“Non chiudo”, ristoratore si ribella al diktat. Anche i clienti protestano al grido “libertà libertà” (video)

“Non chiudo”, ristoratore si ribella al diktat. Anche i clienti protestano al grido “libertà libertà” (video)

Il video ha fatto il giro del web. Un ristoratore che non cede al diktat, tiene aperto il locale e serve i suoi clienti. Arriva la polizia che intima osservanza di decreto e chiusura immediata. Quello, per nulla intimorito, ribadisce il suo diritto al lavoro e continua a servire la clientela secondo il protocollo, regolarmente distanziata. Il video mostra per filo per per segno cosa è accaduto dopo. La polizia legittimamente è costretta a far rispettare le regole. Civilmente  entra e chiede a tutti di alzarsi e andar via. M si ritrova con gli avventori che restano a tavola. Urlano “libertà, libertà”.

La disobbedienza civile del ristoratore

Quanto è accaduto in polemica con il “quasi” lockdown del nuovo Dpcm è emblematico del clima di sconcerto contro l’esecutivo. Il giovane ristoratore di Pesaro, Umberto Carriera, è ancora sotto i riflettori, il suo locale è stato chiuso, dopo questi fatti. Lui non molla, però:  “Pagherò le multe ma continuerò a lavorare perché nel mio locale rispetto tutti i protocolli. Ho 6 ristoranti, ne aprirò uno ogni sera”. Il ristoratore ne fa una questione di principio e di logica:  ha voluto dimostrare che lavorare in sicurezza è possibile, ha raccontato la sua storia di “disobbedienza civile” in varie tv. Ha spiegato che le chiusure alle 18 volute dal Conte sono inutili:   “Non ha senso, avrei potuto fare a cena il pranzo che ho fatto il medesimo giorno con 90 persone alle 13: che senso ha?”.

Il ristoratore di Pesaro: “Dpcm fatto coi piedi”

“Lascio aperto perché rispetto tutti i protocolli ma soprattutto perché non possiamo permetterci di non lavorare”. Dopo l’irruzione dei carabinieri nel locale, è stata predisposta la chiusura del locale per i prossimi cinque giorni: “Avevo avvisato le Forze dell’Ordine – spiega – una volta arrivati non hanno potuto far altro che assistere alla nostra cena. La mia è una disobbedienza civile per far in modo di far arrivare la voce degli imprenditori. Continuerò a essere multato ogni giorno? Si tratta di una questione di principio, il Dpcm è fatto con i piedi”. Gli avventori che restano a tavola e urlano “libertà, libertà”.

Dai clienti il grido liberatorio che seppellisce il governo

Al di là della vicenda di Umberto Carriera, è significativa la protesta spontanea dei clienti all’interno del locale. Il loro grido è liberatorio: Libertà libertà, seppellisce il governo giallorosso, lontano anni luce dalla società, dalle sue esigenze, dal buon senso comune. Le persone in sala esprimono civilmente un’insofferenza di fronte decisioni assurde che mascherano l’incapacità e l’inutilità di un governo che sta annaspando. E non è più tollerabile che accada sulla pelle delle solite categorie professionali. La misura è colpa e , a quanto pare, non solo quella dei lavoratori colpiti, ma di tante e tante persone perbene.