La truffa degli asili nido: non saranno gratis per tutti


È un vecchio trucco delle leggi di Bilancio. Si prendono le risorse di una misura che già esiste, si aggiunge qualche milione di euro, si dà un nuovo nome alla vecchia norma e il gioco è fatto.

Con uno sforzo minimo si ottiene il massimo effetto. O perlomeno ci si prova.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ieri ha dedicato parte della sua audizione parlamentare sulla manovra alla «gratuità degli asili nido» prevista dal disegno di legge che ha appena iniziato il suo iter parlamentare. «Una misura importante» che, ha spiegato, dal primo gennaio «consentirà la gratuità per la grande maggioranza delle famiglie italiane, insieme a maggiori investimenti per la dotazione degli asili».

Non è la prima volta che il ministro punta sul bonus asili nido. Già prima del varo della manovra, a settembre, proprio mentre emergevano i primi timori sulla risposta dell’Europa alle scelte del nuovo governo, Gualtieri aveva annunciato il piano asili nido «che punta ad azzerare le rette per i redditi medi e bassi».

In realtà si tratta di un rafforzamento di una misura del governo Gentiloni, un buono di 1.500 euro all’anno per il quale nel 2020 era già prevista una spesa massima di 330 milioni di euro.

La legge di Bilancio 2020 aggiunge altri 190 milioni. Cifra micro se si considerano le altre misure contenute nel Bilancio. Il bonus asili sale a 3.000 euro all’anno per le famiglie con Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) fino a 25.000, 2.500 fino a 40 mila e 1.500 per gli altri.

Difficile che il mini sforzo convinca gli italiani a mandare i bambini al nido. Secondo un recente studio di Openpolis, al Nord l’offerta di asili e servizi per l’infanzia è intorno al 24%, la metà nelle regioni meridionali. Il 50% degli asili è pubblico, la quota restante riguarda strutture convenzionate o a mercato libero. Spesso le famiglie sono costrette a scegliere questa ultima opzione perché nei nidi pubblici non c’è posto. E pagano rette molto più alte del bonus.

Tanta attenzione del ministro ai temi sociali è piaciuta poco al Forum delle famiglie. Il presidente Gigi De Palo ha detto di non comprendere «il motivo per cui il ministro Gualtieri si esalti mostrando i 2,8 miliardi di euro in tre anni per le famiglie. Cifre che, in concreto, non avranno peso nella vita quotidiana».

Difficile, insomma, andare all’incasso sul tema della famiglia per il governo. Il leader della Lega Matteo Salvini ne ha approfittato: «Gualtieri? Prende in giro le famiglie. Altro che asili nido gratis. Per il 2020 il governo Renzi – Di Maio non stanzia nulla per le famiglie». La manovra per il leader del Carroccio «sa molto di presa in giro». Pronta la replica del ministro: «Abbiamo stanziato 630 milioni per il 2020, 3 miliardi fino al 2022».

Per il resto le audizioni parlamentari sulla legge di Bilancio di ieri sono andate un po’ meglio rispetto a quelle di lunedì, con la bocciatura di Abi (l’associazione delle banche) e di Confindustria. Ieri Bankitalia e l’Ufficio parlamentare di Bilancio, l’organismo che monitora i conti pubblici, hanno sostanzialmente promosso la manovra. Ma proprio l’Upb ha sollevato un dubbio rilevante. Le misure per favorire il ricorso a pagamenti tracciabili «potrebbero incentivare forme di evasione con consenso». In sostanza, cliente e venditore per di non usare le carte potrebbero, d’accordo, decidere di non dichiarare. Una stretta fiscale che si trasforma in un incentivo all’evasione. Una storia già vista in Italia.