Il calcio italiano è affranto, dopo l’ennesimo grave lutto che lo ha colpito. Sono minuti di silenzio, raccoglimento e lacrime, questi, per un altro grande campione che ci ha lasciati.
In un’estate già caratterizzata da troppe perdite, ancora una volta, i tifosi devono fare i conti con una notizia giunta come un fulmine a ciel sereno, che sta correndo veloce sui siti d’informazione.
Numerosi i messaggi di cordoglio, mentre ci si stringe ai familiari, ricordando le sue eroiche gesta sul campo. Purtroppo ci ha lasciati ma quello che è stato capace di regalarci è senza tempo.
Il calcio italiano dice addio a Giuseppe “Pippo” Marchioro, scomparso all’età di 90 anni. Una notizia che ha suscitato commozione tra gli appassionati e in tutte le città che hanno avuto il privilegio di conoscerlo da vicino. La sua storia è quella di un uomo che ha dedicato l’intera esistenza al pallone, vivendo ogni esperienza con entusiasmo e grande professionalità. Nato a Milano, Marchioro si mise in luce inizialmente come attaccante. La sua avventura più significativa da calciatore fu quella con il Varese, formazione che contribuì a trascinare dalla Serie C fino alla Serie A tra il 1962 e il 1964. Un’impresa che rappresentò l’inizio di un percorso destinato a lasciare un segno profondo nel calcio italiano.Conclusa la carriera sul terreno di gioco, iniziò quella da allenatore, rivelandosi ben presto uno dei tecnici più preparati della sua generazione. Ovunque arrivasse riusciva a creare un rapporto speciale con ambiente e tifoseria, costruendo squadre competitive e conquistando risultati che ancora oggi vengono ricordati con orgoglio.
Il capolavoro più celebre porta la firma di Giuseppe “Pippo” Marchioro sulla panchina del Cesena, guidato nella stagione 1975-1976 alla storica qualificazione in Coppa Uefa, uno dei traguardi più prestigiosi della società romagnola. Successivamente centrò due promozioni consecutive con il Como, vincendo la Serie C1 nel 1978-79 e la Serie B nel 1979-80. Alla Reggiana festeggiò altre due promozioni, mentre con l’Alessandria conquistò la Coppa Italia Semiprofessionisti nel 1973. Nel suo curriculum compare anche una breve esperienza al Milan, conclusa dopo quindici partite.Il legame più profondo, però, rimase quello con Cesena, città nella quale aveva scelto di vivere insieme alla figlia Letizia Marchioro. Qui era diventato un punto di riferimento, apprezzato non solo per i risultati ottenuti, ma anche per le sue qualità umane. Con la morte di Giuseppe “Pippo” Marchioro il calcio perde uno dei suoi interpreti più autentici, protagonista di un’epoca in cui il rapporto tra allenatori, società e tifosi era costruito soprattutto sulla fiducia, sul rispetto e sulla passione


