Sigfrido Ranucci fuori da Report, giudice respinge il ricorso. Il conduttore: “Cosa voglio fare”
Sigfrido Ranucci non tornerà, almeno per il momento, alla conduzione di Report. Il tribunale del Lavoro ha respinto il ricorso d’urgenza presentato dal giornalista per ottenere il reintegro alla guida della trasmissione d’inchiesta di Rai 3. Una decisione che rappresenta una battuta d’arresto nella controversia con l’azienda pubblica, ma che non mette la parola fine alla vicenda.
Il giornalista sta valutando, insieme ai propri legali, le prossime mosse giudiziarie. Sul tavolo ci sono la possibilità di presentare un reclamo contro l’ordinanza e la contestazione della sospensione disciplinare di dieci giorni senza stipendio disposta dalla Rai. A rendere ancora più delicata la situazione è un passaggio contenuto nella decisione del tribunale: la giudice riconosce l’esistenza di pressioni politiche sui vertici dell’azienda, pur senza ritenere dimostrato che tali pressioni abbiano determinato il provvedimento contestato.
Una vicenda complessa, nella quale si intrecciano il futuro professionale di Ranucci, l’autonomia del servizio pubblico e l’inchiesta sull’attentato subito dal giornalista.
Ranucci perde il ricorso contro la Rai: cosa succede adesso
La prima decisione è arrivata dal tribunale del Lavoro, che ha respinto la richiesta urgente con cui Sigfrido Ranucci chiedeva di essere reintegrato alla conduzione di Report. La pronuncia, tuttavia, non coincide necessariamente con la conclusione definitiva della controversia.
Come riportato da Repubblica, il giornalista dovrebbe confrontarsi con il gruppo di avvocati coordinato dal professor Roberto De Vita per valutare le iniziative da intraprendere. Tra le ipotesi c’è la presentazione di un reclamo, attraverso il quale chiedere a un collegio di magistrati di riesaminare la decisione.
Per Ranucci si apre quindi una fase delicata, nella quale sarà necessario capire quali strumenti giuridici possano essere utilizzati per contestare l’esito del procedimento e affrontare le conseguenze professionali della vicenda.
Il giornalista, intanto, ha espresso chiaramente il desiderio di continuare a svolgere il proprio lavoro.
«Io vorrei fare il giornalista, se poi non me lo permetteranno, se non mi arriveranno altre offerte, allora qualcosa dovrò inventarmi per mettermi a disposizione della società, ma sempre dalla parte dei fragili e dei più deboli», ha dichiarato a Repubblica.
Parole che raccontano l’incertezza sul futuro, ma anche la volontà di non rinunciare all’impegno nel giornalismo e nell’informazione.
La sospensione disciplinare di dieci giorni senza stipendio
Oltre alla richiesta di reintegro, Ranucci deve affrontare un secondo fronte nel rapporto con la Rai. L’azienda ha infatti disposto nei suoi confronti una sospensione disciplinare di dieci giorni senza retribuzione, al termine di un procedimento interno.
Secondo le informazioni riportate, il provvedimento sarebbe stato adottato la scorsa settimana, ma non ancora applicato. Anche questa decisione potrebbe essere contestata davanti alle sedi competenti.
Uno degli aspetti più delicati riguarda l’accesso alla documentazione utilizzata dall’azienda per formulare le contestazioni disciplinari. La difesa del giornalista avrebbe richiesto di esaminare gli elementi probatori, senza però ottenere, secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, gli atti richiesti.
I legali dovranno quindi valutare come procedere per contestare la sanzione e ottenere la documentazione ritenuta necessaria per esercitare pienamente il diritto di difesa.
La sospensione disciplinare costituisce un procedimento distinto rispetto alla richiesta di reintegro alla conduzione di Report. I due fronti potrebbero dunque seguire percorsi differenti, con ulteriori sviluppi nelle prossime settimane.
L’ordinanza e le pressioni politiche sui vertici Rai
Uno dei passaggi più significativi della vicenda riguarda il rapporto tra politica e servizio pubblico. Pur respingendo il ricorso urgente di Ranucci, la giudice ha riconosciuto la presenza di pressioni politiche esercitate sui vertici della Rai da esponenti della maggioranza attraverso dichiarazioni pubbliche.
Nell’ordinanza si legge:
«Ritiene l’ufficio che la rassegna stampa agli atti, contenente esternazioni caratterizzate da richieste più o meno velate ma comunque dal tono imperativo di rimozione del dottor Ranucci operate da rappresentanti di alte cariche di Governo, confermi le pressioni esercitate sui vertici della RAI dalla maggioranza tramite organi di stampa».
La magistrata ha inoltre criticato la posizione della difesa aziendale in merito alla rilevanza di tali dichiarazioni, sottolineando la responsabilità che deriva dal ruolo ricoperto da chi interviene pubblicamente su questioni che riguardano il servizio pubblico.
Il passaggio ha un peso rilevante nel dibattito sull’indipendenza dell’informazione, ma è necessario distinguere attentamente i diversi aspetti della decisione.
Il riconoscimento delle pressioni politiche non significa che il tribunale abbia accertato che esse abbiano determinato direttamente l’allontanamento di Ranucci. La richiesta di reintegro è stata respinta e la controversia sul rapporto di lavoro resta aperta agli eventuali ulteriori strumenti di impugnazione.
L’inchiesta sull’attentato e il rapporto con Valter Lavitola
Alla vicenda professionale di Ranucci si affianca l’indagine sull’attentato subito dal giornalista sotto la propria abitazione. Tra gli elementi al centro degli accertamenti figura il nome di Valter Lavitola, indicato dall’ipotesi accusatoria come presunto organizzatore dell’esplosione.
Si tratta di un’accusa investigativa, che dovrà essere verificata nelle sedi giudiziarie competenti e che non equivale a una responsabilità accertata con sentenza definitiva.
Il rapporto tra Ranucci e Lavitola rappresenta uno degli aspetti che gli inquirenti dovranno approfondire. Il giornalista avrebbe considerato Lavitola un amico e, proprio per questo, la ricostruzione dei loro contatti potrebbe contribuire a chiarire il contesto nel quale si è verificato l’attentato.
Ranucci figura nell’inchiesta come persona offesa e sarà chiamato a testimoniare. Le sue dichiarazioni potranno aiutare a ricostruire la natura della relazione, la frequenza dei contatti e le circostanze precedenti all’esplosione.
Sul fronte penale è stata inoltre presentata una denuncia per rivelazione del segreto d’ufficio in relazione alla diffusione di atti riservati riguardanti l’indagine. Anche questo aspetto dovrà essere esaminato autonomamente, senza confondere i diversi procedimenti che coinvolgono il giornalista.
La redazione di Report prende posizione: «Nessuno ha mai sfiduciato Sigfrido»
Dopo la pubblicazione dell’ordinanza, anche la redazione di Report è intervenuta pubblicamente per chiarire la propria posizione. I giornalisti hanno respinto le ricostruzioni che descrivevano un gruppo di lavoro diviso e attraversato da contrasti interni sulla figura di Ranucci.
«Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione», hanno dichiarato i componenti della redazione.
Il comunicato ha contestato anche la narrazione di una squadra spaccata tra sostenitori e oppositori dell’ex conduttore.
«In questi mesi è stata alimentata la narrazione di una redazione spaccata, divisa tra traditori e collaborazionisti. Non è così».
I giornalisti hanno quindi ribadito il principio di autonomia del programma rispetto alle interferenze esterne, politiche o legate a interessi particolari.
«Report non prende ordini dalla politica, né da chi ha chiesto di cambiarlo né da chi lo difende. Report non è influenzabile da poteri più o meno forti né da gruppi di interesse. È sempre stato un lavoro collettivo e continuerà a esserlo».
Una presa di posizione che mira a difendere l’identità della trasmissione e a chiarire che il lavoro della redazione, secondo quanto dichiarato dai suoi componenti, non è stato caratterizzato dalle divisioni descritte nel dibattito pubblico.
La delusione di Ranucci e le parole di Claudia Di Pasquale
Il comunicato dei colleghi non ha però cancellato l’amarezza di Ranucci, che avrebbe preferito una presa di posizione pubblica più tempestiva.
«Magari potevano mandarlo un po’ prima, in maniera anche forte», ha osservato il giornalista.
Una dichiarazione che lascia trasparire il peso delle tensioni accumulate nel corso della controversia e la delusione per il modo in cui la situazione si è sviluppata.
Sulla vicenda è intervenuta anche Claudia Di Pasquale, nuova co-conduttrice di Report, che ha invitato a superare le contrapposizioni.
«Non ha vinto nessuno, abbiamo perso tutti», ha dichiarato, aggiungendo che la redazione dovrà essere «più forte e rigorosa di prima».
Il messaggio è quello di una squadra chiamata a concentrarsi nuovamente sul lavoro giornalistico, lasciando che siano le inchieste a rappresentare il centro dell’attività della trasmissione.
Il futuro di Report e i prossimi passi giudiziari
Per Sigfrido Ranucci si apre ora una fase nella quale dovranno essere valutati tre fronti distinti: l’eventuale reclamo contro il rigetto della richiesta di reintegro, l’impugnazione della sospensione disciplinare e gli sviluppi dell’indagine sull’attentato.
Non è ancora possibile stabilire quali iniziative verranno effettivamente intraprese né quali saranno i tempi delle eventuali nuove decisioni giudiziarie. La situazione resta quindi aperta, mentre il futuro professionale del giornalista è ancora incerto.
Ranucci ha ribadito di voler continuare a fare informazione e di essere pronto, se necessario, a individuare nuove modalità per mettere la propria esperienza al servizio della società.
La prima decisione del tribunale del Lavoro è stata favorevole alla Rai rispetto alla richiesta urgente di reintegro, ma non chiude necessariamente la controversia. Nel frattempo, Report prosegue con una nuova conduzione e la sua redazione rivendica l’autonomia del lavoro investigativo.
Il nodo centrale resta quello del rapporto tra le decisioni aziendali, le pressioni politiche riconosciute nell’ordinanza e le garanzie di indipendenza dell’informazione. Una questione destinata a rimanere al centro dell’attenzione anche nei prossimi sviluppi della vicenda.








