Pescatori liberati, Conte e Di Maio ricevuti in Libia da Haftar. Ma il suo governo non è riconosciuto da nessuno


 

Troppi misteri dietro il viaggio a Bengasi di Giuseppe Conte. Il premier, in modo del tutto irrituale, è volato con Luigi Di Maio in Libia per riportare a casa i pescatori di Mazara del Vallo. Questo almeno all’apparenza. Perché in tanti hanno visto nella “passerella” del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri qualcosa di più malizioso. Dopo 108 giorni di immobilismo le critiche dell’opposizioni, e non, sono tante. “L’operazione è stata portata avanti dai Servizi, non dalla politica. In queste operazioni servono cautela e riservatezza”, ha commentato la notizia Matteo Salvini. A fare eco al leader della Lega anche il presidente del Copasir, il leghista Raffaele Volpi: “Il presidente Conte e il ministro Di Maio, dopo oltre tre mesi di immobilismo, volano in Libia per la solita indecente passerella, che non cancellerà l’incapacità dimostrata in questa vicenda”.

Eppure i sospetti si fanno anche più pesanti. Solitamente operazioni di questo calibro – spiega l’Huffingtonpost – vengono svolte sul campo dal personale diplomatico e agenti dei Servizi e non dai rappresentanti di governo, che in genere accolgono gli ostaggi liberati all’aeroporto militare di Ciampino. Il rapimento di Silvia Romano ne è un esempio.

Ma c’è di più. Di Maio e Conte, una volta atterrati, sono stati accolti dal generale Haftar, il cui governo non è riconosciuto ufficialmente dalla comunità internazionale che ha invece ‘puntato’ sull’esecutivo di Tripoli, guidato da Fayez al Serraj e riconosciuto dall’Onu. “Il fatto che un presidente del Consiglio e un ministro degli Esteri si siano mossi per andare a sancire la liberazione da un generale, il generale Khalifa Haftar, che non ha alcun riconoscimento internazionale o che non dovrebbe averne, è naturalmente il prezzo implicito che abbiamo pagato per risolvere questa situazione”, dice all’Adnkronos Arturo Varvelli dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr).

Infine, ironia della sorte, proprio oggi Emmanuel Macron è risultato positivo al coronavirus. Tutti i leader europei che hanno incontrato il presidente francese si sono messi in auto-isolamento. Tutti tranne uno, perché Conte ha preferito partire per la Libia.