Evacuare 670 mila persone in sole 72 ore se il Vesuvio si risvegliasse

Una corsa contro il tempo: si potrebbe giungere in pochissimo tempo ad un dramma.

Migliaia di famiglie dovrebbero lasciare rapidamente le proprie case seguendo un piano gigantesco.

Strade, mezzi e punti di raccolta diventerebbero parte di una operazione senza precedenti.

Il vero timore riguarda la capacità di gestire una fuga ordinata senza caos generale.

Ma cosa succederebbe se il Vesuvio si risvegliasse ora?

L’intervento scatterebbe soltanto dopo il passaggio attraverso precisi livelli di allerta. Le autorità coordinerebbero una mobilitazione progressiva, fornendo alla popolazione indicazioni ufficiali sui comportamenti da adottare.

Le persone potrebbero allontanarsi autonomamente oppure raggiungere apposite aree, dove verrebbero organizzati i trasferimenti assistiti. Ogni spostamento seguirebbe percorsi prestabiliti per limitare ingorghi e ritardi pericolosi.

Il sistema prevede anche l’accoglienza lontano dall’area esposta, attraverso una rete preparata in anticipo. La riuscita dipenderebbe dalla collaborazione collettiva e dalla conoscenza delle procedure comunali.

Il piano riguarda il Vesuvio e prevede l’allontanamento preventivo di circa 670mila abitanti della zona rossa, composta da 25 comuni o porzioni di territorio tra le province di Napoli e Salerno. In fase di allarme, la popolazione dovrebbe lasciare l’area entro 72 ore continuative, utilizzando mezzi propri oppure il trasporto assistito verso le aree di incontro.

Le persone evacuate verrebbero successivamente trasferite nelle Regioni e Province autonome gemellate, principalmente tramite autobus; treni e navi resterebbero disponibili come riserva strategica. La zona rossa comprende sia territori esposti ai flussi piroclastici sia aree soggette al rischio di crollo delle coperture per l’accumulo di cenere. Il piano non indica un’eruzione imminente, ma definisce una misura di prevenzione da attivare in caso di allarme.