Zaia: «Agli italiani bisogna dire la verità senza preoccuparsi di essere cecchinati dalle polemiche»

«Saranno i parametri a decidere nuove restrizioni. Si tratta di decisioni dettate da scelte sanitarie e non politiche». Lo dice Luca Zaia al Corriere della Sera, spiegando che «siamo di fronte a un nemico terribile». Un nemico «che ha condizionato i sistemi sanitari e l’economia del mondo intero. Davanti a una roba del genere, l’unica cosa che possiamo fare è condividere buone pratiche e cercare di attutire il colpo. Perché il colpo ci sarà».

Zaia: «I miei orari sono in modalità lockdown»

«In Veneto faremo quello che serve», aggiunge il governatore. «Quanto alla mia insonnia, è feconda. Mi spremo le meningi e cerco di farmi venire idee. Ho persino un block notes sul comodino. La verità è che i miei orari sono già tornati in modalità lockdown. E riprendo le riunioni quotidiane all’Unità di crisi. Praticamente, abiterò là».

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«La gente ha bisogno di vedere una squadra»

«Quanto al coprifuoco», continua Zaia, «faccio appello a tutti. Noi dobbiamo dire la verità. Dire le cose come stanno senza doverci preoccupare di essere cecchinati dalle polemiche. I cittadini hanno bisogno di vedere una squadra. Non può passare l’idea che il Covid sia colpa di qualcuno. Tutti i sistemi sanitari da noi ritenuti esemplari sono andati in crisi: Francia, Germania, Stati Uniti, Giappone».

L’affondo di Zaia contro i negazionisti

«Abbiamo 65 pazienti in terapia intensiva», afferma Zaia. «Il semaforo è arancione. Il nostro picco lo abbiamo registrato il 29 marzo con 356 pazienti. A 150, sono pronto ad aprire 10 ospedali Covid in Veneto. Perché quando si supera la massa critica, bisogna dividere completamente i percorsi. Ma questi numeri, ai negazionisti, beati loro, dicono poco».

«Vanno curati anche gli altri pazienti»

«Il virus», aggiunge Zaia, «sottopone il sistema sanitario a uno stress terribile. Noi oggi siamo passati da 494 a 1.000 posti nelle terapie intensive. Ma qualche centinaio di pazienti in terapia intensiva porta con sé migliaia di pazienti ricoverati in area non critica. Il Covid si cura, il vaccino arriverà. Ma quando il virus entra in maniera importante negli ospedali toglie la possibilità di curare gli altri pazienti».

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