Gli ultimi accertamenti permettono di escludere una possibile esposizione, chiarendo uno degli aspetti rimasti più incerti finora.
Il nuovo risultato rafforza precedenti verifiche e offre agli investigatori un dato più solido, ottenuto attraverso analisi specialistiche.
Restano però da chiarire molti passaggi della vicenda, compresi il momento decisivo e le circostanze in cui tutto avrebbe avuto origine.
Le analisi effettuate al Robert Koch Institute di Berlino hanno escluso che Gianni Di Vita e la figlia Alice siano entrati in contatto con la ricina. I campioni erano stati prelevati il primo luglio e gli esperti hanno cercato anche eventuali anticorpi prodotti dall’organismo in risposta alla sostanza. L’esito negativo conferma precedenti test eseguiti a Pavia e rappresenta un nuovo tassello dell’inchiesta.
La ricina era stata invece individuata negli accertamenti relativi ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte tra il 27 e il 28 dicembre dopo il ricovero al Cardarelli di Campobasso. La Procura di Larino procede per duplice omicidio premeditato a carico di ignoti. Resta da stabilire chi abbia somministrato la sostanza e in quali circostanze, mentre il risultato di Berlino esclude l’esposizione del marito e della figlia superstite.


