Per comprendere quelle parole bisogna tornare agli ultimi giorni della vita di Carlo, quando una situazione inizialmente apparsa come una semplice influenza si trasformò rapidamente.
Il giovane venne ricoverato e la famiglia si trovò improvvisamente ad affrontare una situazione completamente diversa da quella immaginata fino a pochi giorni prima.
Carlo aveva appena 15 anni e, secondo quanto raccontato dalla madre, era consapevole della gravità di ciò che stava accadendo. Proprio in quei giorni avrebbe affidato ad Antonia alcune parole destinate a rimanere nella sua memoria.
La madre ha raccontato che, entrando in ospedale, Carlo le disse di sapere che non sarebbe più uscito vivo da quella struttura. Non solo: le avrebbe anche detto di volerle mandare molti segni.
Quelle parole sono state successivamente ricordate da Antonia Salzano in diverse testimonianze dedicate alla vita del figlio. La leucemia fulminante portò infatti Carlo alla fine della sua breve esistenza nel 2006.
Secondo il racconto della madre, circa due mesi prima Carlo aveva inoltre registrato un video nel quale parlava del proprio peso e della possibilità di morire. Un particolare che, alla luce di quanto accadde successivamente, ha assunto un significato particolare per la famiglia.
Dopo la sua morte, la figura di Carlo ha continuato a essere conosciuta e raccontata, fino alla proclamazione a beato nel 2020 e, successivamente, a santo nel 2025.
La sua vicenda resta legata al contrasto tra la normalità dell’adolescenza e una fede vissuta intensamente, insieme all’impegno nel volontariato e alla capacità di lasciare una testimonianza che continua ancora oggi a essere ricordata.


