La Lombardia verso la stretta: la Regione convoca i sindaci

La Lombardia verso la stretta: la Regione convoca i sindaci

Le voci di un lockdown per la città di Milano, dove si continua a registrare un preoccupante aumento dei contagi da coronavirus, si rincorrono. Con il passare delle ore l’impennata di casi sembra aprire a nuovi e impensabili scenari. Il sindaco Giuseppe Sala, che finora aveva sempre escluso l’eventualità di una nuova serrata totale sul modello dello scorso marzo, ora appare molto più cauto.

Intervenuto nel corso di un convegno online organizzato dalla Cgil, il primo cittadino di Milano ha detto la sua sul tema delle chiusure mirate ad alcune città che oggi sono maggiormente colpite da Covid-19: “Credo che ora non ha più senso parlare di focolai: tutto il mondo oggi è un focolaio”.

L’incubo lockdown, quindi, aleggia su Milano. E non solo. Perché secondo i dati del 30 ottobre 11 Regioni sono classificate a rischio elevato di una trasmissione non controllata di SARS-CoV-2. Di queste, 5 sono considerate a rischio alto a titolo precauzionale “in quanto non valutabili in modo attendibile perché la completezza del dato di sorveglianza è insufficiente al momento della valutazione: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Val d’Aosta, Veneto”. Altre 8 Regioni sono classificate a rischio moderato con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese: tra queste figurano Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise Umbria, e le province autonome di Bolzano e Trento.

Secondo l’Iss, l’Istituto superiore di sanità, tutte le regioni, Molise escluso, hanno riportato criticità di resilienza. Non si può escludere che il Paese entri nel cosiddetto “Scenario 4”: chiusura delle scuole, “zone rosse” per tre settimane e divieto di spostamento. Potrebbe anche essere decisa una “gradualità” delle misure verso la chiusura dei negozi: in sostanza si potrebbe scegliere la chiusura dei centri commerciali e la limitazione di orario per altre attività commerciali in modo da restringere ancor di più le possibilità di movimento dei cittadini. Per l’eventuale chiusura delle attività è necessario un nuovo Dpcm del premier Conte.

A preoccupare è la situazione di Milano. Sala potrebbe fare un passo indietro rispetto ai giorni scorsi quando aveva polemizzato con il governo per le parole pronunciate dal consulente del ministero della Salute, Walter Ricciardi, che aveva paventato la chiusura del capoluogo lombardo e di Napoli per tentare di arginare l’epidemia. In questo caso il sindaco di Milano ed il suo collega partenopeo si erano sentiti telefonicamente per confrontarsi sulla questione e poi hanno contattato il ministro Speranza per avere dei chiarimenti e capire se quella di Ricciardi era una posizione ufficiale del dicastero da lui diretto o si sia trattato invece di una semplice esternazione a titolo personale del suo collaboratore.

“Se il lockdown s’ha da fare, io da sindaco, da padre di questa comunità voglio essere coinvolto, voglio vedere i dati, voglio essere partecipe delle decisioni. Non voglio vedere l’ipotesi comunicata da un consulente del Ministero della Salute sui giornali e chiedo di essere partecipe”, aveva rimarcato il sindaco del capoluogo lombardo. Sala aveva ribadito la sua contrarietà all’eventuale creazione di una zona rossa intorno all’area metropolitana parlando di “scelta sbagliata” e affrettata, che non terrebbe conto degli effetti delle restrizioni imposte dal Dpcm entrato in vigore solo lunedì. Una posizione supportata dal governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana che aveva spiegato che non ci sono le condizioni per la chiusura.

Ma negli ultimi due giorni si è assistito ad un ulteriore peggioramento del quadro sanitario per il capoluogo lombardo. Una situazione preoccupante che starebbe spingendo Sala a considerare nuove eventualità. Il primo cittadino ha sottolineato di essere tra quelli che ritengono siano necessarie misure il più possibile “unitarie e univoche e il più possibile a livello di Paese. È vero che Milano è molto toccata al momento, ma sono molto toccate le vicinanze o geografiche, come Monza e Varese, o di tipologia di città, come Napoli, ma magari presto anche altre città. È evidente che se tutto arriva al sud, il sud farà più fatica a reggere”.

Il sindaco ha ribadito che sarà necessario attendere almeno altri 5-10 giorni per capire se le restrizioni attuate prima dalla Regione e poi dal governo abbiano prodotto risultati significativi. Il nodo è il sostegno alle persone che non potrebbero più lavorare in caso di serrata.”Magari ci si andrà verso il lockdown, ma stiamo già facendo un’azione vediamo se funziona ma se ora lavorano in 50 e sostieni gli altri 50 che stanno a casa, se chiudi il 90, è il 10 che deve sostenere il 90 di chi sta a casa”, ha spiegato Sala che si è detto convinto che i prossimi sei mesi saranno “difficili”.

Ma vi è un appuntamento importante dal quale si capiranno le future mosse. Il prossimo lunedì ci sarà un incontro tra il presidente Fontana e gli altri sindaci dei comuni capoluoghi. Il governatore leghista sembra aver sposato la linea cauta del primo cittadino di Milano.”In attesa dei dati di oggi, ho aggiornato assessori e sottosegretari su quella che è l’evoluzione della curva epidemiologica nelle singole province della Lombardia. Ho fatto loro presente che è necessario attendere ancora qualche giorno per capire se le restrizioni previste dal Dpcm, sommate a quelle che riguardano specificatamente la nostra regione, si sono rivelate utili per il contenimento del virus”, ha spiegato Fontana.

I passi da seguire saranno decisi in base ad un pacchetto di dati che, secondo esperti della Regione, può essere un indicatore credibile per capire come evolve il quadro sanitario ed epidemiologico. Raccolti gli elementi utili sindaci e governatore ascolteranno i rappresentanti del mondo medico e scientifico e quindi decideranno il da farsi. La speranza ventilata da Sala è che si possa proseguire sulla rotta tracciata fino ad ora così da evitare un nuovo devastante contraccolpo all’economia.