Ceuta divide l’Europa: Von der Leyen convoca il vertice urgente, Sánchez furioso con i 22 Paesi Ue

La crisi migratoria che sta interessando Ceuta continua ad alimentare il confronto politico all’interno dell’Unione europea. Dopo la lettera sottoscritta da 22 capi di Stato e di governo, promossa da Italia e Danimarca, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha accolto la richiesta di convocare una videoconferenza straordinaria per fare il punto sull’emergenza e valutare una risposta comune.
La decisione arriva in un clima di crescente tensione tra gli Stati membri, mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez critica apertamente alcuni partner europei, accusandoli di aver strumentalizzato la vicenda.
Von der Leyen: “Serve una risposta europea unitaria”
Con un messaggio pubblicato sui social, la presidente della Commissione europea ha ribadito il sostegno dell’esecutivo comunitario alla Spagna, sottolineando al tempo stesso la necessità di un coordinamento tra i Paesi dell’Unione.
Von der Leyen ha spiegato di aver ricevuto le richieste avanzate da diversi leader europei e di aver accolto con favore la proposta di una videoconferenza straordinaria, ribadendo che il contrasto all’immigrazione irregolare richiede solidarietà e una risposta condivisa a livello europeo.
L’iniziativa segue la richiesta presentata da 22 governi di convocare con urgenza una riunione dei ministri dell’Interno per affrontare la gestione della crisi nell’enclave spagnola.
Le richieste contenute nella lettera dei 22 governi
Nel documento inviato al presidente del Consiglio europeo António Costa, alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e alla presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, i firmatari chiedono una mobilitazione immediata degli strumenti comunitari.
Tra le proposte figurano il rafforzamento del supporto operativo di Frontex, una verifica della cooperazione tra Unione europea e Marocco e una valutazione congiunta della situazione lungo le frontiere esterne.
La lettera richiama inoltre l’attenzione sugli effetti che alcune decisioni giudiziarie e le procedure di regolarizzazione adottate dalla Spagna potrebbero avere sulla percezione dei potenziali migranti, sostenendo che possano essere interpretate come un incentivo ai tentativi di ingresso irregolare.
I firmatari precisano tuttavia di non chiedere la sospensione della Spagna dall’area Schengen. Nel documento si evidenzia infatti che, allo stato attuale, non risultano movimenti secondari significativi da Ceuta verso la penisola iberica o altri Paesi dell’Unione, pur lasciando aperta la possibilità di reintrodurre temporaneamente controlli alle frontiere interne qualora la situazione dovesse cambiare.
Il dibattito sulla sentenza del Tribunale Supremo
Uno dei temi al centro del confronto riguarda la decisione adottata l’8 luglio dal Tribunale Supremo spagnolo, che ha stabilito l’impossibilità di applicare i cosiddetti respingimenti immediati alle persone intercettate in mare mentre tentano di raggiungere a nuoto Ceuta o Melilla.
La sentenza non impedisce il rimpatrio dei migranti, ma stabilisce che debba avvenire attraverso le procedure ordinarie previste dalla normativa vigente.
Secondo il governo di Madrid, però, il contenuto della decisione sarebbe stato interpretato in modo distorto sui social network, alimentando la convinzione che le frontiere fossero di fatto aperte e contribuendo così all’aumento dei tentativi di attraversamento.
L’affondo di Pedro Sánchez
Il presidente del governo spagnolo ha risposto con fermezza alle critiche rivolte al proprio esecutivo.
Sánchez ha definito “asimmetrica” la reazione dell’Unione europea, riconoscendo il sostegno ricevuto da molti Stati membri ma accusando alcuni governi di utilizzare la crisi per finalità politiche.
Secondo il premier, alcune richieste avanzate nei confronti della Spagna sarebbero basate su “pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi politici” e risulterebbero incompatibili con il diritto europeo, il diritto internazionale e i principi di solidarietà che ispirano il progetto comunitario.
Sánchez ha inoltre ricordato che Ceuta presenta uno status particolare rispetto allo spazio Schengen e ha rivendicato la rapidità dell’intervento delle autorità spagnole, sostenendo che nel giro di meno di 48 ore sarebbe stato ristabilito il controllo della frontiera, effettuati numerosi rimpatri e impediti trasferimenti irregolari verso l’Europa continentale.
La gestione della crisi al centro dell’agenda europea
Il via libera di Ursula von der Leyen alla convocazione del vertice straordinario conferma che la situazione di Ceuta è ormai diventata una questione di rilievo europeo.
Nei prossimi giorni i ministri dell’Interno dei Paesi membri saranno chiamati a esaminare possibili misure comuni per rafforzare il controllo delle frontiere esterne, sostenere la Spagna nella gestione dell’emergenza e valutare l’efficacia della cooperazione con il Marocco.
Parallelamente prosegue il confronto politico tra Madrid e una parte dei governi europei sulle strategie da adottare per affrontare i flussi migratori, in un dibattito destinato a influenzare anche le future politiche dell’Unione in materia di immigrazione e sicurezza delle frontiere.