia.
Il corpo di Viviana venne individuato dopo 5 giorni, mentre i resti del bambino furono ritrovati il 19 agosto, a distanza di alcune centinaia di metri. La Procura di Patti esaminò la dinamica dell’episodio e i risultati degli accertamenti medico-legali.
Il procedimento arrivò quindi alla richiesta di archiviazione, accolta il 10 novembre 2021 dal gip Eugenio Aliquò con un provvedimento di 495 pagine. Secondo la ricostruzione giudiziaria, Viviana, in una condizione di fragilità psicologica, avrebbe tolto la vita al figlio per poi raggiungere un traliccio e compiere un gesto estremo.

La famiglia Mondello ha però continuato a contestare questa ricostruzione. Tra gli elementi richiamati da Daniele Mondello ci sono innanzitutto le analisi tossicologiche, che secondo quanto riportato avrebbero escluso benzodiazepine e sostanze stupefacenti nel sang*e e nei capelli di Viviana. Il marito ha inoltre sottolineato che la donna non assumeva psicofarmaci e ha messo in discussione il collegamento tra i precedenti episodi d’ansia e la ricostruzione della Procura.
Altri dubbi riguardano il traliccio: secondo i consulenti della famiglia, sarebbe stato difficile per una donna minuta arrampicarsi con un bambino di quattro anni. Viene inoltre contestata l’assenza di tracce biologiche, impronte o altri segni sul pilone, così come la posizione del corpo di Viviana e la distanza dal ritrovamento di Gioele. Infine, la famiglia richiama la particolare colorazione rosata dei denti, il cosiddetto “pink teeth”, presente secondo i consulenti su entrambi. Tale elemento viene da loro interpretato come compatibile con un’asfissia da annegamento. L’archiviazione resta infatti il punto fermo dell’inchiesta, mentre i familiari continuano a chiedere ulteriori approfondimenti.
