Garlasco, intercettata mamma Poggi: “Marco ha colpito Chiara”

Un’intercettazione del 2007 torna al centro del caso Garlasco, perché una frase pronunciata dalla madre di Chiara Poggi sembra evocare un nome improvvisamente molto pesante.

Quelle parole, riascoltate oggi fuori dal loro contesto originario, hanno alimentato nuove domande e interpretazioni, soprattutto per il riferimento diretto a un misterioso Marco davvero.

La conversazione risale a poche settimane dopo il delitto, quando la famiglia viveva ancora nel pieno dello choc e ogni segnalazione veniva considerata con attenzione.

Rita Preda stava parlando al telefono con l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale dei Poggi, raccontando qualcosa appena accaduto in un luogo particolarmente simbolico proprio allora.

Non si trattava di una nuova prova scientifica, né di una confessione raccolta dagli investigatori, ma di un episodio esterno arrivato improvvisamente alla famiglia Poggi.

Proprio per questo la frase intercettata deve essere letta con cautela, perché senza conoscere ciò che la precede può assumere un significato completamente molto diverso.

Il nome pronunciato dalla madre ha inevitabilmente attirato l’attenzione, anche perché Marco Poggi è il fratello di Chiara ed era vicino ad Andrea Sempio allora.

Resta quindi una domanda decisiva: Rita Preda stava davvero accusando qualcuno oppure stava semplicemente riferendo il contenuto di qualcosa ricevuto poco prima dalla famiglia stessa?

Il dettaglio riemerso riguarda un episodio avvenuto nell’ottobre 2007, circa due mesi dopo l’omicidio, quando la famiglia continuava a ricevere messaggi anonimi e nuove segnalazioni.

Secondo le ricostruzioni pubblicate, la madre di Chiara aveva trovato qualcosa nella cappella del cimitero, un elemento anonimo poi consegnato direttamente ai carabinieri per verifiche.

Quel contenuto era scritto in stampatello e non riportava alcuna firma, circostanza che rende impossibile attribuirne con certezza la provenienza o l’attendibilità reale ancora oggi.

Durante la telefonata intercettata, Rita Preda raccontò al proprio legale quanto aveva letto, usando parole che oggi, isolate dal contesto, suonano inevitabilmente forti e esplosive.

È proprio questo passaggio ad aver generato titoli molto forti, ma la distinzione tra una dichiarazione personale e una citazione indiretta resta fondamentale nell’interpretazione corretta.

Rita Preda non stava formulando un’accusa propria: riferiva che su un biglietto anonimo comparso sulla tomba di Chiara c’era scritto che l’autore fosse Marco davvero.

Il nome, dunque, proveniva dal messaggio anonimo e non da una conclusione della madre; quel foglietto fu consegnato ai carabinieri per le verifiche del caso.

Per questo l’intercettazione non dimostra responsabilità di Marco Poggi né di altri: documenta soltanto il racconto della madre su un’accusa anonima comparsa al cimitero allora.