Secondo le indicazioni dell’ultimo Dpcm, il Piemonte è zona rossa, ossia un’area in cui la gravità del contagio da coronavirus è molto elevata.

Insieme al Piemonte sono zona rossa anche la Lombardia e la Valle d’Aosta, che vanno a creare un unico blocco per l’Italia occidentale (Liguria esclusa) e la Calabria, unica regione del sud a essere inclusa tra quelle in maggior pericolo. Sono 21 i parametri che hanno portato gli esperti a definire le aree del Paese, che non sono stagne ma possono essere modificate di volta in volta con le nuove analisi dei nuovi dati. In base a quei criteri è più facile che una regione passi da un’area di minor rischio a una di maggior rischio, anche in 24 ore, ma è più difficile il contrario per il quale servono, comunque, almeno 14 giorni. È proprio dal Piemonte che arriva una delle foto simbolo della seconda ondata, uno scatto diventato virale che è stato realizzato all’interno dell’ospedale di Rivoli, in provincia di Torino.

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“Ospedale di Rivoli, Torino. Mesi di preparazione per la seconda ondata, soldi stanziati a pioggia. Questa è la sanità che ci meritiamo?”, ha scritto in mattinata Myrta Merlino, conduttrice di La7 ricondividendo la fotografia. L’immagine è molto chiara: i corridoi del pronto soccorso dell’ospedale alle porte di Torino sono finiti i posti letto. I pazienti, positivi al Covid, vengono posti sul pavimento, su barelle da campo e attaccati a bombole di ossigeno, mentre in reparto si cerca di trovare un letto per tutti. Un’impresa sempre più difficile, come evidenzia il sindacato degli infermieri. “Pazienti Covid per terra, percorsi sporchi puliti riadattati dal personale, lavori mai fatti, territorio inesistente e assunzioni che dovevano arrivare prima. Ecco le drammatiche condizioni della sanità Piemontese. Non abbiamo più parole”, denunciano. Nella struttura del torinese nei giorni scorsi sono state montate anche alcune tensostrutture per snellire le operazioni di triage Covid, lasciando il pronto soccorso libero di lavorare anche su altre patologie.

Il sovraccarico dell’ospedale di Rivoli pare arrivi dalla chiusura dei pronto soccorso dell’ospedale Martini di Torino, di Venaria e di Giaveno. Tuttavia, a La Stampa l’ospedale fa sapere che “da noi le ambulanze non attendono con i pazienti a bordo e soprattutto non vengono rimandate indietro: è ovvio che possa capitare qualche situazione di disagio, giusto per il tempo di trovare una soluzione. In ogni caso speriamo che non debba più capitare”. Intanto, ieri sera l’ospedale di Novara ha chiuso l’accesso al pronto soccorso per tre ore a causa dell’eccesso di pazienti, quasi tutti presunti Covid, in ingresso. Fino alle 22, i nuovi arrivi venivano dirottati su Vercelli, finché l’ospedale non ha smaltito le 50 persone in attesa di una visita, smistandole nei vari reparti.

 

ilgiornale.it

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