Caos alla manifestazione, 124 agenti feriti e 436 identificati. Piantedosi durissimo: “È un attacco allo Stato”

Gli scontri avvenuti nei giorni scorsi in Val di Susa e a Bologna continuano ad alimentare il dibattito politico. A intervenire è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che definisce quanto accaduto un attacco diretto alle istituzioni e chiede una condanna unanime delle violenze da parte di tutte le forze politiche democratiche.

Secondo il titolare del Viminale, gli episodi registrati durante le manifestazioni rappresentano un’offensiva contro lo Stato e non possono trovare alcuna giustificazione. “La violenza va condannata senza alcuna indulgenza”, ribadisce il ministro, sottolineando la necessità di difendere il ruolo delle forze dell’ordine e il diritto dei cittadini a vivere in sicurezza.

Il bilancio degli scontri

Il bilancio della manifestazione in Val di Susa parla di 124 appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti e di 436 manifestanti No Tav identificati. Numeri che, secondo Piantedosi, testimoniano la gravità degli episodi e confermano la presenza di gruppi organizzati intenzionati allo scontro.

Il ministro respinge le accuse di un uso eccessivo della forza da parte di polizia e carabinieri, sostenendo che gli operatori abbiano agito con equilibrio, professionalità e nel pieno rispetto delle regole per contenere situazioni di particolare tensione.

“La sicurezza è un bisogno primario dei cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza politica o dalla condizione sociale”, afferma Piantedosi, ribadendo che il diritto a manifestare non può mai trasformarsi in una legittimazione della violenza.

Solidarietà agli agenti e al sindaco Lepore

Richiamando anche il recente intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro invita il mondo politico a esprimere una solidarietà concreta nei confronti delle donne e degli uomini in divisa.

“Colpire un agente significa colpire lo Stato”, sostiene Piantedosi, che sul caso di Bologna invita tuttavia ad attendere gli accertamenti della magistratura, evitando giudizi affrettati sui fatti avvenuti durante la manifestazione.

Il ministro esprime inoltre la propria vicinanza al sindaco di Bologna, Matteo Lepore, finito sotto scorta dopo le minacce ricevute. “Ha tutta la mia piena solidarietà”, afferma.

Il caso Roggero e il tema della sicurezza

Nel corso dell’intervento, Piantedosi affronta anche il caso del gioielliere Mario Roggero, ricordando che l’eventuale concessione della grazia è una prerogativa esclusiva del presidente della Repubblica e che la magistratura ha applicato la normativa vigente.

Il ministro rivendica inoltre le modifiche introdotte dal governo in materia di risarcimenti, evidenziando come la nuova disciplina preveda un concorso di colpa anche per chi commette un reato. A suo giudizio, il tema della sicurezza non può essere ridotto a una semplice contrapposizione politica, ma rappresenta una priorità concreta per il Paese.

Lo sguardo al 2027 e il futuro al Viminale

Guardando alle prossime elezioni politiche, Piantedosi difende l’operato dell’esecutivo, citando i risultati ottenuti nei settori della sicurezza, del lavoro, del turismo, delle infrastrutture, della sanità e dell’energia.

Sul possibile ruolo politico del generale Roberto Vannacci, il ministro minimizza ogni timore: “Non abbiamo alcun timore, perché dovremmo?”, afferma, invitando al tempo stesso a evitare che la campagna elettorale del 2027 si trasformi in uno scontro permanente tra schieramenti contrapposti.

Infine, sul proprio futuro al Ministero dell’Interno, Piantedosi evita di sbilanciarsi. “Non sta a me deciderlo”, conclude, riconoscendo comunque il lavoro svolto da Matteo Salvini durante il suo mandato al Viminale e affermando che un suo eventuale ritorno alla guida del ministero confermerebbe il valore della sua esperienza.