Le prime operazioni di cantiere attorno al complesso sportivo del San Siro hanno segnato l’avvio di una fase molto discussa, con interventi preliminari che hanno modificato alcune strutture storiche e acceso il confronto pubblico. I residenti in zona hanno notato recinzioni, scavi e una ruspa che ha completamente demolito la storica biglietteria Sud, arretrando uno dei gate di ingresso allo stadio. Questo è uno dei primi interventi propedeutici alla costruzione del nuovo impianto di Inter e Milan, dunque il primo passo, seppur simbolico, verso l’addio al vecchio San Siro e all’inizio del nuovo, i cui cantieri principali dovrebbero partire tra il 2026 e il 2027 per concludersi nel 2031.
E le polemiche, già con l’inizio delle prime demolizioni, non sono tardate ad arrivare. Il consigliere comunale Enrico Fedrighini ha sollevato dubbi sulla mancanza di cartellonistica e trasparenza, denunciando lavori visibili ma poco documentati, mentre Alessandro Giungi del Partito Democratico ha criticato la gestione istituzionale dell’intera operazione.
Le società calcistiche Inter e Milan hanno replicato affermando la piena regolarità delle attività, spiegando che la SCIA è stata depositata e che l’area, ormai privatizzata, ospiterà soluzioni provvisorie per gli accessi. Parallelamente, la chiusura del Parco dei Capitani ha sollevato ulteriori interrogativi dopo la comparsa di possibili contaminazioni, nonostante precedenti documentazioni comunali indicassero condizioni ambientali ritenute sicure.
Il TAR Lombardia ha analizzato in un’unica udienza cinque ricorsi presentati da comitati civici e associazioni guidate dall’avvocata Veronica Dini, contrari alla vendita dell’area e alla demolizione dello storico impianto. Le parti in causa, tra cui Comune e club coinvolti, hanno chiesto il rigetto dei ricorsi ritenendoli infondati, mentre i giudici amministrativi si pronunceranno entro sessanta giorni
Una decisione considerata cruciale potrebbe influenzare l’intero cronoprogramma dei lavori, determinando eventuali rallentamenti o conferme definitive per il progetto futuro. Nel caso di ulteriori impugnazioni, la vicenda potrebbe proseguire fino al Consiglio di Stato, mantenendo aperta l’incertezza sul destino dell’intero progetto e sulle tempistiche di realizzazione del nuovo impianto sportivo con possibili effetti anche sulle scelte urbanistiche e sugli equilibri tra istituzioni e società sportive coinvolte nel prossimo futuro immediato attuale.


