Mar Rosso e Arabia Saudita, Crosetto respinge le accuse di Travaglio di coinvolgimento segreto: “Basta mistificazioni”

È scontro aperto tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e Il Fatto Quotidiano, dopo un articolo del giornale diretto da Marco Travaglio che ha sollevato interrogativi sul coinvolgimento dell’Italia in operazioni militari internazionali. Al centro della polemica c’è la tesi secondo cui il Paese sarebbe stato portato in una situazione di conflitto senza che cittadini, Parlamento e Presidente della Repubblica ne fossero adeguatamente informati.

Una ricostruzione che Crosetto respinge con fermezza. In una nota ufficiale, il ministro ha contestato il contenuto dell’articolo e, soprattutto, il titolo, definendolo gravemente fuorviante e lesivo nei confronti delle istituzioni della Repubblica, delle Forze armate e del ruolo istituzionale che ricopre.

Crosetto: «L’Italia non è in stato di conflitto»

Il punto centrale della replica riguarda la natura delle attività militari italiane all’estero. Secondo Crosetto, sostenere che il governo abbia condotto il Paese in guerra di nascosto non corrisponde alla realtà.

Il ministro ha ribadito che l’Italia non si trova in stato di conflitto e che le missioni internazionali delle Forze armate sono state autorizzate e gestite nel rispetto delle procedure previste dall’ordinamento italiano. Nella sua ricostruzione, dunque, non vi sarebbe stata alcuna esclusione del Parlamento dai processi decisionali.

Crosetto ha inoltre sottolineato che il Quirinale viene costantemente informato sugli sviluppi riguardanti la sicurezza nazionale e le operazioni militari italiane all’estero.

La missione in Arabia Saudita e il caso dell’Eurofighter

Uno dei temi contestati nell’articolo riguarda la presenza di militari italiani in Arabia Saudita e, in particolare, le notizie relative a un episodio che avrebbe coinvolto un Eurofighter.

Crosetto ha respinto l’idea che la missione possa essere considerata segreta. Secondo il ministro, la presenza italiana era documentabile attraverso gli atti ufficiali del Parlamento e le informazioni fornite nelle sedi istituzionali.

Lo stesso Crosetto, insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, al comandante del Comando operativo di vertice interforze, al ministro degli Esteri e ai sottosegretari competenti, avrebbe riferito in diverse occasioni alle Camere sugli impegni militari italiani e sulle attività svolte all’estero.

Il ministro ha poi ricordato di aver seguito personalmente, fin dalle prime ore, la vicenda relativa all’episodio che ha coinvolto il velivolo italiano, mantenendo costantemente sotto controllo la situazione e le condizioni del personale impegnato sul campo.

Il nodo del Mar Rosso e della missione Aspides

L’altra questione al centro dello scontro riguarda le operazioni navali italiane nel Mar Rosso, nell’ambito della missione europea Aspides.

Anche su questo punto Crosetto ha voluto fare chiarezza, ricordando che le navi militari italiane non rispondono a singoli esponenti politici, ma appartengono alla Repubblica Italiana e operano attraverso la Marina Militare.

Il ministro ha richiamato inoltre il mandato europeo alla base della missione e una lettera ufficiale indirizzata all’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, nella quale vengono affrontate le questioni relative all’operazione nel Mar Rosso.

Secondo Crosetto, tale documentazione sarebbe stata ignorata nella ricostruzione proposta dal quotidiano, con il risultato di offrire ai lettori una rappresentazione, a suo giudizio, priva di sufficienti riscontri.

La difesa nazionale, ha sottolineato il ministro, non può essere considerata una prerogativa personale di chi ricopre l’incarico di ministro, ma deve essere esercitata nel rispetto delle leggi, della Costituzione e dei mandati approvati dagli organi competenti.

La replica del ministro: «Criticare è legittimo, mistificare no»

Nella parte conclusiva della sua nota, Crosetto ha rivendicato il valore della critica politica e del confronto pubblico, distinguendoli però da quelle che considera ricostruzioni prive di fondamento.

Per il ministro, sostenere che il governo abbia portato l’Italia in guerra in modo clandestino, senza fornire elementi concreti a sostegno di questa tesi, rappresenterebbe una grave distorsione della realtà e un attacco alla credibilità delle istituzioni.

Una posizione che ha spinto Crosetto a dichiarare di non voler questa volta lasciar cadere la vicenda, richiamando il rispetto per la Repubblica, per la Costituzione e per i cittadini italiani.

Lo scontro tra il ministro e Il Fatto Quotidiano si inserisce così nel più ampio dibattito sul ruolo dell’Italia nelle missioni militari internazionali, sui meccanismi di controllo parlamentare e sul rapporto tra informazione, governo e istituzioni. Al centro resta una questione particolarmente delicata: garantire trasparenza sulle operazioni delle Forze armate senza trasformare il confronto politico e giornalistico in una contrapposizione che finisca per alimentare ricostruzioni non supportate dai documenti ufficiali.