Scontri Milano, i genitori dei fermati rompono il silenzio

Dopo due giorni di forte tensione, a parlare sono le famiglie dei ragazzi coinvolti, e le loro parole non lasciano indifferenti.
Madri e padri si sono ritrovati davanti agli uffici della polizia, arrivati in fretta con ogni mezzo possibile.
Molti hanno scoperto quanto accaduto solo attraverso una telefonata nel cuore della notte o un video circolato sui social.
Le reazioni sono le più diverse: c’è chi è preoccupato, chi si sente tradito e chi fatica ancora a crederci.
Alcuni genitori non sapevano neppure che i propri figli si trovassero lontano da casa in quelle ore.

Altri, invece, non cercano giustificazioni e chiedono che eventuali responsabilità vengano accertate fino in fondo, anche se a pagare dovessero essere i loro figli.
Tra i giovani coinvolti c’è anche chi giura di non aver fatto nulla e di essersi trovato semplicemente nel posto sbagliato.
Storie molto diverse tra loro, che raccontano famiglie di origini differenti accomunate dalla stessa angoscia e dalle stesse domande.
Tra lacrime, rabbia e abbracci, emerge il ritratto di una generazione che interroga profondamente il mondo degli adulti.
Ma cosa hanno raccontato i genitori dei ragazzi fermati e cosa rischiano adesso i loro figli?

Quando un figlio non torna a casa, ogni minuto di attesa sembra davvero interminabile.
Telefoni spenti, messaggi senza risposta e poi la chiamata che nessun genitore vorrebbe mai ricevere.
È quanto hanno vissuto molte famiglie nelle ultime ore, tra preoccupazione, rabbia e tanti interrogativi.
Il riferimento è ai disordini avvenuti a Milano sabato 17 e domenica 18 ottobre durante le manifestazioni di Italia in piazza.
Davanti alla questura di via Fatebenefratelli sono arrivati genitori italiani e stranieri, come riportano Corriere della Sera e Repubblica.

Un padre romeno, in Italia da trent’anni, non cerca scuse: «Sono deluso. Se ha sbagliato, pagherà».
Un papà tunisino mostra il video in cui il figlio diciassettenne viene portato via dagli agenti: «Oggi dovevano andare a scuola».
C’è poi chi si proclama innocente, come Hassan, trattenuto per 19 ore: «Siamo usciti dal metrò e mi hanno acchiappato. Ma io non ho fatto niente».
Un padre arrivato da Parma racconta la telefonata della polizia alle due di notte, con l’invito a cercare un avvocato.
Una mamma ucraina, che cresce i figli da sola, non sapeva che il figlio di 14 anni e mezzo fosse andato a Milano: «Voglio solo abbracciarlo, e dirgli di fare la cosa giusta».







