Processo per stupro di gruppo, Ciro Grillo e suoi 3 amici condannati: pene tra 6 e 8 anni

Il Tribunale di Tempio Pausania infliggia provvisionali alle parti civili e chiama in causa una vicenda dibattuta che dura da oltre tre anni
Tempio Pausania, 24 settembre 2024 (ANSA) – Dopo oltre tre ore di camera di consiglio, il Tribunale di Tempio Pausania ha emesso la sentenza di primo grado nel processo per violenza sessuale di gruppo che vedeva imputati Ciro Grillo, figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle, e tre suoi amici.
Le condanne Il collegio presieduto da Marco Contu ha inflitto 8 anni di reclusione a Ciro Grillo, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria. A Francesco Corsiglia sono stati comminati 6 anni e 6 mesi. Per i primi tre è stata inoltre stabilita una provvisionale di 10mila euro da versare alle parti civili, mentre Corsiglia dovrà corrispondere 5mila euro.
I fatti contestati I quattro sono accusati di aver abusato di due ragazze nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2019 nella villa della famiglia Grillo a Porto Cervo, in Costa Smeralda. L’accusa, sostenuta dal procuratore Gregorio Capasso, aveva chiesto 9 anni di reclusione per tutti, descrivendo gli imputati come “inattendibili” per le versioni cambiate nel corso delle indagini.

Assenti imputati e vittima Né i quattro giovani né la studentessa italo-norvegese che ha denunciato lo stupro erano presenti in aula al momento della lettura. L’avvocata Giulia Bongiorno, attuale legale della denunciante, ha spiegato: «L’ho vivamente sconsigliata, ma è come se fosse qui».
Alla lettura della sentenza, la giovane è scoppiata in lacrime di gioia, come raccontato dall’avvocata: «Piangeva e mi ringraziava».
La difesa e le reazioni Gli avvocati degli imputati avevano chiesto l’assoluzione piena, sostenendo che il rapporto fosse consensuale e che la presunta vittima non fosse credibile. Dopo la sentenza, l’avvocato di Ciro Grillo ha commentato: «Siamo molto delusi. Aspettiamo le motivazioni e proporremo appello».
Opposta la soddisfazione di Giulia Bongiorno: «Questa sentenza non segna la fine della sofferenza della mia assistita, ma le dà significato. È un verdetto importante per tutte le donne: dimostra che chi denuncia può avere giustizia. Nonostante le prove fossero poderose – dai video agli esami tossicologici sul ‘beverone’ di vodka – non ci si abitua mai ad attendere una sentenza. Ha un forte valore per tutte noi. In processi come questo, si fanno migliaia di domande: se rispondi ‘non ricordo’, ti accusano di mentire. Si teme di non essere credute, ma noi avevamo una certezza: la verità della vittima. All’inizio ero indecisa se accettare: sembrava un caso senza evoluzioni. Ma dopo aver visto la mia assistita – distrutta, etichettata come ‘mezza pazza’ da un lato e ‘assetata di s***o’ dall’altro – ho capito che dovevamo esserci. Abbiamo lavorato in salita, contro un clima tossico».
Un processo lungo e complesso Il procedimento è durato oltre tre anni, tra rinvii e polemiche. A inizio settembre l’udienza era stata rinviata per il lutto che aveva colpito il presidente del collegio giudicante. Ora la sentenza di primo grado rappresenta un passaggio cruciale, in attesa dei gradi successivi di giudizio.
Note di metodo
- La conclusione del processo arriva in un contesto di ampio dibattito pubblico sul tema delle violenze sessuali e della credibilità delle vittime.
- Le parti civili hanno ottenuto provvisioni economiche per le ferite subite, condizione che potrebbe essere confermata o riformata in eventuali gradi successivi.
- La difesa annuncia ricorso, segno che la battaglia legale, oltre che penale, proseguirà.
Prossimi passi A questo primo grado seguono le eventuali impugnative in appello e/o in cassazione, che potrebbero ridefinire l’esito delle responsabilità e gli importi delle provvisionali, a seconda delle motivazioni che il Tribunale dovrà fornire entro i tempi previsti.