Dopo le indiscrezioni, le bozze e le polemiche, Giuseppe Conte ha firmato il secondo Dpcm di ottobre e quest’oggi, verso le 13.30 (ma con il consueto ritardo cui ormai ci ha abituati) lo ha illustrato agli italiani.

Tra servizi della movida, con ristorazione e bar chiusi alle 18, palestre, censtri estetici, piscine, teatri e cinema che nemmeno possono sollevare la loro serranda, una domanda è corsa sui social: e le chiese? Le chiese restano aperte. Sono tante le proteste che si sono levate in tal senso, soprattutto da parte degli italiani che a causa delle nuove restrizioni rischiano di veder fallire la loro attività nonostante gli investimenti dei mesi precedenti per adeguare i locali alle indicazioni del governo. Il coronavirus va contenuto e si chiedono maggiori sacrifici. Ma non a tutti.

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“Dio, attraverso cose concrete ci sta riportando ad una gerarchia di valori e in fondo ci dice che andare in palestra o fare la movida è meno importante”, così si è espresso padre Ottavio
De Bertolis, della Chiesa del Gesù di Roma. Le sue parole sono risuonate tra le mura dell’edificio ecclesiastico durante l’omelia della messa mattutina, un discorso fatto allo scopo di ammorbidire i fedeli in vista delle nuove restrizioni che, da lì a poco, avrebbe annunciato il presidente del Consiglio. Il parroco ha spiegato il Dpcm di Giueppe Conte ma l’ha fatto dal suo punto di vista, quello della fede e della religione: “Il Signore ci riporta all’essenziale e, non per fare un èndorsement al governo che sta decidendo in queste ore, ma vedete in fondo in questo modo è come un ritorno all’essenziale in un tempo in cui ognuno, stretto al proprio albero, si ricorda che ci sono tanti alberi, cioè la carità verso il prossimo, e che il mondo non è abitabile solo avendo te stesso come principio e fine di tutte le cose”.

Com’è ovvio che sia, la sua è una disamina religiosa, che vuole convincere i fedeli ad accettare le nuove costrizioni come se fossero quasi un atto di fede verso il Signore: “Ora il Signore, anche attraverso cose molto concrete, ci sta dicendo che è più importante studiare e andare in palestra, per quanto anche io sia un palestrato, è meno importante. Andare a fare la movida è in realtà meno importante. Mi sembra che il Signore ci stia insegnando una gerarchia di valori che avevamo dimenticato”. È un’omelia accorata quella di Don Ottavio ai suoi fedeli, che per spiegare meglio il suo concetto fa addirittura ricorso a una delle pop band più amate di sempre: “Ci dimentichiamo del Signore come di fatto ce ne siamo dimenticati da almeno 50 anni. Non voglio essere incluso in quell’elenco di ecclesiastici, che pure esistono, che sono fustigatori dei tempi moderni. Ma guardate, dai Beatles in poi, Imagine (il brano capolavoro di Lennon, ndr) è un mondo senza Dio in cui ognuno vive per se in realtà”. Don Ottavio non condanna questo nuovo corso, perché “è ancora un vivere insieme ma ognuno pensando alla propria pancia e non solo, come è stato dimostrato successivamente. Possiamo dire che negli ultimi cinquanta anni abbiamo gonfiato la vita perdendone obiettività e proporzioni”.

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