Luca Esposito, giornalista ucciso e bruciato a Eboli: l’assassino ha raccontato tutto

Proseguono le indagini sull’omicidio di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni trovato senza vita, con il corpo carbonizzato, nelle campagne di Eboli. La svolta è arrivata con il fermo di un 26enne di origine tunisina, senza fissa dimora e irregolare sul territorio italiano, che, dopo essere stato rintracciato dai carabinieri, ha reso una confessione davanti agli inquirenti ricostruendo le fasi del delitto.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Salerno guidata dal procuratore Raffaele Cantone, dovrà ora verificare e riscontrare il racconto dell’indagato con gli elementi raccolti nel corso delle investigazioni.

La svolta dopo due giorni di ricerche

Per arrivare al fermo del sospettato, gli investigatori hanno lavorato senza sosta per due giorni, analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nell’area e ricostruendo gli ultimi spostamenti della vittima.

Alle ricerche hanno preso parte i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Salerno, il Reparto Indagini Tecniche del Ros e lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Puglia, impegnati nelle campagne della Piana del Sele.

Il giovane è stato individuato all’interno di un casolare abbandonato nella località Cioffi. Prima avrebbe tentato la fuga e successivamente si sarebbe barricato nell’edificio, venendo infine bloccato dai militari.

Nel rifugio gli investigatori hanno rinvenuto il telefono cellulare e una carta di pagamento appartenenti a Esposito, elementi che hanno ulteriormente rafforzato il quadro investigativo.

L’impronta sull’auto e i contatti con la vittima

Tra gli elementi ritenuti decisivi dagli inquirenti figura anche un’impronta digitale repertata sull’automobile del giornalista, parcheggiata a poca distanza dal luogo in cui è stato ritrovato il corpo.

L’analisi dei tabulati telefonici avrebbe inoltre evidenziato numerosi contatti tra la vittima e il ventiseienne nei giorni precedenti al delitto. Secondo la ricostruzione della Procura, i due si conoscevano già e si sarebbero incontrati proprio nella giornata di sabato.

Gli investigatori hanno escluso, almeno allo stato delle indagini, che l’omicidio sia collegato all’attività professionale di Esposito, noto opinionista sportivo e direttore di un notiziario online dedicato al calcio.

La confessione e la ricostruzione dell’omicidio

Nel corso dell’interrogatorio, il giovane avrebbe ammesso le proprie responsabilità, raccontando che tra lui ed Esposito sarebbe scoppiata una violenta lite degenerata in un’aggressione.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il giornalista sarebbe stato colpito ripetutamente, riportando numerose fratture. Successivamente il corpo sarebbe stato cosparso di materiale combustibile, tra cui plastica, una coperta e sterpaglie, prima di essere incendiato.

La confessione dovrà ora essere verificata attraverso tutti gli accertamenti tecnici ancora in corso.

L’autopsia: il giornalista era ancora vivo

I primi risultati dell’esame autoptico delineano un quadro particolarmente drammatico.

Secondo gli accertamenti medico-legali, Esposito sarebbe stato ancora in vita quando è stato appiccato il fuoco. Dopo il violento pestaggio, infatti, avrebbe continuato a respirare, inalando i gas tossici prodotti dall’incendio.

Le prime conclusioni indicano che il decesso sarebbe sopraggiunto per soffocamento provocato dall’inalazione dei fumi, mentre il corpo veniva avvolto dalle fiamme sotto una catasta di rami secchi.

Saranno comunque gli esami definitivi a confermare con precisione la dinamica e le cause della morte.

Le ipotesi investigative

Resta ancora da chiarire il motivo che avrebbe spinto l’autore del delitto a incendiare il corpo della vittima.

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori vi è quella secondo cui il rogo possa essere stato appiccato nel tentativo di eliminare eventuali tracce biologiche lasciate durante la colluttazione.

La Procura ritiene inoltre che, allo stato attuale degli elementi raccolti, non emergano indizi di una premeditazione. Esposito non presenta infatti ferite da arma da fuoco o da arma da taglio, circostanza che rafforza l’ipotesi di una violenta lite degenerata improvvisamente in omicidio.

Gli accertamenti ancora aperti

Parallelamente alle indagini sul delitto, gli investigatori stanno approfondendo alcuni aspetti della vita della vittima.

Tra questi figura la circostanza secondo cui Esposito avrebbe dichiarato ad alcune persone di svolgere attività come ispettore dell’Arpac, incarico che, secondo quanto emerso finora, non avrebbe mai ricoperto.

Gli inquirenti dovranno stabilire se si trattasse semplicemente di dichiarazioni prive di fondamento oppure se tale comportamento possa avere avuto un qualche collegamento con la sua rete di conoscenze.

Nel frattempo il ventiseienne è stato trasferito nel carcere di Salerno, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa della convalida del fermo da parte del giudice per le indagini preliminari. Le prossime attività investigative saranno fondamentali per definire con esattezza il movente e ricostruire ogni fase di una vicenda che ha profondamente colpito la comunità salernitana.