Lilli Gruber, bordata contro Meloni: “Sta trafficando per salvare se stessa”

La crisi delle democrazie liberali, l’avanzata delle destre radicali in Europa, il ritorno del populismo, le tensioni internazionali e il futuro della politica italiana. Sono questi alcuni dei temi affrontati da Lilli Gruber nell’intervista pubblicata sul Corriere della Sera e firmata da Aldo Cazzullo.
La giornalista e conduttrice televisiva propone una lettura fortemente critica dello scenario politico contemporaneo, mettendo in guardia dai rischi legati alla crescita dei movimenti sovranisti e dalle trasformazioni che stanno interessando le democrazie occidentali. Un’analisi che attraversa l’Europa, gli Stati Uniti e il Medio Oriente, per arrivare infine all’Italia e alla questione della violenza di genere.
L’Europa e l’avanzata dell’estrema destra
Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda la Germania e la crescita dell’AfD, il partito di destra radicale tedesco. Per Gruber, ridurre il fenomeno a una semplice disputa terminologica sarebbe un errore: dietro alcune delle proposte avanzate dal partito ci sarebbe una visione politica che mette in discussione i principi fondamentali sui quali si fondano le democrazie europee.
Particolare preoccupazione viene espressa per il tema della cosiddetta “remigrazione”, associato dall’intervistata a ipotesi di espulsioni e deportazioni su base etnica, e per quelli che considera riferimenti o aperture verso nostalgie legate al passato nazista della Germania.
Da qui nasce quello che Gruber considera uno dei grandi paradossi delle democrazie contemporanee: la libertà democratica consente anche alle forze che contestano radicalmente il sistema liberale di partecipare alla competizione politica.
Una contraddizione che, secondo la giornalista, rischia di diventare ancora più evidente in una fase caratterizzata da crisi economiche, guerre e crescente instabilità internazionale. Di fronte alle difficoltà, molti governi sembrano puntare soprattutto sul riarmo e sulla sicurezza, mentre rimangono aperte le grandi questioni sociali ed economiche che alimentano il malcontento.
Da Marine Le Pen a Donald Trump
Lo stesso schema, secondo Gruber, può essere osservato anche in altri Paesi occidentali. In Francia, la figura di Marine Le Pen rappresenta una delle espressioni più importanti della destra nazionalista europea.
La giornalista pone l’accento anche sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto la leader francese, sottolineando come la possibilità di una sua candidatura alla presidenza, nonostante una condanna per frode finanziaria, rappresenti un elemento significativo del clima politico attuale.
Ancora più netto è il giudizio su Donald Trump, descritto come una figura capace di alimentare il caos sul piano internazionale e di rappresentare un punto di riferimento per molte delle destre radicali occidentali.
Secondo Gruber, il trumpismo non sarebbe soltanto un fenomeno politico legato alla figura dell’ex presidente, ma un modello destinato a incidere profondamente sul rapporto tra potere politico, istituzioni e informazione. La personalizzazione del potere e l’utilizzo aggressivo della comunicazione diventano così, nella sua lettura, strumenti in grado di mettere sotto pressione gli stessi meccanismi democratici.
Medio Oriente, Iran e Israele
L’intervista si sposta quindi sul Medio Oriente, una delle aree più instabili del pianeta. Al centro dell’analisi ci sono soprattutto Iran e Israele.
L’Iran viene descritto come un Paese che, nonostante le difficoltà economiche e le pressioni internazionali, ha dimostrato una significativa capacità di resistenza. Nel quadro geopolitico regionale, Gruber legge le strategie di alcuni leader internazionali come parte di un più ampio tentativo di modificare profondamente gli equilibri del Medio Oriente.
Sul fronte israeliano, invece, la questione viene ricondotta non soltanto alle scelte del governo guidato da Benjamin Netanyahu, ma anche alla più ampia strategia relativa ai territori palestinesi.
Il principio richiamato dalla giornalista è quello dell’universalità del diritto internazionale: le stesse regole devono valere per tutti gli Stati e per tutti gli attori coinvolti. In questa prospettiva, una pace duratura non può prescindere dalla questione dell’occupazione e dalla ricerca di una soluzione politica al conflitto israelo-palestinese.
La politica italiana e il ruolo di Meloni
Lo sguardo di Gruber torna poi sull’Italia, dove il dibattito politico è dominato dagli equilibri interni al centrodestra, dalle possibili modifiche alla legge elettorale e dal futuro della coalizione di governo.
Al centro dell’analisi c’è Giorgia Meloni e la sua collocazione politica. La crescita di figure come Roberto Vannacci rappresenta, secondo la giornalista, uno degli elementi che potrebbero modificare gli equilibri della destra italiana.
Le posizioni dell’ex generale vengono giudicate con particolare severità: slogan e dichiarazioni provocatorie, secondo Gruber, non sarebbero sufficienti a costruire risposte concrete alle difficoltà economiche e sociali del Paese.
Una eventuale saldatura politica tra Meloni e Vannacci viene quindi considerata rischiosa perché potrebbe mettere in discussione l’immagine di una destra conservatrice, moderata ed europeista che la presidente del Consiglio ha cercato di accreditare anche sul piano internazionale.
Il centrosinistra e la sfida dell’area moderata
Sul fronte opposto rimane aperta la questione della costruzione di un’alternativa politica al centrodestra.
Per Gruber, una delle principali difficoltà del centrosinistra consiste nella capacità di aggregare un’area moderata sufficientemente ampia da trasformarsi in una coalizione competitiva sul piano elettorale.
La partita, dunque, non si giocherebbe soltanto sulla capacità di mobilitare il proprio elettorato tradizionale, ma soprattutto sulla possibilità di parlare a quella fascia di cittadini che non si riconosce pienamente nei due schieramenti e che può risultare decisiva in occasione delle prossime elezioni.
Informazione e libertà di stampa
Nella riflessione della giornalista trova spazio anche il futuro dell’informazione e il rapporto sempre più delicato tra politica e giornalismo.
Tra i casi citati c’è quello che ha coinvolto Sigfrido Ranucci, presentato da Gruber come un esempio delle pressioni che, a suo giudizio, il giornalismo può subire in un contesto politico nel quale il rapporto con il potere diventa sempre più conflittuale.
La difesa dell’autonomia dell’informazione viene quindi indicata come uno degli elementi essenziali per mantenere sano il funzionamento di una democrazia.
Femminicidi e cultura patriarcale
In chiusura, l’intervista affronta uno dei temi più drammatici della società italiana: la violenza contro le donne e il fenomeno dei femminicidi.
Gruber punta il dito contro quella che considera una forma di ipocrisia collettiva: l’indignazione e la commozione che accompagnano ogni nuova tragedia non sarebbero sufficienti se non vengono seguite da interventi concreti.
Il problema, nella sua analisi, affonda le radici in una cultura patriarcale ancora presente nella società e nei modelli educativi. Da qui il richiamo all’importanza dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, considerata uno degli strumenti attraverso cui intervenire prima che stereotipi, possesso e disuguaglianze possano trasformarsi in violenza.
È proprio su questo terreno che, secondo Gruber, si misura una delle contraddizioni più profonde del presente: da una parte una società che si dichiara indignata davanti ai femminicidi, dall’altra la resistenza a intervenire sulle cause culturali del fenomeno.
Una democrazia chiamata a difendersi
Dall’Europa all’America, dal Medio Oriente alla politica italiana, il filo conduttore dell’intervista è dunque la fragilità degli equilibri democratici.
Per Lilli Gruber, la crescita delle destre radicali, la personalizzazione del potere, la crisi dell’informazione e la difficoltà di affrontare le disuguaglianze sociali rappresentano segnali di una trasformazione profonda delle democrazie occidentali.
Una trasformazione che non riguarda soltanto i partiti o le istituzioni, ma anche la società e il modo in cui vengono affrontati temi come la libertà di stampa, l’educazione, la parità tra uomini e donne e la violenza di genere.
La sfida, in definitiva, non sembra essere soltanto quella di vincere le prossime elezioni, ma di capire quale modello di democrazia e di società l’Occidente intenda costruire nei prossimi anni.