“La polizia a casa di Sebastiano Visintin”. Liliana Resinovich, glli ultimi sviluppi sul caso
Continua a tenere banco l’ombra del mistero sulla scomparsa e il decesso di Liliana Resinovich, la donna triestina scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio 2022. A quasi due anni di distanza, le indagini giudiziarie sono ancora in corso e si intensificano con nuove operazioni e analisi tecniche.
Questa mattina, le forze dell’ordine hanno effettuato una nuova perquisizione nell’abitazione di Sebastiano Visintin, marito di Liliana e attualmente l’unico indagato per il suo omicidio. L’intervento, disposto dalla Procura di Trieste e condotto dalla Squadra Mobile, dalla polizia scientifica e da consulenti tecnici, si è concentrato sui macchinari utilizzati da Visintin per l’affilatura dei coltelli, con particolare attenzione al consumo energetico di tali strumenti. La precedente perquisizione, avvenuta il 9 aprile scorso, aveva portato al sequestro di oltre 700 utensili tra coltelli, forbici e cesoie, oltre a un maglione giallo e un paio di guanti in pile.
Parallelamente, gli inquirenti stanno analizzando cinque hard disk consegnati da Visintin a un amico pochi giorni dopo la scomparsa di Liliana. All’interno di questi dispositivi sono state trovate fotografie e video che ritraggono la donna insieme all’amico Claudio Sterpin. Secondo le indagini, questo materiale potrebbe indicare che Visintin fosse a conoscenza della relazione tra i due, contrariamente a quanto dichiarato, e potrebbe rappresentare un possibile movente passionale per l’omicidio.
Inoltre, sono stati programmati per l’8 settembre prossimi nuovi esami di natura genetica, merceologica e dattiloscopica su reperti già analizzati e su materiali sequestrati nell’abitazione di Visintin. L’incarico è stato affidato a un team di esperti durante un’udienza di incidente probatorio, con l’obiettivo di ottenere risultati più approfonditi e affidabili.
Sul fronte legale, la difesa di Visintin ha presentato ricorso in Cassazione contro l’ordinanza della gip di Trieste, Flavia Mangiante, che aveva respinto la richiesta di una nuova perizia medico-legale. Gli avvocati sostengono che le consulenze finora effettuate presentano evidenti discrepanze scientifiche e chiedono che venga incaricato un collegio di periti super partes per una valutazione tecnica unitaria e indipendente.


