Il Papa: “Qualche politico merita insulti, ma preghiamo per loro”

Papa Francesco, nell’omelia mattutina pronunciata durante la classica celebrazione a Santa Marta, ha parlato dell’atteggiamento che i cattolici devono avere nei confronti di coloro che si occupano di reggere le sorti del mondo.

Dopo il monito sulla pericolosità del populismo, insomma, Jorge Mario Bergoglio ha posto ancora l’accento sulla politica.

Spicca, tra le varie considerazioni presentate dal Santo Padre, quella secondo cui, nonostante qualche politico, vescovo o sacerdote sia in qualche modo responsabile degli insulti che gli vengono inoltrati, un cattolico debba comunque pregare affinché quell’esponente venga benedetto dall’Alto. La misericordia non conosce eccezioni.

“Qualcuno se lo merita”, ha detto il pontefice argentino, riferendosi agli insulti, appunto, che vengono scagliati verso i politici, certo, ma anche verso alcuni vescovi e consacrati della Chiesa cattolica. L’ex arcivescovo di Buenos Aires ha utilizzato l’espressione “rosario di insulti”. Ma questo è un dato che può passare in secondo piano. Perché un politico ha “la responsabilità di condurre il Paese”. Quindi, come riportato dall’Agi, il Papa ha domandato agli astanti:”Lo lasciamo solo, senza chiedere che Dio lo benedica?”. La risposta è implicita: nessuno deve essere lasciato solo.

Poi Jorge Mario Bergoglio ha continuato, mettendo in evidenza come i governanti non siano troppo spesso oggetto di preghiera. Il Papa pensa che questo atteggiamento debba cambiare: “Pregare per i politici di tutti i colori, tutti! Pregare per i governanti; e anche i governanti, responsabili della vita di un Paese, devono pregare per il loro popolo”, ha ammonito il vescovo di Roma nel corso della predica, in cui ha quindi rimarcato come non debbano esistere differenze di parte in materia di preghiera. Pure perché pregare, in fin dei conti, ha a che fare con lo “spirito patriottico” di una nazione:”Sembra che lo spirito patriottico – ha aggiunto il Santo Padre – non arrivi alla preghiera ma alle squalificazioni, all’odio, alle liti… e finisce così”.

La dialettica, invece, dovrebbe occupare uno spazio centrale: “Si deve discutere e questa è la funzione di un Parlamento, si deve discutere ma non annientare l’altro. Anzi, si deve pregare per l’altro, per quello che ha un’opinione diversa dalla mia”, ha concluso il pontefice, come si apprende dall’Adnkronos.

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