Lacrime ai funerali di Don Mazzi: esaudita la sua ultima volontà

Una folla commossa ha dato l’ultimo saluto a una delle figure più amate del panorama italiano.

E’ stato protagonista per decenni di un instancabile impegno a favore dei giovani e delle persone più fragili.

La cerimonia funebre è stata segnata da momenti di grande emozione, con la partecipazione di autorità, amici e collaboratori.

Nel corso delle esequie è stata inoltre rispettata una precisa volontà espressa dallo stesso sacerdote.

Un dettaglio che ha commosso profondamente tutti i presenti. Di cosa si tratta?

Nella basilica di Sant’Ambrogio, a Milano, si sono svolti i funerali di don Antonio Mazzi, scomparso all’età di 96 anni. Tantissime persone hanno partecipato alla cerimonia per rendere omaggio al fondatore della comunità Exodus, che ha dedicato la sua vita all’accoglienza e al recupero dei giovani in difficoltà.

Tra i presenti c’erano il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia e don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Proprio quest’ultimo ha ricordato l’amico sottolineando come il suo impegno fosse guidato dai valori della speranza, della giustizia e dell’accoglienza, ribadendo che don Mazzi aveva sempre insegnato a vivere il Vangelo accanto alle persone più fragili.

Uno dei momenti più significativi della celebrazione è arrivato al termine della funzione, quando è stata realizzata l’ultima volontà del prete che ha commosso tutti i partecipanti. Di cosa si tratta?

Ai partecipanti è stata consegnata la cosiddetta “preghiera del ciao”, il testo che don Mazzi considerava il suo testamento spirituale. In quelle righe il sacerdote descriveva il saluto come un gesto semplice ma ricco di significato, spiegando di voler vedere impressa proprio la parola “ciao” sulla sua tomba. Una volontà che è stata rispettata e che ha profondamente emozionato i presenti.

L’ultimo saluto si è concluso sul sagrato della basilica con un lungo applauso. La folla ha accompagnato l’uscita del feretro scandendo il nome di don Mazzi, mentre in sottofondo risuonavano le note di “Io vagabondo” dei Nomadi, scelta per ricordare simbolicamente il cammino di un uomo che ha dedicato la propria esistenza a stare accanto a chi aveva più bisogno.