“Sono stato io!”. Garlasco, la rivelazione bomba di Garofano su Stasi
Una valutazione sulla personalità di Alberto Stasi sarebbe stata richiesta da Luciano Garofano e inserita nel fascicolo dei Ris senza essere depositata formalmente. Intanto, le testimonianze sulle analisi del Dna sui pedali della bicicletta riaccendono l’attenzione sulle attività investigative del 2007. Sullo sfondo, gli sviluppi giudiziari che riguardano Andrea Sempio.
Il delitto di Garlasco torna al centro dell’attenzione per alcuni aspetti delle indagini condotte nel 2007, quando gli investigatori erano impegnati a ricostruire l’omicidio di Chiara Poggi. Tra gli elementi emersi nella ricostruzione pubblicata da Libero, in un articolo firmato da Luca Fazzo, figura una relazione psicologica relativa ad Alberto Stasi, che sarebbe stata conservata nel fascicolo dei Ris di Parma senza essere depositata ufficialmente.
Secondo quanto riportato dal quotidiano, a richiedere la valutazione sarebbe stato Luciano Garofano, all’epoca comandante del reparto investigativo. Il documento, attribuito alla criminologa Alessandra Bramante, avrebbe avuto origine da un’iniziativa personale dello stesso Garofano, interessato ad approfondire la personalità di Stasi.
Una vicenda che solleva interrogativi sulle modalità con cui vennero svolte alcune attività durante le indagini e sul confine tra gli accertamenti formalmente disposti dalla procura e le iniziative che sarebbero state intraprese autonomamente.
La valutazione psicologica su Stasi e il ruolo di Garofano
Stando alla ricostruzione giornalistica, Garofano avrebbe spiegato di essersi interessato alla personalità di Alberto Stasi e di aver chiesto a una psicologa di sua conoscenza di elaborare una valutazione. La relazione sarebbe stata quindi predisposta al di fuori di un incarico formalmente autorizzato dalla procura.
Un ulteriore elemento riguarda il materiale utilizzato per preparare il documento. Secondo quanto riferito, la criminologa avrebbe consultato anche atti investigativi relativi al caso, tra cui i verbali degli interrogatori di Stasi, che all’epoca sarebbero stati coperti dal segreto istruttorio.
La relazione, sempre secondo quanto riportato, non sarebbe mai stata depositata ufficialmente, ma sarebbe rimasta all’interno del fascicolo dei Ris numero 3306 del 2007.
È proprio questa circostanza a rendere la vicenda particolarmente delicata: occorre chiarire in quali condizioni il documento venne elaborato, quale materiale fu messo a disposizione della professionista e quale fosse il suo effettivo ruolo nell’ambito degli accertamenti investigativi.
La presenza della relazione nel fascicolo, da sola, non consente tuttavia di stabilire eventuali responsabilità, che richiederebbero una verifica sulla base degli atti e delle procedure applicabili.
Le testimonianze sulla gestione delle attività dei Ris
La questione della valutazione psicologica si inserisce in un quadro più ampio, relativo all’organizzazione del lavoro svolto dai Ris durante le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi.
Gli ufficiali Alberto Marino e Aldo Mattei, incaricati degli accertamenti e nominati consulenti dalla pubblico ministero Rosa Muscio, avrebbero dovuto operare nell’ambito delle direttive impartite dall’autorità giudiziaria.
Secondo le testimonianze richiamate negli interrogatori successivi, però, la gestione delle attività del reparto sarebbe cambiata con l’intervento diretto di Garofano.
A riferire alcuni dettagli sarebbe stato Marco Pizzamiglio, all’epoca vice di Garofano, nel corso di un interrogatorio del 25 settembre. Nella ricostruzione riportata, Pizzamiglio avrebbe descritto una situazione in cui il comandante avrebbe assunto direttamente la gestione di alcune attività.
Le dichiarazioni contribuiscono a delineare le dinamiche interne al reparto, ma devono essere valutate nel loro contesto e confrontate con la documentazione disponibile. Il punto centrale resta distinguere le attività previste dagli incarichi ufficiali dalle eventuali iniziative ulteriori e verificarne natura e modalità.
Dna sui pedali della bicicletta: risultati discordanti
Tra gli aspetti più discussi delle indagini figurano anche gli accertamenti biologici eseguiti nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta riconducibile ad Alberto Stasi.
Secondo quanto riportato nelle testimonianze, gli esami effettuati in giornate consecutive avrebbero prodotto risultati differenti, dando origine a dubbi sulla ripetibilità degli accertamenti e sull’interpretazione dei dati ottenuti.
Stando alla ricostruzione, Marino avrebbe informato Garofano degli esiti degli esami del 20 settembre 2007, che sarebbero risultati discordanti rispetto a quelli del giorno precedente. La divergenza avrebbe alimentato un confronto tra gli operatori della sezione di biologia del Ris, impegnati a comprendere le ragioni dell’anomalia.
Sulla questione sarebbe intervenuto anche il colonnello Alessandro Coli, sentito dagli inquirenti il 17 settembre. Nella sua testimonianza avrebbe ricordato un risultato incerto relativo ai pedali e le difficoltà incontrate nel riprodurre, durante i controlli successivi, il primo esito.
Coli avrebbe inoltre espresso perplessità sull’ipotesi che il primo tampone avesse rimosso tutto il materiale biologico disponibile, considerata la successiva difficoltà nel replicare il risultato iniziale.
La sequenza degli accertamenti avrebbe quindi aperto interrogativi tecnici all’interno del laboratorio. Per comprendere il significato di tali discrepanze, tuttavia, è necessario considerare le modalità di prelievo, le condizioni dei reperti, le procedure analitiche e i limiti interpretativi dei risultati.
Un risultato non riproducibile non dimostra automaticamente che il primo esame fosse errato, così come un esito isolato non può essere considerato conclusivo senza una valutazione complessiva dei dati. La portata delle anomalie deve pertanto essere ricostruita sulla base della documentazione tecnica e delle valutazioni degli esperti.
Andrea Sempio, la difesa prepara le proprie controdeduzioni
Parallelamente agli approfondimenti sulle attività dei Ris, prosegue il filone giudiziario che riguarda Andrea Sempio.
Secondo quanto riportato, il gruppo difensivo starebbe preparando le risposte alle relazioni della procura, con una scadenza indicata in domenica 18 ottobre. I legali dovrebbero tornare a riunirsi per valutare gli elementi tecnici e le argomentazioni da sottoporre all’attenzione dell’autorità giudiziaria.
L’ufficio giudiziario starebbe inoltre lavorando alla richiesta di rinvio a giudizio. I passaggi successivi dipenderanno dalle determinazioni della procura e del giudice competente, oltre che dagli eventuali sviluppi del procedimento.
Sul tema di una possibile sospensione si sarebbe espresso anche l’avvocato Cataliotti, manifestando il proprio auspicio in tal senso. Il legale avrebbe inoltre prospettato la possibilità di sollevare un’eccezione di legittimità costituzionale qualora ne ricorressero i presupposti.
Si tratta di questioni che appartengono al percorso processuale relativo a Sempio e che devono essere tenute distinte dagli accertamenti sulle attività investigative del 2007.
Il nodo della revisione della condanna di Alberto Stasi
A rendere ancora più articolato il quadro è la possibilità di nuovi sviluppi sulla posizione giudiziaria di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.
L’eventualità di una revisione della condanna rappresenta un tema distinto rispetto alle contestazioni sulle modalità con cui furono condotte alcune verifiche dei Ris. Eventuali anomalie investigative, infatti, non determinano automaticamente il venir meno di una sentenza definitiva: occorre che gli elementi siano valutati attraverso gli strumenti processuali previsti e che ne venga verificata la rilevanza giuridica.
Allo stesso modo, la presenza di una relazione psicologica non depositata formalmente e le testimonianze sulle analisi biologiche richiedono approfondimenti documentali prima di poter trarre conclusioni sulle conseguenze per il procedimento.
Garlasco, gli interrogativi ancora aperti
La relazione psicologica attribuita ad Alessandra Bramante, le dichiarazioni sulla gestione delle attività dei Ris e le discordanze riferite negli esami del Dna sui pedali costituiscono tre aspetti diversi di una vicenda investigativa complessa.
Il loro rilievo dipenderà dalla possibilità di verificare quanto riportato attraverso gli atti, ricostruire le responsabilità operative e chiarire il significato effettivo degli accertamenti tecnici.
Per il caso Garlasco resta quindi fondamentale mantenere distinti i fatti documentati, le dichiarazioni rese dagli investigatori e le interpretazioni che ne vengono proposte. Solo una valutazione complessiva delle evidenze e delle procedure potrà stabilire se e in quale misura gli elementi emersi siano destinati a incidere sui successivi sviluppi giudiziari.










