Guerra ibrida, Tajani lancia l’allarme: “Mosca vuole destabilizzare l’Europa e creare il panico”
Non servono carri armati, missili o dichiarazioni ufficiali di guerra per mettere in difficoltà un Paese. A volte bastano attacchi informatici, sabotaggi, falsi allarmi e campagne di disinformazione per creare paura, provocare disagi e mettere sotto pressione le istituzioni. È questa la nuova frontiera della sicurezza europea, uno scenario che preoccupa sempre di più i governi occidentali, soprattutto alla luce delle tensioni internazionali legate alla guerra in Ucraina.
Negli ultimi giorni, a riaccendere l’attenzione sono stati i numerosi falsi allarmi bomba che hanno coinvolto voli in diversi Paesi europei, provocando verifiche di sicurezza, ritardi e preoccupazione negli aeroporti. Episodi che si inseriscono in un quadro già caratterizzato da attacchi informatici e segnalazioni di possibili sabotaggi. Il sospetto è che dietro alcune di queste iniziative possa esserci una strategia più ampia, finalizzata a destabilizzare l’Europa senza ricorrere a un confronto militare diretto.
A lanciare un nuovo avvertimento è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che in un’intervista al Quotidiano Nazionale ha parlato apertamente dei rischi della guerra ibrida e delle possibili attività riconducibili ad ambienti filorussi. Il vicepremier ha invitato a mantenere alta la guardia, precisando però che, al momento, non esistono prove sufficienti per attribuire a Mosca i recenti allarmi bomba sugli aerei.
Tajani: «Mosca tenterà di destabilizzare e creare panico»
Secondo il titolare della Farnesina, la guerra ibrida rappresenta ormai una minaccia concreta con cui i Paesi europei devono confrontarsi da tempo, soprattutto dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.
«Con la guerra ibrida facciamo i conti almeno dall’inizio di quella combattuta sul campo in Ucraina. Con gli alleati europei stiamo prendendo tutte le contromisure necessarie. Lo abbiamo fatto anche alla Farnesina, con una direzione generale della sicurezza e una sala operativa ad hoc», ha spiegato Tajani.
Il ministro ha ricordato che alcuni attacchi informatici registrati nei giorni precedenti sono stati rivendicati da hacker filorussi. Tra gli episodi citati figurano quelli che hanno interessato alcuni supermercati. Diverso, invece, il discorso relativo alle recenti segnalazioni di bombe a bordo degli aerei, per le quali non sono ancora emersi elementi sufficienti a individuare una responsabilità precisa.
«Hacker filorussi hanno già rivendicato gli attacchi dei giorni scorsi ai supermercati. Per questi ultimi allarmi non abbiamo ancora le prove», ha precisato il vicepremier.
Una distinzione importante, che invita a non confondere il quadro generale delle minacce informatiche con l’attribuzione di singoli episodi. Tajani, tuttavia, non ha nascosto la preoccupazione per le possibili conseguenze di queste operazioni.
«Sappiamo bene che Mosca non dichiarerà mai una guerra militare all’Europa. Ma sappiamo anche che tenterà di destabilizzare, creare panico e problemi alla vita quotidiana».
Il rischio, dunque, è che le attività ostili possano colpire non soltanto le istituzioni, ma anche i servizi utilizzati quotidianamente dai cittadini. Particolarmente grave sarebbe un eventuale coinvolgimento delle strutture sanitarie. A questo proposito Tajani ha lanciato un avvertimento molto netto: «Si è parlato perfino di ospedali a rischio: ecco, quella sarebbe davvero un’azione criminale».
Dalla Spagna un altro allarme: «Tentativo di aggressione ibrida»
Le preoccupazioni italiane trovano un riscontro anche nelle dichiarazioni arrivate da Madrid. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, intervenuto durante un’intervista all’emittente pubblica TVE, ha descritto la successione degli episodi registrati in Europa come un possibile tentativo di aggressione ibrida e di guerra psicologica.
Secondo il capo della diplomazia spagnola, la ripetizione di eventi simili in diversi Paesi non può essere considerata automaticamente una coincidenza.
«Quello che è evidente è che non può essere un caso che si verifichino tanti episodi esattamente uguali, con lo stesso modus operandi in tutta Europa», ha dichiarato.
Albares ha richiamato l’attenzione su una serie di episodi che comprendono attacchi alle piattaforme digitali, problemi che hanno interessato le celle frigorifere dei supermercati e minacce rivolte al settore del trasporto aereo.
Il ministro ha inoltre parlato di possibili strutture organizzate e cellule impegnate in attività di sabotaggio, sottolineando le difficoltà investigative nell’individuare con certezza i responsabili e ricostruire eventuali collegamenti con soggetti stranieri.
«Ma dobbiamo essere preparati», è stato il suo monito.
Attacchi informatici e sabotaggi: perché l’Europa teme la guerra invisibile
Uno degli aspetti più insidiosi della guerra ibrida è proprio la difficoltà di individuare chi si nasconde dietro le operazioni ostili. A differenza di un attacco militare tradizionale, queste iniziative possono essere realizzate attraverso reti informatiche, intermediari e gruppi che agiscono cercando di rendere irriconoscibile la propria provenienza.
Gli obiettivi possono essere molteplici: infrastrutture digitali, trasporti, servizi pubblici, attività commerciali e strutture strategiche. Anche una semplice segnalazione di pericolo, se ripetuta e diffusa su larga scala, può provocare conseguenze importanti, costringendo le autorità a mobilitare risorse, interrompere servizi e gestire situazioni di emergenza.
È proprio questo uno degli elementi che rendono la minaccia particolarmente delicata. Non è necessario provocare danni materiali per ottenere un effetto destabilizzante: anche la diffusione sistematica di paura e incertezza può compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei sistemi di sicurezza.
Per questo motivo i governi europei stanno rafforzando la collaborazione sul fronte della prevenzione, della sicurezza informatica e dello scambio di informazioni. La capacità di individuare tempestivamente le minacce e coordinare le risposte rappresenta una delle principali sfide per la protezione delle infrastrutture strategiche.
Il nodo delle responsabilità russe: nessuna prova sui recenti allarmi aerei
Resta però fondamentale distinguere tra i fenomeni già documentati e quelli ancora oggetto di indagine. Se alcuni attacchi informatici sono stati rivendicati da gruppi di hacker filorussi, non esistono al momento prove sufficienti per collegare direttamente alla Russia i recenti allarmi bomba che hanno interessato il traffico aereo europeo.
È un passaggio sul quale lo stesso Tajani ha voluto essere chiaro, evitando attribuzioni premature.
Il quadro che emerge dalle dichiarazioni di Roma e Madrid è comunque quello di un’Europa sempre più consapevole della vulnerabilità delle proprie infrastrutture e della necessità di prepararsi a nuove forme di pressione.
La guerra, insomma, non si combatte più soltanto sul campo. Può passare attraverso un attacco informatico, un sabotaggio o un falso allarme capace di paralizzare un servizio e generare paura. Ed è proprio questa minaccia invisibile, difficile da individuare e ancora più difficile da contrastare, a rappresentare una delle principali preoccupazioni per la sicurezza europea.








