“Posso governare il paese”. Ranucci, arriva adesso l’annuncio
Il giornalista presenta a Roma il suo ultimo libro, “Il ritorno della casta”, e fa chiarezza sulle indiscrezioni che lo vorrebbero protagonista della politica nazionale. Poi guarda al futuro dopo l’addio alla conduzione di Report: «Continuerò a occuparmi di diritti civili e delle persone più vulnerabili».
Nessuna candidatura, nessun ingresso in un partito e, soprattutto, nessuna intenzione di trasformare il proprio ruolo di giornalista in un impegno politico. Sigfrido Ranucci mette un punto fermo alle indiscrezioni che da tempo lo indicano come possibile protagonista della scena politica nazionale.
A margine della presentazione del suo ultimo libro, Il ritorno della casta, organizzata alla Villetta Social Lab, nel quartiere Garbatella di Roma, l’ex conduttore di Report ha affrontato direttamente il tema, ribadendo la propria volontà di rimanere fedele alla professione giornalistica.
«La politica è un mestiere, io sono un giornalista»
Ranucci ha respinto con decisione l’ipotesi di una sua discesa in campo. Secondo il giornalista, le voci su una possibile candidatura deriverebbero da una sovrapposizione tra il forte consenso ottenuto dal suo lavoro e una presunta volontà di entrare nelle istituzioni.
Una prospettiva che Ranucci non condivide. La politica, ha spiegato, è un mestiere di grande responsabilità che richiede competenze e una vocazione specifica. Il suo percorso, invece, è un altro: quello del reporter e del giornalista d’inchiesta.
Ranucci ha inoltre sottolineato di non sentirsi all’altezza di ricoprire incarichi istituzionali, rivendicando con orgoglio la propria identità professionale. Una posizione che arriva anche attraverso una critica al modo in cui, a suo giudizio, una parte della politica tende sempre più a privilegiare la dimensione televisiva e mediatica rispetto al lavoro istituzionale.
La sua intenzione, dunque, resta quella di continuare a fare ciò che conosce meglio: andare sul campo, cercare documenti, raccogliere testimonianze e raccontare ciò che spesso rimane lontano dai riflettori.
Il sondaggio e il consenso del pubblico
Nel corso dell’incontro, Ranucci ha richiamato anche un recente sondaggio SWG realizzato per La7, citando alcuni numeri che, a suo giudizio, restituiscono la distanza tra la percezione mediatica della sua figura e quella dell’opinione pubblica.
Secondo i dati menzionati dal giornalista, il 7 per cento degli intervistati avrebbe indicato Ranucci tra le figure gradite, mentre il 63 per cento degli italiani lo avrebbe considerato una persona credibile per la guida del Paese.
Numeri che Ranucci ha utilizzato non per accreditare una propria candidatura, ma per sottolineare la forza del rapporto costruito negli anni con il pubblico attraverso il giornalismo d’inchiesta.
Il consenso, però, non significa necessariamente ambizione politica. Anzi, il giornalista ha ribadito la necessità di non confondere la fiducia conquistata attraverso il lavoro giornalistico con la volontà di trasformare quella popolarità in consenso elettorale.
L’addio a Report e le domande sulla Rai
Nel corso dell’incontro non poteva mancare il tema del suo rapporto con la Rai e del futuro di Report, dopo il cambiamento del suo ruolo all’interno del servizio pubblico.
Ranucci ha ammesso di non avere ancora compreso fino in fondo le ragioni che avrebbero portato i vertici di Viale Mazzini a modificare la sua posizione e ad allontanarlo dalla conduzione dello storico programma d’inchiesta.
Una vicenda che, secondo il giornalista, potrebbe essere legata anche al peso che una figura come la sua ha assunto nel panorama dell’informazione italiana. Ranucci ha lasciato intendere che la politica potrebbe considerarlo più temibile nel ruolo di giornalista e conduttore d’inchiesta che in quello, ipotetico, di candidato politico.
È proprio il giornalismo, dunque, il terreno sul quale Ranucci sembra intenzionato a continuare la propria battaglia.
«Continuerò a occuparmi delle persone più fragili»
Il nuovo scenario professionale non sembra aver modificato le priorità del giornalista. Ranucci ha confermato la volontà di proseguire il proprio impegno civile, concentrandosi in particolare sulla difesa dei diritti e sulle condizioni delle fasce più vulnerabili della popolazione.
Il futuro potrebbe svilupparsi attraverso nuove piattaforme, nuovi progetti editoriali e differenti forme di informazione e ricerca. L’obiettivo, tuttavia, rimane lo stesso: continuare a raccontare la realtà attraverso l’inchiesta.
Il messaggio lanciato alla Garbatella appare quindi chiaro. Di fronte alle indiscrezioni su una possibile carriera politica, Ranucci sceglie di rivendicare il proprio mestiere e la propria storia professionale.
Nessuna discesa in campo, almeno per ora. La sua partita, piuttosto, resta quella del giornalismo: sul campo, tra documenti, testimonianze e inchieste.