L’ultima telefonata di Emma Bonino: “Non sto bene, ho forti fastidi al…”

La notizia improvvisa del decesso di Emma Bonino ha scosso nel profondo l’Italia intera.
Ricoverata nei giorni scorsi in condizioni gravi, non ce l’ha fatta, spirando per l’aggravarsi del suo quadro clinico in modo irreversibile.
La notizia è stata comunicata da +Europa ed è stata confermata da diverse agenzie internazionali.
Mentre politici e gente comune si stringono ai familiari, è venuto fuori un aneddoto.
Un giorno che passerà nella storia della politica italiana, quello di oggi, 11 settembre, non solo per il crollo delle Torri Gemelle ma per il decesso di Emma Bonino, spentasi a Roma.
La dipartita è avvenuta per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute e la notizia , campeggia su tutti i siti d’informazione, tra lacrime, sgomento, amarezza, dopo aver sperato, sino alla fine, in sua ripresa.
Ora, però, è venuta fuori l’ultima telefonata fatta dalla Bonino… telefonata dal contenuto profondo, specialmente nel passaggio in cui ha rivelato di star male. Ma cosa ha detto di preciso?
La Bonino nella sua ultima telefonata ha affrontato tanti argomenti, dal divorzio, al voto ai diciottenni, dall’obiezione di coscienza alla riforma del diritto di famiglia, sottolineando la forza politica e l’inventiva di Pannella. Ma a colpire più di tutti, è stata la sua confessione, durante la telefonata, dei sintomi da lei accusati. “Sto male, ho forti fastidi al petto”, avrebbe detto. Il decesso sopraggiunto, pare sia legato proprio alle conseguenze della patologia polmonare che, per anni, aveva provato a lasciarsi alle spalle e che gli provocava sintomi davvero tremendi e invalidanti.
Nella chiamata, nonostante fosse gravemente provata, ha parlato della sua sfida contro l’aborto clandestino, diventata per lei una svolta personale e politica. Giovane e alle prese con una gravidanza, si rivolse a un ginecologo e scoprì quanto potesse essere costoso interromperla. Cercando una soluzione a Firenze, entrò così in contatto con una realtà fatta di donne da aiutare e di iniziative per garantire loro maggiore sicurezza. Da quella esperienza nacque un impegno destinato a trasformarsi in militanza. Il percorso sfociò nella disobbedienza civile. Insieme ad Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia, accompagnò diverse donne al Cisa, prima che nel 1974 uno scandalo giornalistico provocasse gli arresti. Fu allora che Marco Pannella ebbe un ruolo decisivo, indirizzandola verso Parigi e verso Simone Veil, protagonista della riforma francese sull’aborto. Da quel momento, il legame politico tra i due diventò uno degli elementi centrali della sua vita pubblica.


