“Sapevano che era innocente”. Garlasco, clamoroso su Stasi

Nuova svolta nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Al centro degli accertamenti della Procura di Pavia ci sono i dati grezzi delle analisi effettuate nel 2007 sul Dna trovato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Secondo la nuova ricostruzione, dopo il primo risultato ritenuto compatibile con Chiara Poggi sarebbero stati eseguiti altri due test, entrambi negativi, i cui esiti non sarebbero mai stati inseriti nei fascicoli dell’epoca.

Il caso del Dna sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi torna così al centro dell’attenzione a quasi vent’anni dalla morte di Chiara Poggi. La nuova inchiesta della Procura di Pavia sta infatti esaminando alcuni elementi emersi dall’analisi dei cosiddetti “dati grezzi”, i file generati direttamente dagli strumenti utilizzati nei laboratori del Ris di Parma durante le indagini del 2007.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la Procura sarebbe entrata in possesso di questo materiale il 6 novembre 2025. L’analisi dei dati sarebbe stata effettuata sia dai consulenti della difesa di Alberto Stasi sia dai tecnici incaricati dalla Procura, arrivando, secondo quanto riferito, a risultati coincidenti.

Il campione “bu_p” e quel Dna sui pedali

Al centro degli accertamenti c’è il campione denominato “bu_p”, ottenuto mettendo insieme due prelievi effettuati sui pedali della bicicletta da uomo sequestrata ad Alberto Stasi.

Il reperto era stato raccolto l’11 settembre 2007, nelle prime fasi delle indagini sulla morte di Chiara Poggi, trovata senza vita nella sua abitazione di Garlasco.

Prima del prelievo erano stati eseguiti anche un esame con luminol e un combur test, entrambi risultati negativi alla ricerca di tracce di sangue. Successivamente, sul materiale prelevato dai pedali furono effettuate le analisi genetiche.

Il primo esame avrebbe dato un risultato definito “inibito”. Dopo la purificazione del campione venne invece effettuata una nuova analisi, dalla quale sarebbe emersa una quantità di Dna pari a 2,78 nanogrammi.

Quel risultato venne considerato rilevante perché il profilo genetico ottenuto sarebbe risultato compatibile con quello di Chiara Poggi. Il dato entrò quindi nella complessa ricostruzione probatoria del procedimento a carico di Alberto Stasi, successivamente condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.

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I due test successivi

È proprio su ciò che sarebbe accaduto dopo quel risultato che si concentra ora l’attenzione della Procura di Pavia.

Secondo la nuova ricostruzione, sullo stesso campione sarebbero stati effettuati altri due test di verifica. Entrambi, stando ai dati recuperati, avrebbero dato esito negativo.

Il nodo investigativo riguarda soprattutto la presunta mancata documentazione di queste analisi. I due risultati, secondo quanto emerso finora, non sarebbero stati inseriti negli atti dell’indagine del 2007 né comunicati alla Procura che all’epoca coordinava gli accertamenti.

Sarà ora necessario stabilire con precisione chi effettuò quelle contro-analisi, per quale ragione furono disposte e, soprattutto, perché i relativi risultati non sarebbero stati riportati nella documentazione ufficiale.

Ascoltati i carabinieri del Ris

Per fare luce sulla vicenda, nei giorni scorsi la Procura di Pavia avrebbe ascoltato alcuni carabinieri del Ris di Parma che parteciparono alle attività di laboratorio del 2007.

Tra le persone sentite figura anche Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire ogni passaggio della catena di analisi, dalla raccolta del materiale biologico fino alla registrazione e alla conservazione dei risultati.

Particolare attenzione viene riservata proprio ai dati grezzi, che potrebbero consentire di ricostruire le operazioni compiute dagli strumenti di laboratorio e verificare la sequenza degli esami effettuati sul campione.

La difesa di Stasi guarda alla revisione

La novità potrebbe avere un peso anche sul piano giudiziario. La difesa di Alberto Stasi, rappresentata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, starebbe valutando i nuovi elementi in vista dell’eventuale richiesta di revisione del processo.

Il punto da chiarire è se i due risultati negativi possano essere considerati una nuova prova e quale spiegazione scientifica possa essere fornita alla differenza tra il dato di 2,78 nanogrammi emerso dall’analisi del 2007 e gli esiti delle successive verifiche.

La sola esistenza di risultati differenti, tuttavia, non chiarisce automaticamente quale sia l’origine della discrepanza. Saranno gli accertamenti tecnici e giudiziari a dover stabilire il significato dei diversi dati.

L’ipotesi dello scambio di provette

Tra gli aspetti che la Procura starebbe approfondendo c’è anche l’origine del profilo genetico associato al campione dei pedali.

Una delle ipotesi investigative riguarda un possibile errore nella registrazione dei dati o uno scambio di provette. L’attenzione nasce anche dalla particolare somiglianza tra il profilo attribuito al campione dei pedali e quello associato al reperto 29, il cucchiaino utilizzato da Chiara Poggi per la colazione.

Si tratta, al momento, di ipotesi che dovranno essere verificate attraverso gli accertamenti in corso.

La Procura di Pavia sta quindi cercando di ricostruire nel dettaglio la storia di quel campione biologico e delle analisi eseguite quasi vent’anni fa. Il punto centrale sarà capire se i due test negativi rappresentino un elemento realmente nuovo e quale valore possano assumere nel quadro complessivo delle prove già esaminate nel processo.

Il Dna sui pedali, uno degli elementi più discussi della vicenda giudiziaria di Garlasco, torna così sotto i riflettori. E saranno ora i nuovi accertamenti scientifici e giudiziari a stabilire se i dati recuperati possano modificare la lettura di quella prova e quale eventuale rilevanza possano avere nell’ambito della procedura di revisione.