Terrorismo islamico, zero attentati in Italia? Nessuno bombarda il ponte su cui passa

 

Passata la sbornia mediatica delle elezioni americane, angosciati dai misteriosi DPCM del governo, spaventati dalle cifre del contagio, gli italiani hanno già dimenticato l’attentato del 2 novembre a Vienna costato la vita a 4 innocenti (e il ferimento di 22) per mano di terroristi jihadisti.

Se da noi la vicenda è già stata archiviata nel resto d’Europa non ha portato a grandi reazioni. Solite dichiarazioni di cordoglio delle autorità locali, soliti appelli di Bruxelles a “difesa dei nostri valori”. Nulla più. Intanto le indagini hanno rilevato che uno degli assalitori (ferito e arrestato) era un ventenne parte di un gruppo salafita chiamato “I leoni dei Balcani” operativo tra Bosnia e Kosovo.

La sua è una storia esemplare che mostra quanto continui a non essere compreso il fenomeno jihadista nei paesi europei nonostante sia presente da decenni e in continua espansione.

Il giovane terrorista, già noto alla polizia austriaca dal 2018 per la sue inclinazioni estremiste, viene bloccato in Turchia mentre cerca di raggiungere l’Iraq per unirsi allo Stato Islamico. Rimandato in Austria viene condannato a 22 mesi ma dopo 9 viene rilasciato sperando in una sua de-radicalizzazione. Auspicio fallito.

L’attentato di Vienna segue di quattro giorni la strage di Nizza quando un tunisino, anche lui ventenne e proveniente dall’Italia, ha sgozzato tre persone in una chiesa. Anche dopo questo episodio frasi di circostanza, cordoglio e niente più. Come sia possibile questa totale acquiescenza e mancanza di reazione a livello europeo lo abbiamo chiesto a Sherif El Sebaie, opinionista ed esperto di Medio Oriente, egiziano e musulmano. «Il terrorismo jihadista è un problema che tutto il mondo Occidentale ha dall’11 settembre 2001.

Si tratta di un fenomeno ormai ben radicato e che ha trovato terreno fertile nelle comunità immigrate, soprattutto nelle seconde generazioni. Comunità che provengono da un mondo in cui la fede è un sentimento vivo e quotidiano ma che si ritrovano in un’Europa dominata dal laicismo dove non c’è più rispetto per il sacro. Le vignette di Charlie Hebdo offendono tutti i musulmani, anche quelli moderati. Ma sono i più radicalizzati a reagire con la violenza, spesso usando il movente religioso come copertura per delle logiche politiche».

Ma quanti sono i jihadisti nel mondo islamico? “Su un miliardo e mezzo di credenti, sono comunque una minoranza. Sicuramente non trascurabile, ma pur sempre tale. Pericolosa non solo per cristiani ed ebrei, visto che molti musulmani ne sono stati vittima. Bisogna ricordare che finita la guerra in Afghanistan nel 1989 molti combattenti mujaheddin sono tornati nei paesi di origine e per una decina d’anni (fino al 2000) hanno cercato di instaurare regimi integralisti con la violenza e gli attentati.

Fallito l’obiettivo hanno esportato il terrorismo in America e in Europa». Questa spirale di sangue non ha mai colpito l’Italia. Come mai? «L’Italia non ha una politica estera significativa, soprattutto in Medio Oriente.

È un paese di immigrazione abbastanza recente e solo adesso cominciano a prendere corpo i ghetti e i disagi degli immigrati di seconda generazione. Molti poi emigrano altrove e persino quelli che sbarcano poi si dirigono in altri paesi. Ma c’è anche l’ipotesi che i jihadisti vogliano mantenere l’Italia neutrale come punto di passaggio e base logistica per il rifornimento di documenti falsi». Per noi sembra valere il vecchio adagio: non si bombarda il ponte su cui si passa. Almeno per ora.

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