Ylenia Carrisi, Romina Power: la verità da brividi 32 anni dopo

Il tempo sembra essersi fermato in quel lembo di terra tra le acque scure e il jazz che risuona lontano. C’è una sottile linea d’ombra che separa la normalità quotidiana dall’abisso, un momento in cui la luce si spegne e lascia il posto a un’attesa infinita. Era un gennaio diverso dagli altri, carico di promesse e di partenze, in una città che non dorme mai ma che sa custodire i suoi segreti più profondi.
In quel contesto di apparente libertà, una giovane donna camminava verso il proprio destino, portando con sé la freschezza dei suoi anni e una curiosità che l’aveva spinta lontano da casa. Il mondo la guardava attraverso gli occhi dei suoi genitori, icone di un’epoca, ma lei cercava una propria identità, un sentiero che fosse solo suo, lontano dai riflettori che avevano illuminato la sua infanzia.Tutto è mutato in un istante, quando il silenzio ha preso il sopravvento sulle parole.
Non ci sono stati rumori assordanti, solo un vuoto improvviso che ha iniziato a scavare nel cuore di chi restava. La speranza, inizialmente solida, ha cominciato a incrinarsi sotto il peso di ore che diventavano giorni, trasformando una ricerca in un tormento che dura da decenni.Tra le pieghe di questa storia, emerge oggi un dettaglio che squarcia il velo del tempo. Una presenza inaspettata si è manifestata nel momento del bisogno, offrendo un conforto che va oltre la semplice solidarietà tra colleghi. Un gesto rimasto a lungo nell’ombra, una scelta di vicinanza che ha segnato profondamente l’animo di una madre colpita dall’evento più t*rribile.
Le parole sono tornate a galla come frammenti di un mistero mai risolto, portando con sé l’eco di una conversazione che ha cambiato la prospettiva sul d*lore. Dietro quella cornetta alzata in un momento di disperazione, si nascondeva un segreto di empatia pura, un legame invisibile che ha unito due icone del cinema e della musica in un abbraccio lontano dai flash.
Quella voce amica non era una voce qualunque, ma il segno di una vicinanza che avrebbe lasciato un’impronta indelebile nella memoria di chi ancora oggi non smette di aspettare. Un contatto umano così potente da diventare, a distanza di trent’anni, la chiave per comprendere la forza di una resistenza che sfida ogni logica e ogni rassegnazione.
A distanza di oltre trent’anni dalla scomparsa di Ylenia Carrisi, avvenuta a New Orleans nel gennaio del 1994, Romina Power è tornata a condividere dettagli toccanti e finora poco noti su quei giorni d*ammatici. Ospite al programma programma di Rai Radio2 condotto da Serena Bortone e Max Cervelli , l’artista ha rivelato un episodio di profonda umanità che l’ha legata a un’altra leggenda dello spettacolo: Sophia Loren.
Durante le prime fasi delle ricerche, quando l’a*goscia stringeva la famiglia in una morsa insopportabile, la Loren chiamò personalmente Romina. La diva del cinema si mise a piangere al telefono, offrendo un sostegno sincero e spontaneo, parlando “da mamma a mamma”. Questo gesto di solidarietà pura colpì profondamente la Power, che oggi ricorda quella telefonata come uno dei pochi momenti di vero calore umano in un periodo di buio totale.Il racconto si snoda tra i ricordi di una New Orleans in cui la famiglia rimase per circa un mese, prima che Al Bano decidesse di rientrare in Italia per impegni professionali.
Romina ha ribadito la sua ferma convinzione: non crede alla versione del guardiano dell’acquario riguardo al presunto salto nel Mississippi. Per lei, le indagini condotte dalle autorità americane e dall’FBI furono lacunose e approssimative, segnate da limiti burocratici poiché la figlia era maggiorenne.
Nonostante il tribunale di Brindisi abbia dichiarato la m*rte presunta nel 2014, la madre continua a nutrire una speranza che non conosce resa. Romina ha descritto Ylenia come una ragazza colta, brillante, a cui mancava un solo esame per la laurea al King’s College, sottolineando la sua capacità di nuotatrice esperta come prova contro la tesi dell’i*cidente fluviale.
Il desiderio dell’artista è ora quello di trasformare il d*lore in qualcosa di costruttivo, proponendo la creazione di una Fondazione dedicata alle persone scomparse. L’obiettivo è quello di non lasciare sole le famiglie che vivono lo stesso d*amma, fornendo supporto e mantenendo accesi i riflettori su casi che rischiano di finire nell’oblio, proprio come quello della sua amata primogenita.


