Pensioni, aumenti in vista: di quanto cresce l’assegno da gennaio 2027
L’adeguamento delle pensioni rappresenta ogni anno uno degli appuntamenti più attesi da milioni di italiani. In un periodo segnato dall’aumento del costo della vita e dall’inflazione che continua a incidere sui bilanci familiari, anche un piccolo incremento dell’assegno previdenziale può fare la differenza.
Al centro del sistema c’è la perequazione automatica, il meccanismo che consente di adeguare le pensioni all’andamento dell’inflazione, con l’obiettivo di preservarne il potere d’acquisto. L’aggiornamento viene effettuato automaticamente dall’INPS sulla base dei dati forniti dall’Istat, senza che i pensionati debbano presentare alcuna domanda.
Come funziona la rivalutazione
La perequazione serve a compensare gli effetti dell’aumento dei prezzi sui redditi da pensione. Ogni anno il Governo stabilisce la percentuale di rivalutazione prendendo come riferimento l’indice dell’inflazione calcolato dall’Istat.
Secondo le prime simulazioni riportate da Brocardi.it e basate sulle previsioni contenute nel Documento di Finanza Pubblica, l’inflazione media del 2026 potrebbe attestarsi intorno al 2,8%. Se questa stima dovesse essere confermata, la rivalutazione delle pensioni in vigore dal gennaio 2027 potrebbe risultare più elevata rispetto all’1,4% riconosciuto per l’anno precedente.
Chi beneficerà dell’aumento
Come previsto dall’attuale sistema, la rivalutazione non sarà identica per tutti.
Gli assegni fino a circa 2.447 euro lordi mensili, pari a quattro volte il trattamento minimo INPS, dovrebbero beneficiare dell’adeguamento pieno.
Per gli importi superiori, invece, l’aumento verrà riconosciuto in misura progressivamente ridotta sulla quota eccedente la soglia prevista dalla normativa, con l’obiettivo di garantire una maggiore tutela alle pensioni medio-basse.
Le possibili novità per pensione minima e assegno sociale
Se il tasso di rivalutazione dovesse effettivamente attestarsi al 2,8%, potrebbero aumentare non solo le pensioni ordinarie, ma anche diverse prestazioni assistenziali.
Secondo le simulazioni:
- la pensione minima potrebbe passare dagli attuali 611,85 euro a circa 628,98 euro al mese;
- l’assegno sociale potrebbe salire da 546,24 euro a circa 561,54 euro mensili.
Adeguamenti sarebbero previsti anche per le pensioni di invalidità civile, per le prestazioni destinate ai non vedenti e per alcuni limiti reddituali necessari ad accedere alle misure assistenziali.
Quando saranno ufficiali gli aumenti
Per conoscere gli importi definitivi bisognerà però attendere la conclusione del 2026. Solo dopo la pubblicazione dei dati ufficiali sull’inflazione da parte dell’Istat e il successivo decreto del Ministero dell’Economia verranno fissate le percentuali definitive che l’INPS applicherà ai cedolini di gennaio 2027.
Al momento si tratta quindi di stime, che potrebbero essere riviste nei prossimi mesi in base all’andamento dell’inflazione.
Resta però confermato il principio alla base del sistema di perequazione: adeguare automaticamente gli assegni pensionistici al costo della vita, garantendo una tutela maggiore ai trattamenti economici più bassi.