Ucciso in auto in Italia, poi la scoperta: cos’ha fatto l’assassino prima di fuggire

Il vigilante di 55 anni, originario di Eboli, è stato trovato morto nella sua Ford B-Max bianca all’alba del 13 ottobre. Gli investigatori indagano sulla traiettoria del colpo, sull’ogiva recuperata nell’abitacolo e sui due borsoni prelevati dall’auto dopo la sparatoria. Ancora da chiarire il movente dell’omicidio.

Un colpo di pistola al collo, un proiettile conficcato nella portiera lato guida e una serie di interrogativi ancora senza risposta. Prosegue l’inchiesta sulla morte di Walter Avallone, vigilante di 55 anni originario di Eboli, in provincia di Salerno, trovato senza vita all’alba di martedì 13 ottobre all’interno della sua Ford B-Max bianca.

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella secondo cui l’uomo potrebbe essere stato ucciso da una persona seduta accanto a lui, sul sedile del passeggero. A suggerire questa possibile ricostruzione è soprattutto la traiettoria del proiettile, che avrebbe attraversato il collo della vittima da destra verso sinistra, terminando la propria corsa nella portiera lato guida.

Si tratta, al momento, di un’ipotesi investigativa ancora da verificare. I carabinieri, coordinati dalla Procura di Vallo della Lucania, stanno lavorando per ricostruire la dinamica dell’aggressione e individuare il responsabile. Restano sconosciuti sia il movente sia le circostanze che hanno preceduto il delitto.

Il proiettile calibro 7.65 e la pistola ancora introvabile

Uno degli elementi più importanti per le indagini è l’ogiva recuperata all’interno della Ford B-Max, sottoposta a sequestro per consentire tutti gli accertamenti tecnici necessari.

Secondo le prime informazioni, il proiettile sarebbe di calibro 7.65 e potrebbe essere stato esploso da una pistola semiautomatica. La sua posizione nell’abitacolo potrebbe aiutare gli investigatori a stabilire da quale punto sia partito il colpo e quale fosse la posizione della vittima al momento dello sparo.

Nell’automobile è stata rinvenuta anche una pistola a salve. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruirne la provenienza e di capire per quale motivo si trovasse all’interno del veicolo. Al momento non è stato accertato alcun collegamento tra quest’arma e l’omicidio.

La pistola utilizzata per uccidere Avallone, invece, non è stata ancora ritrovata. Gli esami balistici e le verifiche sugli oggetti sequestrati saranno fondamentali per confrontare gli elementi raccolti e verificare le diverse ipotesi sulla dinamica del delitto.

I due borsoni prelevati dall’auto dopo l’omicidio

Un altro aspetto centrale dell’inchiesta riguarda ciò che sarebbe accaduto subito dopo la sparatoria.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona avrebbero permesso di ricostruire almeno una parte degli spostamenti compiuti dopo il delitto. Secondo quanto emerso finora, il presunto autore dell’omicidio avrebbe aperto il bagagliaio della Ford B-Max, prelevato due borsoni e poi si sarebbe allontanato a piedi in direzione del belvedere.

È un passaggio che gli investigatori stanno cercando di chiarire in ogni dettaglio. Non è ancora noto che cosa contenessero i due borsoni, quali oggetti siano stati portati via e se il loro prelievo fosse legato direttamente all’aggressione.

Da verificare anche il percorso seguito dalla persona ripresa dalle telecamere e le eventuali possibilità di identificazione attraverso le immagini disponibili.

Il comportamento successivo alla sparatoria potrebbe fornire indicazioni importanti per comprendere se l’obiettivo fosse soltanto uccidere il vigilante oppure se il delitto fosse collegato anche alla sottrazione di materiale presente nell’automobile.

Al momento, tuttavia, non ci sono elementi sufficienti per stabilire quale fosse lo scopo del prelievo dei due borsoni.

Il bed and breakfast a Vibonati sotto sequestro

Le indagini non si concentrano soltanto sull’automobile e sulle immagini registrate dalle telecamere. Gli investigatori stanno approfondendo anche le abitudini della vittima, i suoi spostamenti e le persone con cui potrebbe essere entrata in contatto nei giorni precedenti alla morte.

Nella giornata precedente, i carabinieri hanno sequestrato una stanza di un bed and breakfast a Vibonati, utilizzata da Avallone durante il periodo in cui lavorava come guardiano dei treni merci presso la stazione ferroviaria di Sapri.

L’attenzione degli inquirenti è rivolta anche a chi frequentasse quell’alloggio e all’eventualità che il 55enne vi soggiornasse insieme a un’altra persona.

Si tratta di verifiche che potrebbero contribuire a ricostruire la rete di conoscenze della vittima e a individuare eventuali rapporti utili per comprendere il contesto nel quale è maturato l’omicidio.

Non è ancora emerso, sulla base delle informazioni disponibili, un collegamento certo tra il bed and breakfast e il delitto. Il sequestro rientra negli approfondimenti investigativi finalizzati a raccogliere ulteriori elementi.

L’autopsia per ricostruire la traiettoria del colpo

Un passaggio decisivo sarà rappresentato dall’autopsia sul corpo di Walter Avallone, fissata per martedì prossimo.

L’esame medico-legale dovrà fornire indicazioni più precise sulle caratteristiche della ferita, sulla traiettoria del proiettile e sulle cause della morte. I risultati potranno essere confrontati con gli elementi balistici recuperati nell’automobile, contribuendo a verificare la compatibilità tra le lesioni e le diverse ricostruzioni dell’aggressione.

In particolare, gli investigatori dovranno capire se la direzione del colpo sia compatibile con l’ipotesi che lo sparo sia partito dal sedile del passeggero.

La traiettoria del proiettile costituisce un indizio importante, ma da sola non consente di stabilire con certezza la posizione dell’eventuale aggressore. Sarà necessario valutare l’insieme dei risultati medico-legali e degli altri elementi raccolti durante le indagini.

Chi ha ucciso Walter Avallone? Il movente resta un mistero

L’inchiesta coordinata dalla Procura di Vallo della Lucania procede dunque su più fronti: gli accertamenti balistici, l’analisi dei filmati di videosorveglianza, il sequestro della stanza utilizzata dalla vittima e la ricostruzione degli oggetti prelevati dalla vettura dopo la sparatoria.

Tra gli interrogativi principali c’è quello relativo al movente. Non è ancora chiaro se Avallone conoscesse la persona che potrebbe avergli sparato, se l’aggressione sia stata preceduta da una discussione o se il delitto sia legato ad altre circostanze.

Anche l’ipotesi del killer seduto accanto alla vittima resta da confermare attraverso gli accertamenti tecnici e investigativi.

La morte del vigilante di 55 anni rimane quindi avvolta nel mistero. Gli elementi raccolti finora offrono alcune possibili piste, ma non consentono ancora di identificare il responsabile né di ricostruire con certezza quanto accaduto all’interno della Ford B-Max.

Gli investigatori continuano a cercare risposte a tre domande fondamentali: chi ha sparato a Walter Avallone, perché lo ha ucciso e che cosa è successo nei momenti immediatamente successivi al delitto.