“Contro la violenza della polizia!”. Mamme in piazza per difendere i figli: la decisione shock
La preoccupazione di una madre può trasformarsi in una presa di posizione pubblica quando a essere coinvolti sono i propri figli. È quanto accade a Bologna, dove un gruppo di mamme di studenti ha deciso di partecipare alla mobilitazione prevista per venerdì 30 ottobre, dopo gli episodi di tensione verificatisi durante una manifestazione dello scorso sabato.
Al centro dell’iniziativa c’è la richiesta di tutelare i giovani che partecipano alle proteste e garantire il diritto di manifestare pacificamente. Le madri saranno presenti in piazza con uno striscione dal messaggio chiaro: «No alla violenza sui nostri figli». Per riconoscersi durante la mobilitazione, hanno scelto di indossare abiti rossi.
Tra loro c’è Nicoletta Cantarini, docente di Matematica all’Università di Bologna e madre di tre figli. Due dei suoi ragazzi, Paola, di 16 anni, e Gabriele, prossimo alla maggiore età, avevano preso parte alla manifestazione di sabato. Secondo il racconto della donna, entrambi avrebbero assistito a episodi di violenza che hanno suscitato paura e preoccupazione.
Il racconto di Nicoletta Cantarini dopo gli scontri
La decisione di scendere in piazza nasce dall’esperienza raccontata dai figli al ritorno dalla manifestazione. Nel ricostruire quanto accaduto, Cantarini distingue la posizione dei due ragazzi: Paola si sarebbe trovata in una zona meno esposta, mentre Gabriele sarebbe stato più vicino al centro degli eventi.
«Mia figlia non era in primissima linea quindi si è sentita più protetta – racconta la madre – mio figlio maggiore invece era in prima linea, in mezzo a un gruppo di ragazzi che manifestavano in modo pacifico e ha assistito a scene di grandissima violenza».
La docente riferisce che, secondo quanto raccontato dal figlio, alcuni giovani disarmati sarebbero stati colpiti dalle forze dell’ordine mentre chiedevano di fermarsi. La donna parla anche di altri manifestanti intervenuti per chiedere agli agenti di interrompere le aggressioni.
Si tratta di una testimonianza che restituisce la percezione dei fatti da parte della famiglia e che richiama l’attenzione sulla necessità di verificare le singole condotte attraverso gli elementi disponibili, comprese eventuali immagini e testimonianze.
Per Cantarini, il problema non riguarda soltanto ciò che i ragazzi avrebbero visto durante la protesta, ma anche le conseguenze che un’esperienza simile può lasciare sul loro rapporto con le istituzioni.
Gabriele in prima linea con le mani alzate
Gabriele, rappresentante degli studenti al liceo Fermi, secondo il racconto della madre avrebbe partecipato alla manifestazione cercando di mantenere un atteggiamento pacifico anche nei momenti di maggiore tensione.
La donna racconta che il figlio si sarebbe seduto a terra insieme ad altri ragazzi, con le mani alzate, in un gesto volto a comunicare l’assenza di intenzioni aggressive.
«Lui forse è stato uno dei primi a farlo, era davanti, il volto completamente scoperto, le persone attorno a lui si sono sedute con le mani alzate e dopo poco è partita Bella ciao», riferisce Cantarini.
Nel suo racconto compare anche la presenza di un uomo rimasto in piedi mentre sventolava una grande tartaruga, un particolare che, secondo la docente, sarebbe visibile nei filmati circolati dopo gli eventi.
La madre sostiene che, nonostante alcuni manifestanti fossero seduti con le braccia sollevate, sarebbero seguite cariche delle forze dell’ordine e l’utilizzo degli idranti.
«Poi si è generato il panico», aggiunge.
La ricostruzione proposta dalla famiglia descrive una situazione vissuta dai ragazzi come particolarmente spaventosa. Per accertare con precisione la dinamica degli scontri e le eventuali responsabilità, resta fondamentale il riscontro delle immagini, delle testimonianze e degli altri elementi disponibili.
«Le forze dell’ordine dovrebbero rassicurare i ragazzi»
Uno degli aspetti che hanno colpito maggiormente Nicoletta Cantarini riguarda il rapporto tra i giovani manifestanti e gli agenti presenti sul posto.
Secondo quanto riferito dalla madre, Gabriele avrebbe tentato più volte di comunicare con i poliziotti, senza riuscire a ottenere una risposta che lo facesse sentire al sicuro.
«Ma i poliziotti non li guardavano in faccia, la sensazione che comunicavano era solo di odio e questo spaventa perché le forze dell’ordine dovrebbero rassicurare i ragazzi e i genitori che stanno a casa. Invece non è così», afferma la docente.
Le sue parole mettono in evidenza una delle principali motivazioni della protesta delle madri: la paura che episodi di questo tipo possano compromettere la fiducia dei giovani nelle istituzioni.
La richiesta riguarda quindi non soltanto la sicurezza durante i cortei, ma anche la possibilità di garantire un contesto nel quale gli studenti possano esprimere le proprie idee senza sentirsi esposti a pericoli.
Insieme alle altre promotrici, Cantarini ha contribuito alla preparazione di un comunicato nel quale vengono denunciati presunti episodi di abuso e violenza nei confronti dei manifestanti, molti dei quali minorenni. Le madri chiedono che venga tutelato il diritto di esprimere pacificamente il dissenso e che quanto accaduto sia affrontato con attenzione e responsabilità.
Le accuse contenute nel documento rappresentano la posizione delle promotrici e non equivalgono, da sole, ad accertamenti sulle responsabilità individuali.
La disillusione dei giovani: «Sarà tutto inutile»
Dietro la scelta di partecipare alla manifestazione del 30 ottobre c’è anche una preoccupazione più profonda, che riguarda il futuro dei ragazzi e la loro fiducia nella possibilità di cambiare le cose.
Cantarini racconta di aver spiegato al figlio la propria intenzione di scendere in piazza insieme alle altre madri. La risposta di Gabriele l’avrebbe colpita particolarmente.
«Quando gli ho detto quello che volevo fare mi ha risposto: sarà tutto inutile», racconta la docente.
Una frase che, secondo la madre, riflette la disillusione del ragazzo e la difficoltà di credere che una mobilitazione possa produrre un cambiamento concreto.
Cantarini riferisce inoltre di aver chiesto al figlio perché lui e i suoi amici continuino a partecipare alle proteste. La risposta, spiega, è legata alla paura per ciò che li attende.
«Quando gli chiedo perché lui e i suoi amici protestano mi risponde che hanno paura. Paura del loro futuro e paura delle forze dell’ordine», afferma.
È proprio questa preoccupazione a dare un significato più ampio all’iniziativa delle madri. La loro presenza in piazza vuole richiamare l’attenzione non soltanto sugli episodi denunciati, ma anche sul rapporto tra le nuove generazioni, le istituzioni e la possibilità di esercitare i propri diritti.
La mobilitazione del 30 ottobre: le mamme in piazza con uno striscione
Venerdì 30 ottobre Nicoletta Cantarini sarà in piazza insieme alle altre madri degli studenti dei licei Fermi e Minghetti. Il messaggio scelto per lo striscione, «No alla violenza sui nostri figli», riassume la ragione della loro partecipazione.
Anche Gabriele, secondo quanto riferito dalla madre, tornerà a manifestare.
L’iniziativa vuole trasformare la preoccupazione privata delle famiglie in una richiesta pubblica di ascolto, sicurezza e responsabilità. Le madri chiedono che gli episodi raccontati dai ragazzi siano presi in considerazione e che venga tutelato il diritto di partecipare alle manifestazioni senza subire violenze.
La vicenda riporta al centro una questione delicata: il rapporto tra libertà di protesta, gestione dell’ordine pubblico e fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Garantire la sicurezza durante i cortei significa anche assicurare che eventuali comportamenti illeciti siano verificati e valutati sulla base di elementi concreti.
Per queste famiglie, la protesta del 30 ottobre rappresenta dunque molto più di una semplice presenza simbolica. È un modo per chiedere che la voce degli studenti venga ascoltata e che la paura raccontata dai figli non si trasformi in sfiducia permanente.
Dietro lo striscione che porteranno in piazza c’è una richiesta semplice, ma fondamentale: poter manifestare le proprie idee senza paura e sapere che i diritti dei giovani vengono rispettati e tutelati.









