Avvelenate dalla ricina: l’esito dei test da Berlino

Un risultato inatteso cambia ancora una volta il quadro e apre un nuovo scenario.

Dopo settimane di dubbi, arrivano finalmente analisi decisive capaci di sostenere una ipotesi importante.

Il responso modifica il peso di alcuni sospetti e rende la vicenda ancora più complessa da ricostruire, tra domande irrisolte.

Gli investigatori continuano a lavorare mentre emerge un elemento sorprendente destinato a incidere sulle prossime verifiche.

Ora l’inchiesta affronta una svolta significativa, ma resta ancora lontana una verità definitiva.

Gli ultimi accertamenti permettono di escludere una possibile esposizione, chiarendo uno degli aspetti rimasti più incerti finora.

Il nuovo risultato rafforza precedenti verifiche e offre agli investigatori un dato più solido, ottenuto attraverso analisi specialistiche.

Restano però da chiarire molti passaggi della vicenda, compresi il momento decisivo e le circostanze in cui tutto avrebbe avuto origine.

Le analisi effettuate al Robert Koch Institute di Berlino hanno escluso che Gianni Di Vita e la figlia Alice siano entrati in contatto con la ricina. I campioni erano stati prelevati il primo luglio e gli esperti hanno cercato anche eventuali anticorpi prodotti dall’organismo in risposta alla sostanza. L’esito negativo conferma precedenti test eseguiti a Pavia e rappresenta un nuovo tassello dell’inchiesta.

La ricina era stata invece individuata negli accertamenti relativi ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte tra il 27 e il 28 dicembre dopo il ricovero al Cardarelli di Campobasso. La Procura di Larino procede per duplice omicidio premeditato a carico di ignoti. Resta da stabilire chi abbia somministrato la sostanza e in quali circostanze, mentre il risultato di Berlino esclude l’esposizione del marito e della figlia superstite.