Silvia passa al setaccio la galleria fotografica del suo smartphone. “Ecco, qui si vedono bene gli accampati mentre nascondono sacchi a pelo e coperte nella siepe”, dice mostrandoci uno dei tanti video amatoriali che girano nelle chat di quartiere.

Siamo in piazza Conca d’Oro, davanti all’ingresso della metropolitana. Insieme a lei ci sono una decina di residenti. Ognuno ha una storia da raccontare e qualcosa da mostrarci.

“Guardate come si trasforma la piazza a notte fonda”, denuncia Marco, carabiniere in pensione. Il suo cellulare contiene un vero e proprio dossier fotografico. Decine di scatti che mostrano i party a base di alcol e spinelli che si consumano davanti agli accessi della metropolitana. Qui a Montesacro la gente è davvero esasperata. I giardini che circondano il metrò sono ormai terra di nessuno. Il degrado si annida in ogni anfratto, dietro ogni angolo, ti segue ad ogni passo.

Nel bel mezzo di un’aiuola campeggia un braciere. Più in là enormi sacchi pieni di scarti alimentari vengono presi d’assalto da uno sciame di mosche. Piccole discariche di indumenti usati e materiale rovistato dai cassonetti affiorano dai cespugli assieme a coperte, materassi, stuoini e tutto l’occorrente per allestire i giacigli notturni. Bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi. Muovendosi attorno alla metropolitana non è difficile imbattersi in escrementi umani, annunciati da un odore nauseabondo. “Passare qui è un supplizio”, annota Silvia turandosi le narici. Eppure, stiamo parlando di una infrastruttura edificata meno di dieci anni fa proprio per dare lustro a questo quartiere residenziale.

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“La piazza è stata colonizzata da una decina di nomadi, di giorno vanno in giro a rovistare nei cassonetti del quartiere e di sera ritornano qui, accendono fuochi, bevono, bivaccano e passano la notte accampati davanti agli ingressi della metro”, denuncia la signora Silvia. E non solo. Mentre esploriamo la zona, facciamo una scoperta incredibile: la grata di uno degli sfiatatoi della metro è stata manomessa. La spostiamo con cautela ed ecco comparire un vero e proprio tugurio.

 

Uno spazio angusto di una decina di metri quadri che si estendono in lunghezza. Almeno due persone, secondo chi frequenta il piazzale, avrebbero trovato riparo dentro questo loculo. “Dovrebbero essere una coppia di romeni, spesso li sentiamo litigare, ma come si fa a vivere in una condizione del genere?”, si chiede Silvia. Stipate al suo interno ci sono buste, suppellettili e alimenti semi decomposti.

Quella degli accampamenti abusivi non è la sola piaga della zona. “Lo spaccio – ci dice Marco – va avanti a tutte le ore del giorno della notte”. Droghe leggere ma anche pesanti come l’eroina, assicurano i residenti. Assistere ad uno scambio non è complicato. Noi abbiamo occasione di documentarne uno attorno alle cinque del pomeriggio. I protagonisti sono due ragazzini, li vediamo armeggiare con soldi e bustine. Avviene tutto nel giro di una manciata di secondi, poi i due si separano prendendo direzioni opposte, come fossero sconosciuti.

“Alla faccia della stretta anti-movida e del divieto di assembramenti, qui le comitive di ragazzi fanno baldoria fino al mattino, bevono, consumano droga – continua Marco – e quando sono storditi per bene si sfogano imbrattando e spaccando tutto”. In effetti le tracce della movida selvaggia sono perfettamente distinguibili sui rivestimenti esterni della metropolitana. Non c’è un pannello che non sia andato in frantumi né un centimetro di superficie che non sia stato insozzato dalla mano di qualche vandalo. “Siamo atterriti di fronte a tanto degrado e desolazione, ci sentiamo abbandonati e umiliati dalle istituzioni”, si sfoga una residente. “Quando mi guardo intorno – ci confida commossa – mi vergogno di essere italiana”.

ilgiornale.it

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