“Non mi presto”. Schlein e Conte, rottura totale: adesso è caos
La risposta di Giuseppe Conte a Elly Schlein arriva a poche ore dal discorso con cui la segretaria del Partito Democratico ha rilanciato la propria linea davanti alla Direzione del partito. Un botta e risposta che mette nuovamente in evidenza le difficoltà nella costruzione del cosiddetto campo largo e le profonde distanze tra Pd e Movimento 5 Stelle su programma, politica estera e spese militari.
Conte sceglie di affidare la propria replica a un messaggio breve e a un video registrato durante un’iniziativa a Frosinone. A corredo delle immagini, una sola parola: «Chiaro?».
Nel filmato, il leader del Movimento 5 Stelle si rivolge direttamente agli iscritti e rivendica il mandato ricevuto dalla propria base: cambiare il Paese senza annacquare le posizioni del Movimento pur di trovare un punto di incontro con le altre forze dell’area progressista.
Conte: «Io a questo non mi presto»
Il leader pentastellato mette nel mirino il rischio che il programma comune possa trasformarsi in una sintesi troppo debole a causa dei compromessi tra le diverse forze politiche.
Conte elenca quelli che considera i condizionamenti esterni che potrebbero finire per modificare l’impostazione del progetto: dagli Stati Uniti a Bruxelles, passando per le banche, i grandi gruppi energetici e l’industria degli armamenti.
Il punto, per il presidente del M5S, è non sacrificare l’identità politica del Movimento in nome dell’alleanza.
«Se non si riesce a cambiare l’Italia e viene fuori un progetto diluito, annacquato, perché poi iniziano i compromessi tra le singole forze politiche», sostiene Conte, prima di concludere con una frase destinata a far discutere: «Io a questo non mi presto».
Il programma e il mandato degli iscritti
Lo scontro riguarda anche il metodo con cui costruire il programma dell’eventuale coalizione.
Conte rivendica il percorso di partecipazione promosso dal Movimento attraverso Nova, il progetto che, secondo quanto riferito dal leader pentastellato, ha coinvolto circa 17mila cittadini in 105 città e quasi 2mila tavoli di lavoro.
Da questo percorso, sostiene Conte, sarebbe arrivato un mandato politico preciso.
«Siete voi che mi state chiedendo di cambiare il Paese in quel modo lì che avete scritto e che avete votato», afferma rivolgendosi agli iscritti.
Il messaggio è chiaro: il Movimento è disposto a confrontarsi con gli alleati, ma non intende rinunciare alle proprie battaglie per rendere più semplice la costruzione della coalizione.
Politica estera, la distanza più evidente
È però sulla politica estera che le differenze tra Pd e M5S sembrano emergere con maggiore forza.
Durante l’iniziativa “Il coraggio della pace”, a Sesto Fiorentino, Conte ha ribadito che un eventuale governo progressista non potrebbe limitarsi a proseguire l’attuale linea dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
«Non possiamo batterci per un governo progressista continuando a fare la stessa politica estera di Giorgia Meloni», ha dichiarato il leader del Movimento, annunciando la volontà di battersi per un cambiamento radicale.
Anche sul concetto di compromesso Conte traccia una linea precisa. A suo giudizio, trovare una mediazione non significa rinunciare alle proprie convinzioni, ma ascoltare le ragioni degli altri senza sottrarsi alla responsabilità di assumere decisioni chiare.
Sul conflitto russo-ucraino, inoltre, Conte sostiene di rappresentare una parte consistente dell’opinione pubblica italiana favorevole a un cambio di impostazione.
Il nodo del riarmo
Un altro terreno di forte contrapposizione è quello delle spese militari.
Conte contesta l’aumento degli investimenti nella difesa in una fase nella quale, secondo la sua lettura, i salari reali italiani hanno subito una significativa perdita di potere d’acquisto.
«Con i salari reali in Italia che sono crollati negli ultimi anni di 8-9 punti, un governo può deliberare una spesa militare aggiuntiva all’incirca di 14 miliardi?», domanda il leader pentastellato.
Conte richiama anche la propria esperienza da presidente del Consiglio e i Consigli europei ai quali partecipava, contrapponendo quei passaggi istituzionali alla rapidità con cui oggi vengono assunte alcune decisioni relative all’industria della difesa.
Schlein non alimenta lo scontro
Di fronte alle parole di Conte, Elly Schlein ha scelto per il momento di non rilanciare la polemica.
Ai cronisti che le chiedevano una replica, la segretaria del Pd ha risposto: «Ho parlato di questo già lungamente ieri e non ho niente da aggiungere».
Una posizione che lascia comunque aperte tutte le questioni sul futuro dell’alleanza tra le principali forze del centrosinistra.
Il campo largo e la sfida sulla leadership
Lo scontro tra Conte e Schlein va oltre le singole dichiarazioni. Al centro c’è la difficile costruzione di un progetto politico comune nel quale convivono sensibilità e posizioni differenti.
Da una parte, il Partito Democratico rivendica il proprio peso elettorale e il ruolo centrale nella costruzione dell’alternativa al governo. Dall’altra, il Movimento 5 Stelle insiste sulla necessità di preservare la propria identità e di non trasformare l’alleanza in una semplice sommatoria di forze politiche.
La partita coinvolge anche Alleanza Verdi e Sinistra e le altre componenti del centrosinistra, mentre sullo sfondo si apre anche il tema della leadership.
Programma, politica estera, guerra in Ucraina e riarmo rischiano così di diventare i principali terreni di confronto nella costruzione del campo largo.
La sfida, dunque, non è soltanto trovare un accordo elettorale, ma capire se forze politiche con posizioni ancora molto distanti riusciranno a costruire una piattaforma comune senza chiedere ai propri elettori di rinunciare alle battaglie considerate identitarie.
Per ora, le parole di Conte e la prudenza di Schlein raccontano soprattutto una cosa: la strada verso un centrosinistra compatto appare ancora lunga e tutt’altro che scontata.