“Dobbiamo insistere su…”. Garlasco, clamoroso: cosa dicevano i carabinieri su Stasi!

Il caso Garlasco torna ancora una volta a concentrarsi sulle tracce trovate nella villetta di via Pascoli. A poche ore dalle rivelazioni del Tg1 sulla possibile distruzione di alcuni reperti liquidi collegati alla traccia 33, nuove informazioni riportate dalla trasmissione Ore14 riportano l’attenzione sulle comunicazioni interne del Ris dei carabinieri risalenti agli anni immediatamente successivi all’omicidio di Chiara Poggi.

Al centro della nuova ricostruzione ci sono in particolare alcune impronte di scarpa individuate all’interno della villetta. Tracce che nel corso degli anni sono state valutate in relazione alle calzature di Alberto Stasi e che, alla luce dei più recenti accertamenti, sono tornate a essere esaminate anche in relazione ad Andrea Sempio, attualmente coinvolto nelle nuove indagini.

La documentazione, secondo quanto riportato dalla trasmissione, è oggi contenuta nel fascicolo dell’inchiesta dopo la chiusura delle indagini dello scorso 28 settembre.

Le impronte di scarpa tornano al centro dell’attenzione

Una delle tracce più discusse è quella indicata con il numero 6, un’impronta parziale caratterizzata da un particolare disegno della suola.

Gli accertamenti l’avevano ricondotta a una tipologia di calzatura compatibile con una Frau numero 42. Nel corso delle indagini originarie, la traccia era stata valutata anche in relazione alla taglia delle scarpe di Alberto Stasi.

Oggi, però, quella stessa impronta è tornata sotto esame nell’ambito delle nuove verifiche disposte dalla Procura di Pavia, che stanno prendendo in considerazione anche la compatibilità con le calzature riconducibili ad Andrea Sempio.

La questione, tuttavia, resta eminentemente tecnica: la compatibilità di una traccia con una determinata taglia o tipologia di scarpa non equivale, da sola, all’identificazione della persona che l’ha lasciata.

Le email del Ris del 2007

A riaccendere l’attenzione sono alcune email scambiate nel 2007 dagli uomini del Ris.

Tra i protagonisti della corrispondenza figurano l’allora comandante del Ris Luciano Garofano e il capitano Aldo Mattei, impegnato nell’esame di alcuni aspetti della consulenza relativa alle indagini su Stasi.

Secondo quanto riportato da Ore14, una delle comunicazioni risale al 27 agosto 2007. Garofano chiedeva a Mattei una bozza del lavoro relativo alle evidenze raccolte a Garlasco, invitandolo a prestare particolare attenzione alla descrizione delle macchie e ai riferimenti scientifici utilizzati.

Nella corrispondenza venivano affrontati anche gli elementi relativi alle impronte di scarpa rinvenute nella villetta.

La traccia numero 6

Nel lavoro esaminato all’epoca, le impronte di scarpa venivano ricondotte a una specifica tipologia di suola. Una delle tracce, proprio la numero 6, risultava però incompleta.

La conclusione riportata negli atti, per quanto riferito dalla trasmissione, era che non fosse possibile escludere che un paio di calzature di una determinata taglia potesse aver prodotto le impronte individuate al piano terreno della casa dei Poggi.

La parzialità della traccia rappresentava quindi un elemento importante nella valutazione tecnica.

Un’altra comunicazione attribuita a Garofano avrebbe suggerito di approfondire ulteriormente proprio la parte relativa all’impronta di scarpa, concentrandosi sull’unicità del disegno della suola e valutando con prudenza anche l’ipotesi relativa alla misura.

Un elemento rivalutato a distanza di quasi vent’anni

È proprio questo passaggio a suscitare oggi interesse. Le email mostrano infatti come già all’epoca gli investigatori del Ris stessero discutendo delle caratteristiche dell’impronta e della possibilità di approfondirne alcuni aspetti.

La traccia è tornata successivamente al centro delle indagini perché le nuove analisi della Procura di Pavia hanno preso in considerazione anche la compatibilità con il piede e le calzature riconducibili ad Andrea Sempio.

Si tratta però di un elemento che deve essere valutato insieme agli altri accertamenti e non può essere considerato, isolatamente, una prova dell’identità di chi ha lasciato l’impronta.

La cautela degli investigatori

Le email del Ris non stabiliscono quindi chi abbia prodotto quelle impronte e non consentono, da sole, di modificare la ricostruzione giudiziaria del delitto.

Il loro interesse risiede soprattutto nel documentare come gli investigatori affrontarono all’epoca l’analisi di una delle tracce presenti nella villetta e quali approfondimenti vennero presi in considerazione.

Sarà necessario confrontare quei documenti con le consulenze tecniche, gli accertamenti più recenti e il resto del materiale presente nel fascicolo.

Il nuovo capitolo dell’inchiesta

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, le impronte di scarpa rappresentano dunque ancora una volta uno degli elementi sottoposti a verifica.

Le nuove indagini hanno riaperto interrogativi su reperti e accertamenti già esaminati in passato, riportando alla luce anche documenti interni relativi al lavoro svolto dal Ris nel 2007 e nel 2008.

Le email oggi al centro dell’attenzione aggiungono un nuovo tassello al complesso quadro investigativo, ma non offrono da sole una risposta definitiva.

La loro reale portata dovrà essere valutata alla luce dell’intero fascicolo e delle nuove consulenze. Saranno infatti gli accertamenti tecnici e giudiziari, e non le singole interpretazioni televisive, a stabilire se quelle impronte possano effettivamente assumere un peso diverso nella ricostruzione del delitto di Garlasco.