Roma, 6 nov – Il Covid-19 è “una malattia normale” e a morire sono quasi esclusivamente “i vecchi”, per lo più ultraottantenni, con almeno tre o quattro patologie pregresse. Non sono le parole pronunciate da qualche pericoloso “negazionista” o da un ricercatore indipendente, ma da il professor Roberto Bernabei, direttore del Dipartimento Scienze dell’invecchiamento del Policlinico Universitario Gemelli e membro dell’ormai famoso Cts,ovvero il Comitato tecnico scientifico che orienta le decisioni del governo.

“Muoiono quasi solo i vecchi”

Intervistato da Corrado Formigli a Piazzapulita, alla domanda “chi muore di Covid?”, Bernabei ha risposto così: “I contagiati sono tra 0 e 40 anni il 32%, i contagiati tra 40 e 70 sono il 42%, rimane un 25% che sono gli over 70. Questo 25% fa il 90% dei morti, cioè muoiono quasi solo i vecchiL’età media dei deceduti supera 80 anni e in più c’hanno già 3 malattie. Si muore di Covid perché c’hai diabete, ipertensione, insufficienza renale, fibrillazione atriale e lo scompenso di circolo, queste sono le malattie più candidate, che sono malattie della cronicità e della fragilità. Quando ci fu ondata di calore in Italia nel 2003 morivano esattamente le stesse persone: ultraottantenni con le stesse patologie”. Formigli prova a puntualizzare: “Ne morirono di meno però”, e Bernabei risponde “ne morirono 5 mila”.

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Il primo intervento di Bernabei – Video

“Una malattia “normale”

Su oltre 35 mila morti solo 90 hanno meno di 40 anni e solo 14 non avevano patologie pregresse”, prosegue Bernabei. “Tutti gli altri avevano neoplasie, obesità morbigena, psichiatrici gravi, anche lì la comorbilità è un pezzo importante. Poi è chiaro che nelle statistiche c’è sempre quello che non aveva nulla. Sullo 0,2%, che sono i morti sotto i 40 anni, ci sono 14 soli di cui non siamo riusciti a spiegarci perché sono morti, perché erano sani”.

Formigli prova a replicare: “Eppure prof in terapia intensiva ci vanno anche i giovani giusto?”. Bernabei risponde: “Certo che ci vanno anche i giovani, ma è la caratteristica di questa malattia e per questo per certi versi siamo ancora tranquilli perché le terapie intensive non sono intasate. Il passaggio in terapia intensiva, ma anche nel reparto normale e anche rimanere a casa con un minimo di presidi, evita fatti gravi perché sappiamo ormai curarli. Se questa malattia fucila i vecchi ed è molto grave, però è una malattia normale. Malattie infettive purtroppo aggrediscono i più fragili”.

Il secondo intervento di Bernabei – Video

 

ilprimatonazionale.it

 

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