La virologa ora rivela: ‘Potrebbe essere infetto il 60% della popolazione’


Il coronavirus va avanti nella sua infezione.

E sono allarmanti i dati che ci arrivano da tutto il mondo. Pesanti le parole che ci arrivano da tv e radio. Con esperti che a volte si mostrano allarmati. “Sul virus cinese navighiamo nel buio”, spiega Ilaria Capua che, in collegamento con PiazzaPulita su La7 non nasconde i dubbi e le preoccupazioni degli scienziati come lei. Ilaria Capua è una virologa ed ex politica italiana, nota per i suoi studi sui virus influenzali e, in particolare, sull’influenza aviaria.

È stata deputata dal 2013 al 2016, durante la XVII legislatura, eletta nelle liste di Scelta Civica. Nel 2006 ebbe notevole risonanza internazionale la sua decisione di rendere di dominio pubblico la sequenza genica del virus dell’aviaria che diede il via allo sviluppo della cosiddetta “scienza open-source” e iniziando a promuovere una campagna internazionale a favore del libero accesso ai dati sulle sequenze genetiche dei virus influenzali. Per questo la rivista Seed l’ha eletta “mente rivoluzionaria” ed è entrata fra i 50 scienziati top di Scientific American. Ma torniamo alle parole della dottoressa.

 

“Questo è un virus che stava dentro un pipistrello in una foresta, noi non lo conosciamo e per questo brancoliamo nel buio”, chiarisce subito la situazione a Corrado Formigli. “Questa malattia continuerà a circolare, colpirà città italiane”. Ma per la Capua “si dovrebbe evitare di affermare che siamo degli untori, come quella mappa terribile della Cnn diceva. Non conosciamo come si sono mossi in Ue. Soprattutto alla luce del fatto che una delle introduzioni di virus proveniva proprio da un focolaio tedesco”.

Ma c’è di più perché, a oggi, non sappiamo quanti casi realmente ci sono in Italia: “Lo studio del collega Lipsitch di Harvard – prosegue l’esperta – dice che potrebbe essere infetto il 60 per cento della popolazione della terra. La forbice di incertezza è gigantesca”. Insomma, siamo di fronte a una pandemia. Un cigno nero che sta scuotendo tutto il sistema e i rapporti internazionali. In questo quadro è utile ricordare cosa fare in caso di febbre, tosse o dolori muscolari.

Avere medici e infermieri in quarantena non è il massimo quando ci si deve preparare ad affrontare un’emergenza. Non solo perché continuano ad aumentare le persone contagiate dal coronavirus, ma perché bisogna garantire le cure e l’assistenza anche alle persone affette da altre patologie e che sono già ricoverate in ospedale. Per questo, l’invito che i dottori continuano a ripetere, è quello di non andare al pronto soccorso in caso di febbre, tosse o dolori muscolari. Ciò che bisogna fare è telefonare al proprio medico di base o ai numeri messi a disposizione dalle istituzioni. In modo da evitare – nel caso si risulti positivi – di diffondere il contagio.