L’idea criminale di Boldrini e dell’estrema sinistra: far votare i migranti e la cittadinanza italiana dopo 3 anni


 

Il futuro meticcio dell’Italia in un tweet. Il cinguettio è, manco a dirlo, di Laura Boldrini la «pasionaria» dei migranti. Con quel tweet l’ex presidente della Camera non esprime soltanto la sua gioia per la cancellazione dei decreti sicurezza di Matteo Salvini.

Laura è molto più avanti. E spiega con sintesi perfetta come per lei, per gran parte della sinistra e per gli amichetti delle Ong, il voto di venerdì al Senato sia solo il primo passo verso un’Italia etnicamente riconfigurata.

Un’Italia dove l’abolizione dei decreti sicurezza è solo l’indispensabile transizione verso una nuova legge sulla cittadinanza capace di trasformare i circa 700mila clandestini approdati dal 2013 in poi in cittadini a tutti gli effetti. Cittadini su cui sinistra e Pd potranno contare per rinverdire le proprie fortune elettorali.

Un sogno? Mica tanto. Per capirlo basta seguire il cinguettante pensiero della parlamentare. A partire da quando saluta le nuove norme sull’immigrazione definendole il «miglior modo di celebrare la giornata Onu dei migranti». Un modo come un altro per far capire che l’Italia torna ad essere un porto aperto e accogliente.

E tornerà a concedere ospitalità non solo a chi fugge da guerre o carestie, come da Convenzione di Ginevra, ma a chiunque bussi alle nostre porte spinto dal semplice desiderio di cercar fortuna. Nel tweet, sintetico, ma preciso nello sviluppo consequenziale la Boldrini non distingue tra migranti regolari e irregolari.

Non è una novità. Per lei come per tutti i fondamentalisti dell’accoglienza la differenza non esiste. Al migrante è infatti riconosciuto il diritto di violare qualsiasi confine pur di raggiungere la meta che più l’aggrada. Ma questo già lo sapevamo.

Meno esplicito era invece il proposito di Boldrini e compagnia d’inaugurare una «nuova stagione dei diritti» aperta da una nuova «legge sulla cittadinanza». Ma qui non siamo nel mondo dei sogni bensì in quello più concreto della realtà legislativa.

A fianco delle proposte di legge sullo «ius soli» e sullo «ius culturae» destinate ai minori figli di migranti giace in Parlamento un progetto di modifica della legge sulla cittadinanza per gli adulti firmato da Laura Boldrini.

Quel progetto garantisce la cittadinanza ad ogni straniero «soggiornante nel territorio della Repubblica da almeno tre anni» compresi quelli a cui non è stata riconosciuta la qualifica di rifugiato a tutti gli effetti. E qui siamo al punto.

Tra le più significative restrizioni all’accoglienza indiscriminata introdotte dai «decreti sicurezza» c’era l’abolizione della «protezione umanitaria». Quel cavillo garantiva la permanenza in Italia di molti più migranti rispetto ai pochi in grado di ottenere lo status di rifugiati o la protezione sussidiaria stabiliti dalla Convenzione di Ginevra.

Per fare un esempio, su 47.885 permessi di soggiorno concessi nel 2018 solo 7mila315, ovvero il 15%, garantivano lo status di rifugiato. Ottomila 570, pari al 18%, si basavano sulla protezione sussidiaria (18%). Il 67% per cento dei permessi, pari a ben 31mila 995 migranti, era invece garantito dalle ben più labili motivazioni previste dalla protezione umanitaria.

Ma la «protezione umanitaria» è stata appena reintrodotta surrettiziamente con il nome di «protezione speciale« proprio grazie alla cancellazione dei «decreti sicurezza» tanto cara alla Boldrini. Che ora punta sul suo progetto di legge sulla cittadinanza per garantire alla sinistra quasi un milione di nuovi elettori in poco più di tre anni.