“Cos’è successo davvero”. Fakir morto a Bologna, la scoperta soltanto ora

Ogni minuto può diventare decisivo quando una persona perde la vita durante un intervento delle forze dell’ordine. È da questo principio che prende forma l’inchiesta della Procura sulla morte di Fakir, cittadino marocchino di 42 anni deceduto nel quartiere Pilastro durante un intervento della polizia. Gli investigatori stanno ricostruendo con precisione la sequenza degli eventi, incrociando filmati, testimonianze, registrazioni delle chiamate al 112 e accertamenti medico-legali per comprendere cosa sia realmente accaduto e verificare il rispetto delle procedure operative.

La cronologia degli eventi

Secondo gli atti acquisiti dagli inquirenti, la prima richiesta di intervento al 112 è arrivata alle 11.59 e 26 secondi. L’ambulanza è stata inviata alle 12.17, mentre il decesso del 42enne è stato constatato alle 12.53 da un medico del 118, dopo i tentativi di rianimazione effettuati dal personale della Croce Rossa.

Sono quindi 54 i minuti sui quali si concentra l’attenzione della magistratura, chiamata a ricostruire ogni fase dell’intervento e a chiarire eventuali responsabilità.

Le immagini al centro dell’inchiesta

Tra gli elementi ritenuti più importanti figurano i video registrati durante l’intervento. La Procura ha acquisito un filmato di 5 minuti e 20 secondi, realizzato da un residente dall’alto di un edificio e successivamente diffuso sui social network e dagli organi di informazione.

A questo materiale si aggiungeranno le registrazioni della bodycam indossata da uno dei due agenti intervenuti e altri video girati con telefoni cellulari dalle persone presenti nella zona. Le immagini saranno analizzate insieme alle registrazioni delle chiamate di emergenza per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.

L’allarme dei residenti

L’intervento delle forze dell’ordine era stato richiesto da alcuni abitanti del quartiere. Secondo la ricostruzione finora disponibile, Fakir si trovava nella zona per far visita ad alcuni parenti quando avrebbe iniziato a urlare e a inveire contro una persona intenta a parcheggiare la propria auto in un’autorimessa.

Nella telefonata al 112, resa nota dal Tg1, un passante descrive un uomo che colpiva i basculanti dei garage, urlava chiedendo aiuto e sosteneva che qualcuno volesse ucciderlo. Lo stesso testimone riferisce anche che, dopo essersi agitato, l’uomo si era seduto su una scalinata.

Quando gli agenti arrivano sul posto, secondo quanto emerge dagli atti, richiedono anche l’intervento del 118 parlando di una situazione riconducibile a una possibile crisi psichiatrica.

Il nodo dei soccorsi sanitari

Uno dei punti più delicati dell’inchiesta riguarda la gestione dell’intervento sanitario.

Nel video acquisito dalla Procura si vedono quattro volontari della Croce Rossa presenti sul posto che, secondo quanto spiegato dall’organizzazione, non sarebbero intervenuti immediatamente perché le procedure operative prevedono di attendere il via libera delle forze dell’ordine prima di avvicinarsi a una persona ancora in fase di contenimento.

L’ambulanza inviata era inoltre priva di medico a bordo, circostanza che impediva l’eventuale somministrazione di farmaci. Per questo motivo alle 12.36 è stata richiesta un’automedica, partita dall’ospedale Maggiore alle 12.42.

Tra gli aspetti che gli investigatori dovranno chiarire vi è anche la classificazione iniziale dell’intervento. La richiesta era infatti stata gestita con un codice verde, scelta che ha comportato l’invio di un equipaggio composto esclusivamente da volontari. Quando il medico è arrivato sul posto, però, le condizioni del 42enne erano ormai gravemente compromesse e poco dopo ne è stato constatato il decesso.

Le immagini degli ultimi minuti

Il filmato acquisito dagli inquirenti mostra Fakir immobilizzato a terra in posizione prona mentre due agenti lo bloccano. Nel corso delle immagini l’uomo smette progressivamente di urlare e di chiedere aiuto fino a rimanere immobile. Successivamente vengono immobilizzati anche i piedi mediante fascette.

Sarà compito della Procura verificare se le modalità del contenimento siano state conformi ai protocolli previsti e se possano aver avuto un ruolo nell’evoluzione della vicenda.

Il ruolo del giovane presente sul posto

Gli investigatori stanno cercando di chiarire anche il ruolo di un giovane che compare nel video e che, secondo alcune testimonianze raccolte nel quartiere, avrebbe aiutato gli agenti durante il contenimento del 42enne.

Diversi residenti sostengono che sarebbe stato lo stesso personale di polizia a chiedergli assistenza. L’uomo, identificato da alcuni abitanti della zona come un residente del quartiere originario dell’ex Jugoslavia, verrà ascoltato insieme agli altri testimoni presenti al momento dell’intervento.

Un’inchiesta su più fronti

L’indagine prosegue attraverso l’analisi congiunta di immagini, testimonianze, registrazioni telefoniche e accertamenti medico-legali. Solo la ricostruzione completa della cronologia degli eventi consentirà di stabilire cosa sia realmente accaduto negli ultimi minuti di vita di Fakir e se tutte le procedure operative, sia da parte delle forze dell’ordine sia dei soccorritori, siano state rispettate.

La Procura punta ora a ricomporre ogni tassello della vicenda per fornire risposte ai numerosi interrogativi ancora aperti e accertare eventuali responsabilità.