Via libera per la Ocean Viking. I profughi sbarcano a Pozzallo


Nuovi sbarchi in Italia guarda caso dopo le elezioni in Umbria, ma il vero braccio di ferro riguarda il tacito rinnovo del memorandum con la Libia, che scadrebbe il 2 novembre, sul sostegno alla Guardia costiera di Tripoli.

I 104 migranti a bordo di Ocean Viking, la nave di Msf ed i 90 recuperati dalla Alan Kurdi possono sbarcare a Pozzallo, dopo che è stato raggiunto un accordo sul ricollocamento con Francia e Germania. Lo stesso Michael Fark, capomissione di Medici senza frontiere, ha stigmatizzato la solita latitanza europea: «Dispiace che solo tre Stati facciano parte di questa soluzione».

Gioco facile per il leader della Lega, Matteo Salvini, che ha accusato l’esecutivo giallo rosso dell’«ennesima calata di braghe, ennesimo favore a una Ong che incoraggia gli scafisti a continuare i loro traffici». I numeri parlano chiaro: dall’inizio del mese sono sbarcati 1854 migranti rispetto ai 1007 dello stesso mese di un anno fa quando era in atto la politica dei porti chiusi di Salvini. A settembre sono arrivati in 2498 rispetto ai 947 dello stesso periodo nel 2018.

Costanza Hermanin di Più Europa ha evidenziato che il governo si è svegliato solo ieri, dopo 11 giorni di attesa dei migranti in mare, timoroso di aprire i porti prima del voto umbro, che in ogni caso è stato disastroso.

Nel frattempo sono stati tratte in salvo «15 persone, 6 uomini, 2 donne, 2 bambini e 5 minori» da Open arms, la nave dell’omonima Ong spagnola, più volte sequestrata e lasciata andare. I talebani dell’accoglienza di Sea watch sono riusciti a fare ridecollare l’aeroplanino di ricognizione Moonbird, finanziato dalla chiesa evangelica tedesca, che in estate era rimasto fermo a Lampedusa bloccato dall’Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile. Il ricognitore ha individuato il piccolo gommone, ma una nave cargo nelle vicinanze non sarebbe intervenuta secondo gli oltranzisti tedeschi.

Il vero nodo sono gli accordi con la Libia sul contrasto all’immigrazione clandestina voluti ancora dal ministro dell’Interno, Marco Minniti del governo Gentiloni di centro sinistra. Il 2 novembre si rinnova tacitamente il memorandum italo-libico e le Ong hanno già cominciato a lanciare appelli espliciti al governo per interrompere il sostegno alla Guardia costiera libica, che dall’inizio dell’anno ha intercettato circa 7mila migranti riportandoli a terra. In una situazione sempre più precaria dettata dall’assedio di Tripoli da parte di Khalifa Haftar. Ieri 600 migranti del centro di detenzione governativo di Abu Slim, minacciato da bombardamenti, sono stati lasciati andare nel caos.

Non è un caso che l’Arci abbia reso noto nelle ultime ore la traduzione di un nuovo decreto del governo Serraj emanato il 15 settembre. Secondo Tripoli «le Organizzazioni non governative che intendono svolgere attività di ricerca e soccorso nelle acque di competenza libica devono richiederne formalmente l’autorizzazione». Le navi che non lo fanno «saranno sequestrate e condotte nel porto libico più vicino». I naufraghi salvati dalle Ong non sono costretti a tornare in Libia, ma le navi umanitarie non devono «bloccare le operazioni di ricerca e salvataggio» della guardia costiera locale. Il personale libico «è autorizzato a salire a bordo» delle navi delle Ong «ad ogni richiesta e per tutto il tempo valutato necessario, per motivi legali e di sicurezza». Il decreto sta scatenando un putiferio mentre il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, ha denunciato che «il regolamento di Dublino è fallito». E spiegato che in futuro «la ripartizione dei migranti» verrà decisa con una procedura «alle frontiere esterne della Ue».