Mattarella richiama le radici della Repubblica: “La Costituente garantì libertà e indipendenza all’Italia”

Ottant’anni dopo la prima seduta dell’Assemblea Costituente, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto rendere omaggio a uno dei passaggi più significativi della storia italiana, ricordando il ruolo decisivo delle donne e degli uomini che, all’indomani della guerra e della caduta del fascismo, posero le basi della Repubblica e della Costituzione.

L’intervento del capo dello Stato è stato pronunciato nell’Aula di Montecitorio durante la cerimonia organizzata per celebrare l’anniversario della prima riunione dell’Assemblea Costituente, avvenuta il 25 giugno 1946.

«Fu il momento in cui donne e uomini seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani», ha affermato Mattarella, sottolineando come il percorso compiuto dal Paese rappresenti ancora oggi un motivo di orgoglio nazionale.

Il valore della Costituzione repubblicana

Nel suo discorso, il presidente ha evidenziato la lungimiranza delle madri e dei padri costituenti, capaci di costruire un ordinamento democratico destinato a garantire l’indipendenza dello Stato e la tutela dei diritti fondamentali.

Secondo Mattarella, la Costituzione ha rappresentato il punto di partenza per la rinascita dell’Italia dopo le devastazioni della guerra, offrendo al Paese gli strumenti necessari per consolidare le istituzioni democratiche e promuovere lo sviluppo sociale ed economico.

Un’eredità che continua a rappresentare il fondamento della convivenza civile e della vita democratica della Repubblica.

Il sacrificio di chi conquistò la libertà

Il capo dello Stato ha ricordato che la nascita della Repubblica non fu un evento scontato, ma il risultato di sacrifici enormi sostenuti da migliaia di italiani durante gli anni più drammatici della storia nazionale.

Nel suo intervento ha citato i partigiani che combatterono contro il nazifascismo, le popolazioni colpite dalle violenze dell’occupazione tedesca e della Repubblica di Salò, i militari che aderirono al Corpo Italiano di Liberazione e gli oltre seicentomila internati militari che rifiutarono di collaborare con la Germania nazista.

Un ricordo particolare è stato rivolto anche agli italiani di origine ebraica deportati nei campi di sterminio e alla Brigata Ebraica, il cui contributo alla Liberazione è stato indicato come parte integrante del percorso che portò alla riconquista della libertà.

«La democrazia italiana nasce dall’impegno di donne e uomini provenienti da esperienze diverse ma uniti dalla volontà di restituire al Paese la libertà», è stato il senso del messaggio lanciato dal presidente.

L’omaggio ai martiri dell’antifascismo

Uno dei momenti più intensi della cerimonia si è registrato quando Mattarella ha ricordato alcune delle figure simbolo dell’opposizione al fascismo.

L’Aula di Montecitorio ha accolto con una lunga standing ovation il richiamo alla memoria di Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, don Giovanni Minzoni, Antonio Gramsci e dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, personalità che pagarono con la vita, il carcere o la persecuzione il proprio impegno contro il regime.

Un passaggio che ha voluto ribadire il valore della memoria storica e il ruolo di coloro che contribuirono a mantenere viva l’idea di un’Italia democratica anche negli anni della dittatura.

Il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica

Nella parte conclusiva del suo intervento, il presidente della Repubblica ha ripercorso le delicate fasi della transizione istituzionale che portarono il Paese dalla Monarchia alla Repubblica.

Mattarella ha ricordato come, nel dopoguerra, si confrontassero due visioni differenti: da una parte chi auspicava il ripristino dello Statuto Albertino e della struttura monarchica tradizionale, dall’altra le forze politiche che spingevano per una profonda trasformazione democratica dello Stato.

Secondo il capo dello Stato, l’acquiescenza mostrata da Vittorio Emanuele III nei confronti del fascismo aveva finito per tradire lo spirito originario dello Statuto, rendendo inevitabile la necessità di una nuova stagione costituzionale.

Allo stesso tempo, ha sottolineato come l’Italia non sia diventata una “terra di nessuno” nel difficile passaggio tra la fine della guerra e la nascita della Repubblica, grazie alla responsabilità e alla capacità di guida dimostrate da una nuova classe dirigente democratica.

Un anniversario che guarda al futuro

A ottant’anni dalla nascita dell’Assemblea Costituente, il messaggio di Mattarella si è trasformato anche in un richiamo all’attualità. La memoria di quel percorso, ha ricordato il presidente, continua a rappresentare una bussola per affrontare le sfide del presente.

La Costituzione, nata dall’esperienza della guerra, della Resistenza e della ricostruzione democratica, resta il punto di riferimento fondamentale per la tutela delle libertà, dei diritti e delle istituzioni repubblicane.

Un patrimonio che, secondo il capo dello Stato, continua a unire gli italiani e a rappresentare il fondamento della democrazia del Paese, ottant’anni dopo quel giorno in cui l’Assemblea Costituente iniziò il proprio lavoro destinato a cambiare per sempre la storia nazionale.