Caso Mario Roggero, la sorella di uno dei rapinatori uccisi rompe il silenzio

Il caso di Mario Roggero continua a dividere l’opinione pubblica anche dopo la sentenza definitiva che ha condannato il gioielliere di Grinzane Cavour a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori durante la fuga, dopo l’assalto alla sua attività nel 2021.

Mentre il dibattito sulla legittima difesa resta acceso e la vicenda continua a essere al centro del confronto politico, emerge ora la voce di una delle famiglie coinvolte nella tragedia. A parlare è Caterina Spinelli, sorella di Andrea Spinelli, uno dei due rapinatori morti durante quei drammatici momenti.

«Doveva essere arrestato, non ucciso»

In un’intervista rilasciata a La Stampa, Caterina Spinelli ha espresso il dolore della sua famiglia, senza negare le responsabilità del fratello per la rapina.

«Andrea meritava di essere arrestato e di finire in carcere a scontare la sua condanna, come Giuseppe Mazzarino. A partire da mia madre, tutti noi familiari siamo i primi a essere molto arrabbiati per quello che ha fatto. Però si meritava una decisione della giustizia, non di essere ammazzato in quel modo», ha dichiarato.

Parole che riportano al centro della vicenda il punto di vista dei familiari delle vittime, spesso rimasto sullo sfondo rispetto al forte sostegno manifestato nei confronti del gioielliere.

Il ricordo del fratello

Nel corso dell’intervista, Caterina Spinelli ha descritto Andrea come una persona profondamente diversa dall’immagine emersa dopo la rapina.

«Non era un mostro», ha affermato, ricordando il legame molto stretto che li univa. «Era il perno della nostra famiglia. Era il cocco di nostra mamma e con me aveva un rapporto speciale. Soffro di una malattia genetica e ogni volta che terminavo una terapia mi chiamava. Mi trattava come una principessa».

La donna ha raccontato anche alcuni aspetti dell’infanzia del fratello, spiegando che da ragazzo faceva il chierichetto e aveva mostrato talento nel golf, tanto da ricevere la proposta di partecipare a competizioni sportive. Un percorso che, secondo il suo racconto, si sarebbe poi interrotto.

«Le cattive compagnie lo hanno cambiato»

Alla domanda su cosa abbia portato Andrea Spinelli a partecipare alla rapina del 28 aprile 2021, la sorella ha indicato come causa principale le frequentazioni sbagliate.

«È stata colpa delle cattive amicizie e delle situazioni sbagliate. Aveva avuto altri problemi in passato, ma quella era la prima volta che partecipava a una rapina. Nessuno di noi riesce ancora a spiegarsi perché abbia fatto una cosa del genere. È una scelta che ci fa ancora rabbia», ha raccontato.

Secondo Caterina Spinelli, la famiglia ha sempre cercato di sostenerlo nonostante gli errori commessi, nella speranza che riuscisse a costruirsi una vita diversa.

«Non voglio che venga ricordato solo per quella rapina»

Nel ricordo della sorella, Andrea Spinelli era un padre affettuoso e una persona molto legata ai bambini.

«Mi dispiace sentirlo definire soltanto un cattivo. Amava sua figlia e i nipoti, faceva di tutto per gli altri. Dopo il carcere aveva cercato di rimettersi in carreggiata, trovando lavori come giardiniere e operaio edile. Però i precedenti penali rendevano tutto più difficile e spesso perdeva le opportunità di lavoro», ha spiegato.

Secondo la donna, il fratello avrebbe vissuto per anni tra occupazioni precarie e il peso degli errori commessi in passato, senza riuscire a liberarsi definitivamente dell’ambiente che lo aveva portato a delinquere.

Un dibattito che continua a dividere

Le dichiarazioni di Caterina Spinelli arrivano in un momento in cui il caso Roggero è tornato al centro del dibattito pubblico, anche dopo le recenti prese di posizione della politica sul tema della legittima difesa e dei risarcimenti.

Da una parte resta la solidarietà espressa da molti cittadini nei confronti del gioielliere, che sostengono abbia reagito in una situazione di estremo pericolo. Dall’altra, la famiglia di uno dei rapinatori ribadisce che, pur riconoscendo la gravità della rapina, la risposta avrebbe dovuto essere affidata alla giustizia e non trasformarsi in una condanna a morte.

A oltre quattro anni dai fatti, la vicenda continua così a suscitare un confronto acceso, nel quale si intrecciano diritto, sicurezza, responsabilità individuali e il dolore di tutte le persone coinvolte in una tragedia che ha segnato profondamente le loro vite.